Alessandro Ferretti

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Declassati in nome della spending review !

Cinque regioni italiane vengono declassate per salvare la poltrona ai dirigenti  del Ministero dei beni culturali a Roma

Mi dispiace. Davvero, mi dispiace che il primo atto del nuovo Ministro dei beni culturali, Dario Franceschini, e del nuovo Governo di Matteo Renzi sia stato un atto forzato di declassamento di cinque regioni italiane per salvare la poltrona ad amici romani. Quasi mi ripugna dover fare queste affermazioni, ma pensavo che, sventato il disastro  Bray, non fosse possibile rischiare qualcosa di peggio con il nuov governo. Sbagliavo. Ne prendo atto e proseguo nella mia personalissima analisi dei fatti che circondano il Ministero di cui faccio parte ed il mondo in cui lavoro. Ma andiamo con ordine. Che cosa è accaduto oggi al Consiglio dei Ministri per quanto riguarda i  beni culturali ? E’ stata attuata la c.d. spending review con il taglio di 5  dirigenti generali di prima fascia e 27 dirigenti generali di seconda fascia. In buona sostanza, si è operato un risparmio di 71 milioni di euro sulle spese del personale. A quale prezzo ? Beh mi soffermo sulla posizione delle nuove Direzioni regionali per i beni culturali, paesaggistici e del turismo (così si chiameranno) e dico subito che da oggi in poi ci saranno Direzioni regionali di serie A e Direzioni regionali di serie B. In particolare, la Basilicata, il Friuli Venezia Giulia, le Marche, l’Umbria e il Molise non sono più direzioni generali di livello generale. Sono diventate direzioni generali di livello non generale. Cosa vuol dire in soldoni? Vuol dire maggiore confusione e rallentamento delle procedure amministrative a  livello territoriale. Infatti, queste Direzioni regionali non potranno più esercitare alcun potere di direzione e controllo sugli uffici periferici della regione stessa, ma soltanto di coordinamento. I poteri di direzione e controllo saranno esercitati direttamente dalla Direzione generale centrale a Roma. Quello che proprio non si voleva – appesantire le funzioni con un richiamo al centro del controllo amministrativo del Ministero – è stato il primo passo del nuovo ministro Franceschini. Certo, è ancora tutto in stato embrionale e da definire con maggiore attenzione al dettaglio, ma la strada imboccata sembra proprio questa. C’è da chiedersi come mai le singole Regioni abbiano accettato così di buon grado un declassamento che poteva essere evitato con qualche taglio di “poltrona romana” (pensiamo alla direzione generale dello spettacolo dal vivo, ancora oggi assegnata ad un dirigente nominato tale non per concorso, ma per …qualche altro strano arcano). Non vogliamo dire che trattandosi di regioni prevalentemente di area del centro sinistra si è iniziato a tagliare dove si sapeve che le proteste sarebbero state minori, ma certo che la circostanza è sospetta. Così come del tuto inutile è stato proprio il primo incontro istituzionale che il neoministro franceschini ha avuto proprio con la presidente del friuli venezia giulia serracchiani, verrebbe da dire quasi una presa in giro. Staremo a vedere quello che succederà. Certo è che il primo passo non promette nulla di buono, ma sicuramente la mia è un’opinione di parte. Ah, così tanto per evidenziare la discontinuità del nuovo governo con il vecchio, Renzi ha confermato sottosegretario dei beni culturali Ilaria Borletti Buitoni e nominato Francesca Barracciu nota  ai più per essere stata costretta* dal PD a non candidarsi alle elezioni per il Presidente della Regione Sardegna in favore di Pigliaru che poi ha vinto la competizione. Che dire? Stanno facendo di tutto per convincerci sempre di più a votare Beppe Grillo..

*sui motivi vi rinvio agli articoli dei giornali che parlano di accuse per 33mila euro di rimborsi chilometrici…

Il tontoministri!!!

Può sembrare un errore di battitura, ma non lo è. E’ proprio voluta quella N. Per tutti quelli che seguono le vicende umane di ogni giorno, quello della farsa del mercato dei ministri è uno degli spettacoli più degradanti che la politica possa offrirci. Anche in questa occasione non se ne può fare a meno e quindi, sui giornali di tutti i colori possibili e immaginabili è partito il …tontoministri. Si, perchè i nomi che vengono incautamente “tirati fuori” in questi giorni (o ore), difficilmente rispetteranno il pronostico e diventerano effettivamente ministri della repubblica italiana. In ogni caso, giusto per giocare in questo caldo sabato invernale, mi piace elencare già i nomi dei futuri titolari del dicastero della cultura, che risultano dalle pagine dei giornali online.

Inizia la rassegna del tontoministri alla cultura il noto scrittore Alessandro BARICCO che compare in testa a tutte le previsioni giornalistiche (corriere della sera e repubblica in primis), salvo aver lui stesso ammesso di non essere interessato al ruolo, limitandosi ad un “mero” aiuto esterno per l’Amico Renzo. Subito trombati i nomi di  Gianni CUPERLO e CIVATI (ai rappresentanti di correnti minoritarie del partito di solito si lascia un ministero di poco conto e quello della cultura è sicuramente di poco conto per chi ambisce a governare le casse che contano, cioè quelle dello Stato!!), ho letto tra i nomi quello di Stefania GIANNINI di Scelta Civica (anche se nelle ultime ore si fa strada per lei la tanto temuta candidatura dell’Istruzione, in fin dei conti per un ex rettore della più importante Università per Stranieri di Italia, il posto al MIUR sarebbe la naturale sponda delle proprie ambizioni personali, o no?). Dario Franceschini, che stasera il buon Adinolfi ha indicato come il giusto ed equilibrato candidato per la prossima elezione a Presidente della Repubblica, e Paolo Mieli rappresentano  due nomi forti per il Ministero dei beni culturali. Persino la fedelissima renziana doc Maria Elena Boschi è un nome papabile, anche se di Cultura non si è mai occupata ed è un tranquillo avvocato toscano. Forse è proprio quest’ultima la candidata ideala, totalmente all’oscuro del funzionamento del ministero, giovane e acerba quanto basta, ma – stando ai si dice – con due …maroni così!!! Certo è  che, come si sta verificando ormai da dieci anni a questa parte, il Ministero dei beni culturali sarà dato a uomini (o donne) che nulla hanno a che fare con il mondo della Cultura e che come tali faranno solo danni. Snocciolando i nomi degli ex titolari del Collegio Romano, si può avere idea di quanto ciò sia vero, a partire da Giuliano Urbani, Rocco Buttiglione, Francesco Rutelli, Sandro Bondi, Giancarlo Galan, Lorenzo Ornaghi e per finire con Massimo Bray. Sorge una domanda spontanea: ma cosa  tengono a fare questo Ministero in funzione se il suo titolare protempore sistematicamente fa di tutto per non farlo funzionare? Ai posteri…

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