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Archivio per Novembre 2008

La tutela dei beni culturali resta allo Stato

Pubblicato da bretella su 30 Novembre, 2008

Per fortuna lo Stato c’è ancora e, in questo caso, non poteva essere diversamente. La tutela dei beni culturali è funzione propria dello Stato, prevalente su altre funzioni (valorizzazione) esercitate sui beni culturali e non può essere dismessa alla faccia di qualsiasi progetto di federalismo. In effetti, qualsiasi posizione diversa da questa sarebbe incostituzionale e non potrebbe essere perseguita da nessun governo. Sul tema si è espresso in materia corretta il sottosegretario Giro, rispondeno ad una interrogazione dell’on. Giulietti. Il link dove potete leggere la risposta del sottosegretario è qui. Per completezza riporto testo della interrogazione, risposta del sottosegretario Giro e replica dell’on Giulietti.
Interrogazione a risposta in Commissione 5-00581 presentata da

GIUSEPPE GIULIETTI
giovedì 6 novembre 2008, seduta n.080
GIULIETTI. -

Al Ministro per i beni e le attività culturali.
- Per sapere – premesso che:

l’11 settembre 2008 viene presentato dal Governo un articolato del disegno di legge sul federalismo fiscale senza che risulti la disciplina della devoluzione della tutela dei beni storici artistici ambientali e fluviali al Comune di Roma;

il testo viene quindi approvato dalla Conferenza unificata Stato-Regioni e autonomie locali;

il 3 ottobre il medesimo testo approda in Consiglio dei ministri con alcune correzioni, senza alcuna trattazione del tema di Roma capitale, ma alla fine della riunione secondo notizie di stampa risulterebbe approvato un «articolo aggiuntivo», col quale al nuovo Ente Roma Capitale vengono, fra le altre cose, trasferite le competenze in materia di «tutela e valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali», nonché funzioni in materia di urbanistica e pianificazione, sinora delegate alla Regione Lazio;

da notizie di stampa si apprende che il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli, dichiara: «È stato approvato l’emendamento su Roma Capitale che è un altro passaggio importante del federalismo fiscale», mentre il Ministro per le riforme, Roberto Calderoli, spiega: «L’emendamento, anche in assenza del codice delle autonomie, regola sia la parte fiscale che la parte ordinamentale di Roma Capitale»;

sempre da notizie di stampa, risulta che il Ministro per i beni e le attività culturali, Sandro Bondi, ha dichiarato invece di non esserne informato, mentre contemporaneamente il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, rilasciava dichiarazioni trionfanti in cui dava per scontata l’approvazione integrale in Consiglio dei ministri dell’articolato;

va rilevato che le disposizioni in questione non figurerebbero nel testo del disegno di legge effettivamente presentato al Senato (A.S. 1117);

le notizie di stampa suscitano tuttavia viva preoccupazione e perplessità nell’interrogante in quanto lasciano spazio a fortissimi dubbi sui reali intendimenti del Governo nella materia;

qualora infatti una scelta del genere venisse assunta le Soprintendenze diventerebbero il braccio esecutivo dell’Ente Roma Capitale, perdendo la loro fondamentale funzione di controllo;

appare quindi necessario un definitivo chiarimento della posizione del Governo sulla questione -:

quali siano i reali intendimenti del Governo in relazione alla questione indicata in premessa e in particolare quale sia la posizione del Ministro per i beni e le attività culturali circa la possibilità che le competenze sopra indicate siano attribuite all’Ente Roma Capitale. (5-00581)

5-00581 Giulietti: Chiarimenti sulle competenze attribuite all’Ente Roma Capitale.

TESTO DELLA RISPOSTAL’onorevole Giulietti riferisce di notizie di stampa, diffuse all’indomani dell’approvazione in Consiglio dei Ministri del disegno di legge sul federalismo fiscale, secondo le quali il Governo avrebbe in quella sede previsto la devoluzione della tutela dei beni storici artistici ambientali e fluviali al Comune di Roma. Chiede, al riguardo, «quali siano i reali intendimenti del Governo in relazione alla questione … e in particolare quale sia la posizione del Ministro per i beni e le attività culturali circa la possibilità che le competenze sopra indicate siano attribuite all’Ente Roma Capitale».
Come giustamente riferito dallo stesso onorevole interrogante, il disegno di legge A.S. 1117, recante Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione sul federalismo (scale, presentato dal Governo il 15 ottobre 2008, non contiene traccia alcuna della previsione normativa, oggetto dell’interrogazione, con la quale sarebbe stato disposto il trasferimento al Comune di Roma delle funzioni statali di tutela del patrimonio culturale.
La posizione del Ministro per i beni e le attività culturali è al riguardo di ferma contrarietà a una siffatta ipotesi devolutiva. E ciò sia per ragioni di incostituzionalità di una diversa soluzione, sia per ragioni sostanziali, consistenti nella necessità di mantenere le funzioni di tutela a un livello di governo, quello statale, adeguato per strutture ed esperienza storica degli uffici (soprintendenze) e differenziato rispetto ad altre e potenzialmente confliggenti funzioni, quali quelle facenti capo all’ente locale (ancorché dotato di speciale rilievo e autonomia, quale la città di Roma capitale).
Al riguardo è agevole osservare, sotto il primo profilo, che la Costituzione, nel combinato disposto degli articoli 116, 117, secondo comma e 118, definisce chiaramente i modi e i limiti – piuttosto stretti – di una potenziale devoluzione delle competenze di tutela alle autonomie territoriali.
L’articolo 116, terzo comma, della Costituzione ci dice che ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, anche (tra l’altro) nella materia della tutela dei beni culturali e paesaggistici, possono essere attribuite ad altre Regioni (diverse da quelle dotate di autonomia speciale), con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119, approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.
L’articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, come è noto, assegna allo Stato la competenza legislativa esclusiva nella materia della tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.
Infine l’articolo 118 della Costituzione, in tema di funzioni amministrative, dopo aver previsto il principio di sussidiarietà verticale, bilanciato però dai contrapposti principi della differenziazione ed adeguatezza, stabilisce, al terzo comma, che «La legge statale disciplina forme di intesa e coordinamento fra Stato e Regione nella materia della tutela dei beni culturali». Questo quadro di previsioni costituzionali riceve puntuale applicazione, a livello di legge ordinaria, nella previsione dell’articolo 5 (Cooperazione delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali in materia di tutela del patrimonio culturale) del codice dei beni culturali e del paesaggio, introdotto con il decreto legislativo n. 42 del 2004, e successive modificazioni.

Discende evidente, da questa ricostruzione normativa, che la Costituzione esclude la trasferibilità di funzioni di tutela direttamente alle autonomie locali, essendo prevista espressamente solo la possibilità di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia (normativa e amministrativa) – articolo 116 -, ovvero l’attribuzione di ulteriori competenze amministrative di tutela – articolo 118 – solo in favore delle Regioni, e sulla base (rispettivamente) di una legge «rinforzata», approvata dalle Camere a maggioranza assoluta, ovvero di apposite forme di intesa e coordinamento fra Stato e Regione disciplinate dalla legge statale.
In conclusione, un’ipotesi, quale quella paventata dall’onorevole interrogante, e che sarebbe stata ipotizzata in seno a disegno di legge sul federalismo fiscale, si rivelerebbe palesemente incostituzionale.
La posizione del Ministro per i beni e le attività culturali «circa la possibilità che le competenze sopra indicate siano attribuite all’Ente Roma Capitale» è dunque una posizione di netta contrarietà. E non solo per le enunciate ragioni di non conformità alla Costituzione di un’ipotesi diversa, ma anche e soprattutto per ragioni sostanziali di adeguatezza e differenziazione del livello di governo adatto a garantire idonei livelli di tutela del patrimonio, livello di governo che, conformemente alla ormai secolare tradizione del diritto italiano, deve individuarsi nello Stato.
Naturalmente la posizione del Ministro per i beni e le attività culturali e del Governo resta del tutto favorevole a valutare ipotesi di intese e accordi con gli enti territoriali, ivi incluso, ovviamente, il Comune di Roma, volti a dare efficienza ed efficacia allo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune, in un’ottica di leale cooperazione e nel quadro della generale previsione dell’articolo 15 della legge n. 241 del 1990.

5-00581 Giulietti: Chiarimenti sulle competenze attribuite all’Ente Roma Capitale.

Il sottosegretario Francesco Maria GIRO risponde all’interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 5).

Giuseppe GIULIETTI (IdV), replicando, si dichiara soddisfatto della risposta ricevuta, in quanto la risposta dà indicazioni chiare e rigorose, ricordando che l’atto di sindacato ispettivo mira ad evitare che venga attuata una soluzione ispirata a un federalismo di pura propaganda. Ricorda altresì che la norma di riferimento fondamentale per la tutela dei beni culturali è l’articolo 9 della Costituzione. Sottolinea, peraltro, che le competenze manageriali in materia di beni culturali devono essere specifiche del settore di riferimento; nella materia della tutela dei beni culturali devev essere individuato, in ogni caso, un punto di incontro tra le esigenze dello Stato e quelle degli enti locali, che auspica possa passare attraverso un articolato e serio confronto in Commissione con l’audizione di rappresentanti delle associazioni di categoria interessate.

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Arroganti e pasticcioni!

Pubblicato da bretella su 30 Novembre, 2008

Come da titolo, l’ultimo intervento di Vittorio Emiliani su Articolo21. Lo riporto subito appresso. Dico solo che la libertà di pensiero è bene prezioso e chiunque la metta in discussione deve trovare una ferma,  decisa e civile opposizione.

Arroganti e pasticcioni

di Vittorio Emiliani

E’ confermato ufficialmente: il ministro Sandro Bondi non ha presentato in consiglio dei ministri il provvedimento per la creazione di un Super manager nazionale ai musei (individuato nell’ex ad di McDonald’s, Mario Resca), dotato di tali poteri da svuotare quelli dei direttori generali regionali e dei soprintendenti ai poli museali e alle aree archeologiche. Bocciato alla unanimità dal Consiglio Superiore per i Beni culturali, dalle associazioni dei tecnici ministeriali e da quelle per la tutela (Bianchi Bandinelli, Comitato per la Bellezza, Italia Nostra, Patrimonio Sos, ecc. con la sola eccezione del FAI), il testo verrà riscritto e ripresentato, probabilmente, al Consiglio Superiore del 4 dicembre. Si spera in forma accettabile.
Nel frattempo l’on. Gabriella Carlucci del PdL aveva chiesto in modo arrogante al presidente del Consigolio Superiore dei BC, Salvatiore Settis, di dimettersi e ai soprintendenti che aveva sottoscritto l’appello contro il Supermanager di lasciare l’Amministrazione.
Va detto che l’appello lanciato dalla Bianchi Bandinelli e da altre associaaioni contro queste inaccettabili intimidazioni è stato sottoscritto da migliaia di tecnici, in testa i maggiori esperti del mondo (le prime firme sono dei creatori del Grand Louvre, Michel Laclotte e Pierre Rosenberg).
Una iniezione di managerialità può servire, se però non va a scapito della tutela attiva di un patrimonio che è fatto, certo, di musei, peraltro di ogni tipo (statali, civici, regionali, diocesani, privati, ecc.), ma anche di 100.000 fra chiese, abbazie e cappelle, 40.000 castelli e torri, migliaia di archivi e biblioteche storiche, migliaia di centri storici di origine italica, etrusca, magnogreca, romana, inseriti in paesaggi quasi sempre straordinari e quasi sempre minacciati. Tutela, va precisato, che non verrà trasferita al Comune di Roma, come pretendeva il sindaco Alemanno, né ad altri soggetti, come ha chiaramente, e opportunamente, chiarito lo stesso Ministero in risposta ad una puntuale interrogazione urgente dell’on. Giuseppe Giulietti di Articolo 21.

Fonte: Articolo21.info

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Riformulato il testo del nuovo regolamento di ministero. Il supermanager non si fa più, anzi si!

Pubblicato da bretella su 29 Novembre, 2008

Era nell’aria, alla fine si è verificato. In data odierna il ministro Bondi avrebbe dovuto presentare il testo del regolamento di organizzazione del Ministero con la famigerata disposizione sulla nuova direzione generale per la valorizzazione dei musei. Ciò non è avvenuto. E questo ‘ l’unico fatto certo. Voci insistono sul fatto che l’articolo sarebbe stato riscritto e dovrà essere presentato alla prossima riunione del Consiglio Superiore per i beni culturali (quello presieduto da Settis, per intenderci) per un parere favorevole. Staremo a vedere.

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Disposizioni in materia di musica popolare

Pubblicato da bretella su 29 Novembre, 2008

Importante decisione assunta dal CDM in materia di musica popolare e amatoriale. In particolare, è stato approvato uno schema di disegno di legge che valorizza l’attività musicale di tipo amatoriale e popolare, riconoscendone l’importanza quale strumento di radicamento e promozione dei valori culturali e sociali legati al territorio ed alla comunità di appartenenza. Complessi bandistici, cori non professionistici e gruppi folklorici, in quanto capaci di esprimere artisticamente un’opera di ricerca e di elaborazione di linguaggi musicali, diventano oggetto di attenzione e tutela sul piano amministrativo sia a fini di monitoraggio, attraverso l’istituzione di elenchi regionali ed il possesso di requisiti minimi specifici, sia ai fini dell’attribuzione di agevolazioni finanziarie utili a consentirne ed incoraggiarne esistenza; lo schema verrà trasmesso alla Conferenza unificata per la valutazione di competenza.

Attendo la pubblicazione dello schema per scendere un pò più nel dettaglio ed offrire qualche parere in merito.

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Accordo Cleveland Museum e Ministero per i beni e le attività culturali

Pubblicato da bretella su 29 Novembre, 2008

Nei giorni scorsi è stato concluso un accordo tra il Cleveland Museum ed il nostro Ministero per i beni  e le attività culturali relativo ad alcuni oggetti antichi presenti nelle collezioni del Museo e ad un interscambio culturale e di ricerca che apre una nuova era di cooperazione tra il Museo e il Ministero.

Si tratta di 14 opere interessanti, di cui riportiamo alcuni esempi

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Indubbiamente l’accordo è importante sia per i “tesori” che finalmente rivedranno il nostro territorio sia per lo scambio di conoscenze ed informazioni con uno dei musei più importanti del panorama mondiale.

Riporto di seguito la comunicazione dell’evento con la lista delle 14 opere restituite.

Il Cleveland Museum of Art e il MiBAC raggiungono un accordo per lo scambio di oggetti antichi e lo scambio culturale

Il Cleveland Museum of Art e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana hanno raggiunto un accordo relativo ad alcuni oggetti antichi presenti nelle collezioni del Museo e ad un interscambio culturale e di ricerca che apre una nuova era di cooperazione tra il Museo e il Ministero.

Dopo quasi due anni di discussioni in merito, il Cleveland Museum of Art si è impegnato a trasferire 14 opere dalla sua collezione di oggetti antichi al Ministero Italiano.

Timothy Rub, direttore del Cleveland Museum of Art, ha dichiarato che “questa cessione dimostra il nostro impegno a costruire e mantenere una collezione di opere d’arte, provenienti da qualsiasi parte del mondo e risalenti a qualsiasi epoca, che siano acquisite in buona fede e usando i più alti standard etici, e dopo aver svolto una rigorosa ricerca sulla provenienza di tali beni”.

Il Ministero Italiano ha accettato di concedere in prestito al Museo un numero analogo di opere, provenienti dalla collezione dello Stato Italiano, di pari pregio e rilevanza storica, affinché possano essere studiate e messe in esposizione a Cleveland. Le due parti hanno anche concordato di organizzare in collaborazione almeno una mostra d’arte e di dare vita a un rapporto di strette relazioni tra il Museo di Cleveland e le istituzioni culturali italiane, per lo scambio culturale e di ricerca in campi quali la conservazione di beni e la progettazione e all’allestimento di mostre d’arte. Si prevede che i colloqui tra il Cleveland Museum of Art e il MiBAC procederanno nei prossimi mesi alla definizione di questi accordi prima del trasferimento in Italia di qualsiasi opera d’arte.

Sandro Bondi, il Ministro per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana, e il signor Rub hanno raggiunto l’accordo oggi durante un incontro a Roma, e hanno espresso la loro reciproca fiducia nel successo di questi accordi di cooperazione.

Rub ha dichiarato: “siamo lieti di concludere le nostre discussioni intraprese con l’Italia e di entrare in una fase di cooperazione e scambio culturale a lungo termine, che porterà un reale beneficio alla nostra rinomata istituzione e ai residenti di Cleveland e del nord-est dell’Ohio”.

Il Ministro Sandro Bondi ha dichiarato: “sono molto felice per questo successo e per l’accordo raggiunto tra il Ministero per i beni e le Attività Culturali e il Cleveland Museum of Art. Ringrazio il Direttore Rub per la disponibilità e lungimiranza, sicuro che questo sarà solo l’inizio di una lunga e proficua collaborazione che non può che essere un esempio per tutti i musei del mondo”.

Il Cleveland Museum of Art è uno dei principali musei globali d’America, con una collezione che si estende attraverso 6.000 anni di capolavori artistici ed è conosciuto in tutto il mondo per la sua qualità e per la vastità delle sue collezioni. Attualmente oggetto di un progetto di espansione che durerà diversi anni e che darà ad esso una nuova immagine, il Museo è anche un importante foro internazionale per mostre d’arte, dibattiti culturali e formazione artistica.

Elenco reperti oggetto dell’accordo
1) Pig-shaped Feeding Vessel/Vaso plastico a porcellino.
2) Mule Head Rhyton/Rython a testa di mulo.
3) Sardinian Warrior/Bronzetto nuragico.
4) Apulian Volute Krater by the Darius Painter; Departure of Anphiaros/Cratere a volute a figure rosse.
5) Etruscan Red-figure Duck Askos/Askos ad anatra a figure rosse.
6) Bird Askos/Askos campano ad uccello.
7) Dog “Lekanis” Bowl with Lid/Coppa e coperchio a figure rosse.
8) Apulian Gnathia Flat-Bodied Epichysis/Epichysis tipo Gnathia.
9) Apulian Gnathia Round-Bellied Epichysis/Epichysis tipo Gnathia.
10) Apulian Gnathia Lekythos/Lekythos tipo Gnathia.
11) Acorn Lekythos: An Eros Serving a Lady/Lekythos campana a figure rosse.
12) Corinthian Krater/Cratere a colonnette corinzio.
13) Pair of Bracelets/Due coppie di armille in argento.
14) 14th Century Italian Processional Cross/croce processionale in rame dorato del sec. XIV.

tratto da politicamentecorretto.com  qui

Se volete fare una visita al Cleveland Museum potete andare qui

Se volete leggere il comunicato in lingua inglese scaricabile dal sito del Museo potete andare qui

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Bondi spiega in una lettera al Corsera le ragioni della sua scelta sui musei.

Pubblicato da bretella su 28 Novembre, 2008

Ieri sul Corriere della Sera è stata pubblicata una lettera del ministro on. Bondi sulla sua scelta per la Direzione generale dei musei. La riporto di seguito integralmente.

«Così lancio il Museo Italia»

Caro direttore, cara signora Crespi, ho apprezzato la sua lettera sulla Direzione generale dei musei, soprattutto per il tono equilibrato distante da quell’ atteggiamento polemico di molte dichiarazioni di questi giorni. Vorrei confortare Lei e il Fai, che nessuno vuole mettere in pericolo il patrimonio della nostra Italia, bensì vivificarlo anche con l’ aiuto dei privati. La mia idea – La prego di credere è finalizzata al bene – è quella di valorizzare gli immensi giacimenti conservati nel nostro territorio e tutelati grazie a solide leggi e grandi professionalità, che assolutamente la Direzione generale dei Musei non depotenzierà, semmai integrerà con figure esperte in settori indispensabili per arrivare a quella «valorizzazione» di cui tutti sentiamo urgente bisogno. Lei ha espresso consigli sulle denominazioni della nuova direzione su cui ancora i tecnici del Ministero stanno lavorando, ma Le assicuro, non ci saranno conflitti sull’ attribuzione delle competenze. Più in generale, nessuno ha mai pensato di adottare quello che Lei definisce «modello Louvre». Semmai valorizzare quello che io ho definito «Museo Italia» cioè il museo diffuso, irripetibile ricchezza del nostro Paese. E per far ciò, è necessario puntare anche su un’ internazionalizzazione dei musei italiani, in grado di dare ritorni sia in chiave di diffusione dell’ italianità nel mondo, sia in chiave di turismo culturale. Ricordo che il 32% del turismo nel nostro Paese è di tipo culturale (in Francia il 38%), il ritorno economico sugli asset culturali è inferiore di 7 volte a quello francese, mentre il potenziale di crescita del Pil italiano stimolato dal solo turismo culturale potrebbe essere dell’ 1% annuo. Vorrei infine affrontare la questione dei prestiti. Già oggi, esistono decine di accordi tra le nostre istituzioni museali e quelle straniere per concedere opere in prestito, accordi meritori, e non credo che ci sia nulla di male nel voler organizzare questo prezioso lavoro. Credo che su questo punto il nuovo direttore non potrà prescindere dal coinvolgere i tecnici del ministero, e anzi mi sembra giusto che possa essere costituito un organo permanente che supporti la già oggi funzionante commissione prestiti. Sandro Bondi ministro per i Beni e le attività culturali

Bondi Sandro

Fonte: Corriere della Sera qui

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Anche Vittorio Emiliani contro le intimidazioni al personale del Ministero per i beni e le attività culturali.

Pubblicato da bretella su 28 Novembre, 2008

Lo so, è sempre difficile prendere una posizione, specialmente per chi deve “dipendere” da qualcuno, ma vi sono delle situazioni in cui rimanere inerti è ancora più pericoloso, tanto si rischia nel far passare principi contro le più elementari tra le libertà, come quella di pensiero. Non si può, non si deve in alcun modo zittire il dissenso, nè relegarlo in seconda linea. Bisogna ascoltare e comprendere i motivi del dissenso, altrimenti si è in un regime. La vicenda che ha coinvolto l’istituzione della nuova direzione generale sulla valorizzazione dei musei, sulle protese di “tecnici” per la nomina di un supermanager che viene da altro settore è stata sicuramente gestita in maniera corretta, civile e soprattutto costruttiva dal Ministro Bondi che ha spiegato il suo pensiero e che ha motivato le sue scelte. Ben altra figura ha fatto chi, senza argomenti, addirittura ha chiesto a persone del ministero che non condividevano le scelte del ministro di dimettersi. E’ inaudito che un nostro parlamentare possa negare l’elementare dialettica che si coglie quando esistanto opinioni contrastanti in merito a scelte politiche. A me pare l’anticamera di un vero e proprio regime.

Riporto di seguito l’intervento di Vittorio Emiliani sulla vicenda. In altro post, invece, riporto altre notizie ed interventi del ministro Bondi sulle scelte intraprese.

Allarme Beni Culturali

di Vittorio Emiliani

Sale sempre più forte la protesta delle Associazioni per la tutela e dei sindacati dei Beni Culturali (Uil e Cgil) contro le intimidazioni rivolte dall’on. Gabriella Carlucci nei confronti del presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, Salvatore Settis, di cui ha reclamato le dimissioni, e ancor più nei confronti di soprintendenti e direttori di musei, cioè di dipendenti del Ministero, già sottoposti a pressioni di ogni genere ed ora invitati ad andarsene per aver alcuni di essi firmato, del tutto legittimamente, un appello delle associazioni. Essi hanno espresso così una forma motivata di dissenso che evidentemente non è più tollerata. L’unica “tolleranza zero” riguarda nel nostro Paese le idee e la libertà di professarle.

Si vuole con ciò zittire e allineare il personale tecnico-scientifico all’idea che “la cultura è un peso insostenbile” (on.Carlucci, come la capiamo), che ”i beni culturali devono rendere”, che essi “sono il nostro petrolio”. Idea vecchia, sballata e provinciale che fa ridere di noi il mondo internazionale della cultura e dell’arte il quale considera i musei istituti per la diffusione della cultura, per l’educazione di massa alla storia e all’arte, tant’è che, nel caso dei grandi musei britannici, li mantiene da secoli gratuiti. In realtà si vuole creare il clima giusto per nuove “epurazioni”, dopo quelle già avvenute, del resto, durante i precedenti governi Berlusconi. Valga per tutti la rimozione di Giuseppe Chiarante dalla presidenza dell’allora Consiglio Nazionale e dal CN stesso, richiesta dal sottosegretario Sgarbi ed operata dal ministro Urbani. Avvenuta poco dopo la rielezione del sen. Chiarante, in pratica alla unanimità, in sede di Consiglio Nazionale. La “imputazione” era quella di aver pubblicamente plaudito, assieme al sottoscritto, all’appello lanciato dai direttori dei maggiori musei del mondo contro la privatizzazione dei musei italiani dei quali essi, a cominciare da Pierre Rosenberg, allora direttore del Louvre, sottolineavano bellezza e funzionalità. Venimmo entrambi estromessi, senza un rigo di spiegazione, dal CN dei Beni culturali. Che poi Urbani, di fatto, non convocò più.

Tale clima di “caccia alle streghe” viene creato, oggi come ieri, per poter poi allentare i vincoli e le regole della tutela, per fare di questo prezioso patrimonio ciò che si vuole a livello di partiti e di governo, con un ingresso pesante della politica, di personale estraneo ai Beni culturali (vedi il Supermanager ai Musei), in un ambito che richiede, al contrario, massima autonomia dalla politica e massima competenza specifica. Ci si prepara probabilmente a ripetere i provvedimenti di trasferimento, declassamento o rimozione già attuati fra 2001 e 2006 contro quanti non seguivano quelle direttive politiche.

Soprintendenti, direttori di musei e di scavi, ispettori non hanno le protezioni di cui godono i docenti universitari. Pochi di loro, troppo pochi si espongono. Per questo chiediamo alle massime istituzioni del Paese, alle confederazioni sindacali, alle forze politiche più illuminate di intervenire prontamente per sventare questo attacco gravissimo, ormai quotidiano, all’autonomia della cultura e della tutela dei beni storici e artistici e del paesaggio, per difendere una libertà costituzionale fondamentale: la libertà della cultura.

Tratto da Articolo21.info qui

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Bufera Carlucci: l’Economist approva la nomina di Resca. Anzi no!

Pubblicato da bretella su 28 Novembre, 2008

Gabriella Carlucci, non contenta dell’affondo sferrato ieri sulla libertà di pensiero dei dipendenti del Ministero per i beni culturali (meglio dire, la non libertà di pensiero), torna anche oggi sull’argomento e rincara la dose, forte della valutazione dell’Economist sulla nomina di Resca. Prima di proporre almeno un’osservazione su quanto riporta l’on Carlucci, credo che sia utile leggere quanto dichiarato.

Beni Culturali: Carlucci, Anche Economist Approva Nomina Resca

ASCA) – Roma, 27 nov – ”Anche l’Economist approva la nomina del dott. Resca alla guida della direzione generale del ministero dei beni culturali per la valorizzazione dei musei. Soprattutto anche il periodico inglese riconosce e denuncia che il patrimonio culturale italiano non e’ gestito e valorizzato in modo adeguato”. Lo afferma Gabriella Carlucci (Pdl), componente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. ”Sarei curiosa di conoscere l’opinione dei colleghi dell’opposizione -aggiunge-, che hanno criticato ferocemente la scelta del ministro Bondi, su questo articolo dell’Economist, rivista tanto cara alla sinistra italiana. Sarei curiosa di conoscere anche la posizione di tutti quei sovrintendenti che hanno firmato l’appello contro la nomina del Dott. Resca. Opinione in dissenso assolutamente legittima ma che palesa un’incompatibilita’ tra la politica culturale dell’attuale ministro e chi e’ funzionalmente preposto sul territorio ad attuare questa politica. Resto fermamente convinta che le competenze di un manager di livello internazionale, nell’ambito di una politica di razionalizzazione necessaria delle risorse e dei costi, costituiscano la giusta risposta all’esigenza di valorizzazione del patrimonio artistico e museale del nostro Paese”.

Ora, letto questo, mi pare di capire che Economist sia favorevole alla nomina di Resca. Forse è una mia carenza di traduzione e quindi chiedo aiuto a chi conosce meglio di me l’inglese. Secondo me, l’Economist mette in guardia il lettore sulla scelta di Resca in più di un passaggio, come ad esempio qui Yet doing this without clashing with the experts could prove difficult, given the competing demands of exploitation and conservation e qui His use of words like “leverage” and his description of the country’s heritage as an “asset platform” are unlikely to endear him to critics… Nè mi pare che dire che il supermanger potrà contare sul suo entusiasmo equivalga a promuoverne la nomina. In ogni caso, mi limito ad incollare l’articolo  dell’Economist per una vostra diretta valutazione. Ripeto se qualcuno riesce a leggere quello che sostiene l’on Carlucci mi farebbe un grande favore se mi indicasse dove lo abbia trovato. Grazie

Underneath the arches

Nov 27th 2008 | ROME
From The Economist print edition

A man from McDonald’s takes over Italy’s heritage

“I’M ONLY here to help,” pleads Mario Resca. “I’m here to serve the country.” His problem is that he has been asked to serve culture. And, for 12 years, he served burgers. In a few days’ time, this former boss of McDonald’s in Italy will be put in charge of 3,600-odd government-run museums and archaeological sites. His appointment by Silvio Berlusconi’s heritage minister, Sandro Bondi, has both astonished and divided Italy’s cultural panjandrums.

Some welcome the idea of an experienced manager in a field that cries out for better management. Italy’s best-known art critic, Vittorio Sgarbi, has called the choice of Mr Resca “very positive”. But the advisory National Heritage Council has deplored the reorganisation that created his post. “Running a big factory and Italy’s museums are not the same thing,” sniffed the council’s president, Salvatore Settis.

Mr Resca admits that he is no expert on art or archaeology, but notes that he also knew little at first about other businesses he has run. “My role is not to challenge the specialists, but to add value,” he says. Yet doing this without clashing with the experts could prove difficult, given the competing demands of exploitation and conservation.

Italy’s heritage is badly managed. Some of its museums are unwelcoming places with poor facilities. The most popular, the Uffizi in Florence, came only 21st in a 2007 world ranking, with just 1.6m visits. Yet attractions that are more popular are not necessarily well conserved. The ruins of Pompeii drew 2.6m visitors in 2007, but such is the dilapidation at the site that the government has declared a state of emergency.

The very name of Mr Resca’s new department emphasises valorizzazione, or value-adding. “What I would like to do is to leverage what we have and make the visitors’ experience better. We have to protect what we have, but we have to attract more people,” he says.

His use of words like “leverage” and his description of the country’s heritage as an “asset platform” are unlikely to endear him to critics. But they may take comfort from his enthusiasm for team-building and his reluctance to define a programme before taking the job. “I like to listen first,” he says.

Fonte Economist.com qui

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L’ira della Carlucci

Pubblicato da bretella su 26 Novembre, 2008

Sinceramente, mi sembra una cosa totalmente inverosimile, ma purtroppo la realtà è proprio questa: un deputato del nostro parlamento, tale Gabriella Carlucci, chiarisce con una violenza verbale inaudita che i dipendenti pubblici non possono avere opinioni diverse da quelle dei propri vertici. Nella fattispecie, i dipendenti dei beni culturali non possono avere un’opinione diversa da quella del ministro bondi e se ciò dovesse malauguratamente accadere, tali dipendenti dovrebbero dimettersi. E’ incredibile, un rappresentante parlamentare si scaglia contro i dipendenti dei ministeri, impedendone di fatto la libertà di pensiero. Sarà che ci sono tutti fannulloni, sarà che tutti i fannulloni sono di sinistra, sarà che adesso tutti quelli che dissentono dagli onorevoli ministri sono dei fannulloni di sinistra, sta di fatto che il mestiere del dipendente pubblico è diventato oggi uno dei più pericolosi per la democrazia italiana – stando a quello che dicono certi ministri ed esponenti dell’attuale mggioranza di governo. Beh, lasciatemelo dire: DISSENTO, DISSENTO con tutte le mie forze dai vaneggiamenti di questa Signora che pretendende di appiattire le opinioni su quelle del suo partito. Ecco l’ho fatto, l’ho detto pubblicamente! Ora cosa devo fare, on. Carlucci, mi devo dimettere dal mio posto di lavoro perchè la penso diversamente da Lei, esponente del partito di maggioranza?

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Italians outraged by Changes to Culture Ministry

Pubblicato da bretella su 26 Novembre, 2008

Anche la stampa specializzata sul web ci si mette. Riporto l’articolo apparso su ARTINFO il 24 novembre che tratteggia gli Italiani in una situazione di indignazione per le scelte che il Ministro della cultura intende effettuare.

Italians Outraged by Changes to Culture Ministry

ROME—The Italian art world is in an uproar over comments by its culture minister and the recent selection of a former McDonald’s executive as head of a new ministry directorate to oversee the nation’s museums, the New York Times reports.

Culture minister Sandro Bondi has outraged critics by stating that the country should think of its state museums and archaeological sites as sources of revenue. Also troubling was Bondi’s pick to head the directorate — Mario Resca, who ran McDonald’s Italy for 12 years but has no experience in arts management.

The moves have raised the concern that the government is shifting its role from custodian mandated to protect Italy’s cultural heritage to entrepreneur free to exploit it.

“What’s at stake is the conservation and transmission of millenary values that one government must not be allowed to undersell or demolish,” said Marisa Dalai Emiliani, president of the Ranuccio Bianchi Bandinelli Association, a cultural research institute.

A petition against the appointment of Resca was circulated at a day-long seminar on the arts titled “Cultural Heritage Emergency.” Now online, it has been signed by more than 1,100 people, many of them museum directors and art historians from around the world.

Bondi has responded to his critics by saying by saying that the ministry will change how it does things in the light of the heavy cost of preserving the country’s cultural heritage. Due to the global economic crisis, more than €1 billion ($1.25 billion) have been slashed from the Culture Ministry’s budget over the next three years.

“We’ve been fighting to have more funds — we need them, but the left thinks these have to come from the state,” Bondi said. “The fact is it just can’t be like that anymore.”

As a result, he reorganized the ministry, creating the new super-managerial position focusing on museums and archaeological areas and eliminating the directorate of contemporary art and architecture.

Bondi has also discussed the possibility of renting works of art to foreign museums, another proposal that provoked fierce outcries among cultural officials.

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Appello per la salvaguardia dei musei e dei beni archeologici e artistici in Italia.

Pubblicato da bretella su 26 Novembre, 2008

Si conclude quest’oggi 26 novembre la raccolta di firme online lanciata dall’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli contro l’istituzione della Direzione generale per i musei, le gallerie e la valorizzazione e l’affidamento ad un supermanager del tutto estraneoal settore dei beni culturali.

Per chi volesse firmare linko alla pagina dell’Associazione . Non posso fare a meno di ricordare che l’appello è stato già firmato da un numero consistente di persone e che l’elenco completo dei primi firmatari è disponibile

sempre qui in fondo alla pagina. Leggo nomi interessanti tra quelli che hanno firmato.

L’appello tradotto in inglese, francese, tedesco e spagnolo è questo

APPELLO PER LA SALVAGUARDIA DEI MUSEI E

DEI BENI ARCHEOLOGICI E ARTISTICI IN ITALIA

L’istituzione della figura del ’super manager’ con i poteri assoluti che gli vengono delegati nell’ambito della nuova “Direzione generale per i musei, le gallerie e la valorizzazione” e il progetto di messa a reddito del patrimonio artistico e archeologico che la sottende sono scelte profondamente sbagliate nel presente e irrimediabilmente dannose nel futuro.

Vedere equiparato a merce di scambio quel patrimonio e insieme cancellata la sua tradizione di tutela provoca un senso di forte disagio e una ferma reazione di rifiuto.

La necessaria riforma della gestione dei beni culturali in Italia deve assicurare valore alle competenze e alla formazione tecnico-scientifica e nel contempo alle istanze storiche ed educative della valorizzazione, in modo da garantire la conservazione nel presente e la consegna al futuro delle opere, e da impedirne lo svilimento e il degrado.

Chi amministra e governa il paese non ha la potestà di mettere a rischio il patrimonio che ha garantito all’Italia una posizione primaria nella cultura occidentale, minacciando quell’insieme straordinario, costituito dalle opere e dai loro contesti, dalle loro vicende storiche e conservative, territoriali e museali. Ciò non significa escludere la collaborazione di competenze in grado di assicurare un adeguamento delle risorse, ma significa guardarsi dal pericolo di innescare meccanismi di consumo a perdere.

Un’eredità unica e inalienabile non può essere equiparata a qualsiasi altra forma di capitale, neppure col pretesto della grave crisi economica.

La comunità scientifica internazionale dichiara il proprio sconcerto e richiede la revoca immediata di tale Direzione generale, denunciando la necessità di un radicale ripensamento.

Roma, 17 novembre 2008

La notizia è rimbalzata sul web ed è diffusa anche a livello internazionale come qui e qui

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Ancora la stampa straniera su Resca. La riforma radicale dei beni culturali.

Pubblicato da bretella su 25 Novembre, 2008

Anche se il dibattito sembra ormai sopito, soprattutto tra la stampa italiana, all’estero non perdono occasione per stuzzicarci sulla nomina  a Mario Resca di futuro supermanager  dei musei italiani.  E così anche il Daily Telegraph inglese si occupa del fatto evidenziando il rischio di una mcdonaldizzazione del patrimonio culturale italiano. Di seguito riporto il testo integrale dell’articolo per una opportuna lettura e conoscenza.

McDonald’s boss in charge of Italy’s museums

Italy’s most famous ancient sites could soon be used for the launch of products ranging from cars to cosmetics under plans being drawn up by the country’s new cultural heritage ‘tsar’, a former McDonald’s manager.

By Nick Squires in Rome

World Heritage attractions such as Rome’s Colosseum and the preserved city of Pompeii will be made to pay their own way under a radical reform of Italy’s cultural heritage.

Mario Resca, who worked for McDonald’s for 15 years and was head of the fast food chain’s operations in Italy, will this week start injecting the dusty world of museum curators with some 21st century business savvy.

His appointment as director general of museums and archeological sites is highly controversial and has raised fears among Italy’s cultural guardians that he will seek to “McDonaldise” the country’s treasures during his three year stint in the top job.

“I’m lost for words,” said MP Manuel Ghizzoni, an opposition spokesman on cultural affairs. “What’s the link between hamburgers and the extraordinary cultural heritage of Italy?”

Antonello Alici, the secretary general of a preservation organisation, Italia Nostra, said Mr Resca was an expert at “cleaning up balance sheets” but knew precious little about culture.

An online petition against the appointment has so far attracted more than 1,000 signatures from art curators and museum directors around the world.

But Mr Resca, 62, is undaunted and has the personal backing of Prime Minister Silvio Berlusconi.

The former fast food manager said it was a huge failure that Italy’s most visited museum, the Uffizi Gallery in Florence, attracted 1.5 million visitors a year when the British Museum in London pulls in close to six million.

Of the world’s 10 most visited museums, not one is Italian, despite the fact that they are packed to the rafters with some of humanity’s best known artistic masterpieces, from Etruscan bronzes to the wonders of the Renaissance.

Roman ruins such as Herculaneum, Pompeii and Rome’s Forum would prove a spectacular backdrop to product launches, Mr Resca said in an interview with The Daily Telegraph.

“Why not? People are worried that we could spoil these locations but as long as we ensure there is no damage, then of course we should use these fantastic sites.

“I don’t want to ‘McDonaldise’ Italy’s culture but we want multinational companies to choose Italy to launch products like the iPod. It would be a fantastic opportunity for the company and good for Italy’s image.”

All too often archeological sites such as Herculaneum and Ostia Antica, Rome’s ancient port, are badly signposted, strewn with latter and lack decent facilities.

With the government slashing the national arts budget by £850 million over the next three years, Italy’s archaeological treasures must be made to generate more revenue.

“We have these extraordinary assets but they need to be developed. Italy is underperforming in the number of tourists it attracts to its museums compared with countries like Britain and France. Fifteen years ago we were the number one international travel destination; now we’re number five,” said Mr Resca, who left McDonald’s a year ago.

His ambitious vision will put him on a collision course with Italy’s Byzantine bureaucracy.

Of the country’s 4,000 museums, 400 are government owned, staffed by heavily unionised employees who are often deeply resistant to change.

“It’s going to be a difficult task,” Mr Resca conceded. “But I have a reputation for taking on jobs which everyone else runs away from. We can only do better than we’re doing now.”

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Tutela del Paesaggio in Campania

Pubblicato da bretella su 25 Novembre, 2008

Per gli addetti alla materia indicare il d. lgs. n. 63/2008 come la “prima pietra” di un nuovo percorso per la tutela del paesaggio può sembrare cosa ovvia e scontata. In realtà, a mio giudizio, questa informazione non è così scontata soprattuto tra i non addetti ai lavori, ma anche tra chi pur masticando da anni il linguaggio dei puristi della tutela ancora si chiede che cosa sia il paesaggio e i beni paesaggistici. Mi sembra pertanto di interesse iniziare a dare qualche notizia sulle prime applicazioni del d. lgs. n. 63/2008 e, magari tra qualche tempo, inserire alcuni documenti informativi di carattere tecnico-giuridico.

Uno dei primi passi, necessari per la realizzazione del nuovo regime di tutela del paesaggio, è sicuramente quello che vede Stato e regioni sedersi allo stesso tavolo per dar vita ad una tutela dinamica (del piano, direi) delle caratteristiche del paesaggio e, in definitiva, del contesto territoriale. Ciò avviene, normalmente, attraverso la stipula di intese tra articolazioni periferiche del MiBAC e le regioni stesse. Quella che voglio segnalare questa sera è un’intesa che è stata conclusa a Firenze, am che riguarda la Campania ed è stata siglata dal direttore regionale BCP della Campania arch. Pio Baldi e dall’assessore al governo del territorio della Regione Campania Gabriella Cundari.  Si tartta di un’intesa “semplice” nei contenuti, ma che impegna Stato e regione a costituire un tavolo permanente per il controllo della qualità del paesaggio, diretto a coordinare le funzioni delle rispettive competenze. Per una lettura integrale dell’Intesa si può consultare questo link

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Regolamento per la ripartizione degli incentivi economici

Pubblicato da bretella su 25 Novembre, 2008

Sperando di fare cosa utile, inizio la pubblicazione di copia dei regolamenti che sono stati adottati o stanno per essere adottati in tema di ripartizione degli incentivi economici. Questo per vedere come stanno andando le cose a distanza di tre mesi dalla conversione in  legge (n. 133/2008) del nefando D.L. 25 giugno 2008, n. 112 che ha stabilito di punto in bianco di premiare le lobbies degli ordini professionali a danno del personale dipendente impegnato nell’attività di progettazione di opere. Segnalo che in non pochi casi, alcuni enti hanno provveduto ad adottare un regolamento in netto contrasto con  la normativa attualmente in vigore e sarà quindi interessante verificare di volta in volta le soluzioni adottate.

Inizio la pubblicazione con il Decreto  del Ministero della Giustizia 9 luglio 2008, n. 139, recante ” Regolamento recante norme per la ripartizione dell’incentivo economico di cui all’articolo 92, comma 5 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163″ pubblicaro sulla G.U.  n. 210, 8 settembre 2008, quindi successivamente alla l. 133/2008.

Potete leggere il testo qui

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Contro il monopolio della SIAE

Pubblicato da bretella su 24 Novembre, 2008

Il 29 aprile  2008 è stata presentata alla Camera la proposta di legge n. 185, diretta a modificare la l.d.a in riferimento al monopolio della SIAE nell’intermediazione dei diritti degli autori e dei diritti connessi. In particolare, la proposta apre la strada al riconoscimento del “pari peso” delle altre società di intermediazione del mercato di riferimento e stabilisce la cessazione della posizione di monopolio di SIAE. Per una lettura completa del testo si può andare qui . Ricordo che il primo firmatario è il deputato del PD  on. Beltrandi e che il progetto è stato assegnato in sede referente alla Commissione VII (cultura) della Camera il 4 agosto 2008. La Fase dell’iter è ancora in 1^ Lettura.

Staremo a vedere.

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