Archivio Vasari: facciamo chiarezza..
Pubblicato da bretella su 23 Ottobre, 2009
E’ di questi giorni la notizia apparsa in diversi giornali italiani della vendita dell’archivio Vasari per la modica cifra di 150 milioni di euri. A parte la veridicità della somma dichiarata (sulla quale non mi sbilancio, ma sembra obiettivamente eccessiva e quindi aspetto di leggere eventuali chiarimenti in proposito), mi sembra gisuto soffermarmi sul fatto e proporre due semplici osservazioni in merito.
Ho avuto la possibilità di leggere la comunicazione che ha fatto la soprintendenza archivistica per la toscana agli enti territoriali per l’esercizio della prelazione e se ne ricavano alcune indicazioni significative. Chiaramente si potrebbe fare un discorso completo se si fosse in possesso del fascicolo, ma di questo aspetto non ci curiamo. Cosa si ricava dalla lettura della lettera dell’archivistica? In primo luogo che i termini per l’esercizio della prelazione sono di 180 giorni e non 60, perchè la denuncia di avvenuta compravendita fatta in data 9 luglio 2009 è stata considerata come non presentata ai sensi dell’art. 59, comma 5 (traduco: è stata ritenuta priva di indicazioni fondamentali quali ad esempio a) i dati identificativi delle parti e la sottoscrizione delle medesime o dei loro rappresentanti legali; b) i dati identificativi dei beni ; c) l’indicazione del luogo ove si trovano i beni; d) l’indicazione della natura e delle condizioni dell’atto di trasferimento; e) l’indicazione del domicilio in Italia delle parti ai fini dieventuali comunicazioni …non so il caso specifico, ma fuori di qui non si scappa..). Il termine “lungo” decorre dal 23 settembre perchè nella nota leggo che in quella data è stata perfezionata la denuncia (ipotizzo con l’integrazione di dati mancanti in quella del 9 luglio). E così il termine per l’eventuale proposta di prelazione da parte degli enti è di 90 giorni dal 23 settembre….
Dalla lettera ricavo anche una notizia importante e cioè che non solo l’archivio Vasari è vincolato dal 1996 con decreto della Soprintendenza archivistica, ma che sin dal 1994 – con tanto di trascrizione, quindi opponibile a terzi – è vincolato anche come destinzazione pertinenziale, come possi dire con semplicità..è come se fosse “ancorato” alla Casa Vasari di Arezzo..insomma da lì non esce (!). Il divieto di uscita definitiva è sancito dall’articolo 65 del Codice dei beni culturali e qui non ci piove, ma più che per l’intero archivio (che non vedo come potrebbe essere distolto dal vincolo pertinenziale..), è importante per singoli pezzi…Consideriamo anche il divieto di smembramento di archivi vincolati ai sendi del d. lgs. n. 42/2004 e abbiamo un quadro, tutto sommato blindato..
Dalla lettera ricavo anche che il perfezionamento della denuncia di compravendita è stato compiuto in pendenza di giudizio davanti al TAR e qui non ho elementi..sarebbe importante sapere a cosa si riferisce l’eventuale ricorso presentato..
E’ curioso in ogni caso che questa nota ufficiale del ministero sia stata inviata via fax da una cartolibreria di arezzo alla segreteria della redazione romana de L’Unità, come si può ricavare agevolmente dai numeri riportati in testa al fax stesso
Il documento l’ho letto da qui
http://www.unita.it/news/l_unit__on_line/90144/la_comunicazione_del_ministro_bondi_al_comune_di_arezzo
Dalla stessa cartolibreria di arezzo è stata faxata anche la lettera del sindaco di Arezzo e sicuramente anche altro che non si legge visto che le pagine inviate sono 6 e ne sono state pubblicate solo 3..
In ogni caso, le preoccupazioni di Fanfani mi sembrano più “politiche” che dettate da un’effettiva conoscenza della normativa sui beni culturali..detto senza alcuna volontà di polemica..





