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Restauratori in lotta: ma tutto questo fa bene al nostro patrimonio culturale?

Pubblicato da bretella su 2 Novembre, 2009

Lo so,  il titolo è già di per sè un articolo, ma volevo attirare un po’ di attenzione. Quando ero tra i banchi universitari, una delle prime frasi in latinorum (brocardi) che ho imparato è stata la famosa (o famigerata) cui prodest? A chi giova? Ed è quello che mi viene da pensare quando leggo del mondo del restauro in rivolta contro un decreto applicativo delle “regole del gioco” che scontenta tanti professionisti, troppi…A chi giova questa situazione? Perchè non si riesce a trovare una soluzione valida per il maggior numero di “lavoratori” (e non dimentichiamolo quest’ultimo particolare..)? Io credo che il metodo adottato non sia del tutto valido, perchè spazza via dal mondo del restauro riconosciuto (quello che ti fa lavorare insomma..) una percentuale troppo alta di persone che finora vi hanno lavorato. Non mi piace il metodo adottato perchè i criteri sono nebulosi, perchè gli attestati dei lavori non sono certi sin dall’inizio della procedura di partecipazione, ma lo sono alla fine, quando “i giochi sono fatti”..Non mi piace perchè chi ha studiato engli ultimi anni lo ha fatto a proprie spese senza nessuna possibilità di riconoscimento formale. Non mi piace perchè alla fine questo pastrocchio sarà soltanto una tantum e chi c’è c’è…a chi tocca non si ingrugni(!).  Non si può, non si deve avere paura di tornare sulle proprie posizioni: i criteri vanno rivisti, perchè va salvaguardato il lavoro dei tanti restauratori che rischiano di restare fuori dal riconosicmento ufficiale e perchè non  si può rischiare di dar vita ad un procedimento che va contro le stesse regole comunitarie.

Chi ha la possibilità ci rifletta e dia un segno di disponibilità, almeno a dialogare per trovare una soluzione condivisa e valida. Altrimenti si rischia per l’ennesima volta di infliggere una ferita mortale al nostro patrimonio culturale, privato persino di ciò che ci invidia tutto il mondo: i nostri restauratori.

 

25 Risposte a “Restauratori in lotta: ma tutto questo fa bene al nostro patrimonio culturale?”

  1. maria detto

    cari miei, La selezione riguarda anche i restauratori interni. Anche quelli che per intenderci, hanno fatto concorsi nazionali per restauratore, lavorano da trent’anni nei laboratori e nei cantieri, fanno progetti e ne curano la direzione operativa, contabile, di verifica, di produzione degli atti e perchè no? anche legislativa- che tanto siamo quattro gatti. Quelli che spesso hanno firmato collaudi ed attestazioni di buon esito a molte ditte di restauro. Mi chiedo quale valore abbiano le attestazioni pregresse di molti di voi, se quelli che le hanno firmate o sui cui atti sono state espresse debbono essere qualificati a loro volta!Immaginate soltanto quel che vuole dire per gli interni- per cui vale comunque e sempre il rapporto esclusivo con lo stato- certificare uno per uno tutti gli infiniti materiali, interventi in cantiere ed altri milioni di attività che la penuria progressiva degli organici ha costretto a praticare, che sia restauro oppure amministrazione pura e semplice. I compiti di un restauratore, un funzionario restauratore nello stato sono molti e vari. Per averne una idea andate a vedere i profili su qualsiasi sito sindacale. Andate a vedere qul profilo destinato ad estinguersi, perchè non credo che assumeranno dopo noi più nessuno.In un futuro non tanto lontano si esternalizzerà tutto per le poche ditte che sopravviveranno. E il controllo sul patrimonio pubblico chi lo farà? Anche noi siamo molto agitati, non per la domanda ne per il test. Quest’ultimo semplicemente mi rifiuto di farlo- Ho superato ben due concorsi. Ho un decreto di nomina come restauratore e perbacco, rifiuto che sia a scadenza!Mi direte, che t’importa, tanto tu il lavoro ce l’hai..non so quanto sia vero, dopo la riforma.. comunque spero di arrivare alla pensione, che sarà- se ci arrivo- poco più di quella sociale. Che pretendo, dopo tutto e per soli quarant’anni di lavoro!

  2. laura detto

    Cara Maria…
    il tuo “assolo” di costernazione, di rabbia, di rammarico e ironia…. esce dai forum di discussione della “funzione pubblica” …. e si unisce al coro di protesta ancora un po’ disunito e scollegato che vedo attivarsi e ” far prove” in giro sulla rete… (oltre che coi ricorsi, per fortuna !!)
    che bello sarebbe il prima possibile una bella “prova generale” tutti insieme…. per arrivare a cantargliela di santa ragione …. tutti insieme … “restauratori ai sensi dell’art. 182 commi 1/ b,c – comma 1-bis/a,b,c,d e d-bis….. e quelli non previsti e dimenticati dalla legge…. del pubblico e del privato….. e anche archeologi, storici dell’arte, architetti, archivisti, bibliotecari, etnologi…..concorsisti…… e tutte le professionalità che ora dimentico e forse neanche conosco…..precari del mondo dei “beni e delle attività culturali” ……”divide et imperat ”!!…
    cosa se ne vuol fare di questo “Bene” ( perché non mi piace chiamarlo “patrimonio” …. …e ricordo ci sono state commissioni di legislatori che hanno dibattuto e lavorato sulla questione “lessicale”….. altri tempi!!!) come si vuole ridurre questo “ Bene” che credevo, anzi no: credo! davvero comune e di tutti ….
    Come ha cantato Battiato, sommessamente nei toni
    ma forte nella lucida consapevolezza , ……”Povera Patria…..”……

    • maria detto

      E’ invece la parola giusta è Patrimonio. E’ questo patrimonio immenso della memoria,della fantasia, dell’intelligenza dell’uomo e dell’Italia. E’ la testimonianza di quanto straordinaria sia questa nazione costruita su altre cento che ha saputo costruire imperi,opporsi, reagire alle crisi storiche. E’ il patrimonio che qualunque altra nazione vorrebbe. Con molto meno, con beni acquistati con il denaro e non dal loro ingegno, creano occasioni di reddito con la valorizzazione. Organizzano, prestano, istruiscono, diffondono. E’ patrimonio il mio e il tuo sapere, la passione che ha governato questa cura delle testimonianze del passato e questa sete che non permette di dimenticare. I tanti giovani che ora studiano e hanno scommesso la loro vita sulle parole e sulle promesse formative di cento università, istituti ed enti, sono patrimonio. E’ come dice Iacona ” Oro buttato” nel pozzo del tutto e subito. Nel cannibalizzare territorio e saperi. Anche noi siamo compresi in un gigantesco “Piano casa” in cui si consuma quel che si ereditato, quel che si deve curare, nutrire e soprattutto restituire. E domani?
      Un proverbio delle mie parti recita” Chi non conserva mangia quando può, chi conserva mangia quando vuole”…

  3. laura detto

    Maria credimi, …. condivido in pieno!!!
    …. non avrei avuto parole migliori delle tue …o la profonda passione che trasmetti …
    quell’inciso nel mio precedente post sulla parola “Patrimonio” faceva riferimento ai miei vaghissimi ricordi di studio della materia “Legislazione dei beni Culturali”…. ma al momento non riuscirei a essere più precisa … appena posso mi documento e mi spiego meglio…
    nella sostanza sono assolutamente d’accordo con te….!!!
    Ti invito a visitare il gruppo http://groups.google.it/group/restauratori , aperto sempre da Bretella/Alessandro Ferretti ( devi prima iscriverti a Google Groups…) ed in particolare si è parlato positivamente del tuo intervento qui sopra (5 novembre) alla discussione intitolata “15 ottobre 2009 Mibac:…”
    saluti soidali

  4. bretella detto

    Credo che Maria sia una delle poche, tra gli interni del ministero, che abbiano coscienza di quello che sta per accadere o, almeno, una delle poche che hanno il coraggio di porsi delle domande e provare a darsi delle risposte. Non voglio certo fare accuse generalizzate, ci mancherebbe, ma mi chiedo e vi chiedo, come mai gli “interni” non si sono ancora fatti sentire in maniera “rumorosa”? Forse perchè il problema è visto più per le ditte e i lavoratori esterni? Ma guardate che non è così, perchè la prova riguarda tutti e se per gli interni si troveranno strade aagevolate, allora si che saranno dolori, perchè non è possibile trattare in modo diseguale situazioni “uguali” e quindi tutto si risolverà in un bel pateracchio..Se invece, la strada tracciata verrà seguita fino in fondo, che fine faranno quesi restauratori interni che verranno bocciati (perchè ce ne saranno, a meno che non si vogliano fare le burlette..)?? Come faranno ad esercitare la loro professione, senza nemmeno un riconoscimento di professionalità? Alcuni interni non affronteranno le forche caudine della prova? E con quale “faccia” potranno far valere le proprie ragioni “contro” professionisti qualificati, persino iscritti in albi professionali? La verità? La verità è che si stanno creando restauratori di serie A, B e C e ci saranno molte retrocessioni e poche promozioni..Chi fino a ieri è stato un restauratore con tanto di preparazione professionale e lavoro sul campo rischia di retrocedere al ruolo di “collaboratore” restauratore (garzone di bottega a 50 anni?)o artigiano (e come tale non qualificato per lavorare su beni culturali). Non sono ottimista, scusatemi per questo difetto, tutt’altro..ho letto i chiarimenti che circolano in rete e “rabbrividisco”: soluzioni salomoniche, richieste di impegni di commissioni che per il lavoro che faranno non saranno retribuite e quindi lavoreranno se ne avranno voglia, fantomatici istituti che già offorno preparazione alla prova, quando ancora non si sa nulla su come sarà svolta effettivamente, dichiarazioni, richieste di buon senso a chi deve fare la domanda di partecipazione, quando il buon senso non si vede neanche in una riga del bando di concorso e/o della procedura in atto, scannerizzazioni non accettate perchè tecnicamente impossibili, uffici del tutto all’oscuro di che cosa si sta parlando..Questa è la base della nostra futura “crema” dei restauratori? Questo è il rinnovamento che renderà il restauro italano il migliore al mondo? Credo che tutto il processo dovrebbe essere “riregistrato” e tarato sulla realtà e non sui sogni (diciamo deliri?) di chi ha montato questo carrozzone. Ripropongo la stessa domanda del primo commento : cui prodest? A chi giova? A chi giova la distruzione del nostro patrimonio culturale e delle professionalità che vi ruotano intorno? A voi la risposta…

  5. giuliana detto

    cari colleghi
    ma siamo sicuri che sarà possibile cancellare l’attività d’impresa dal 2001 ad oggi? Cioè stabilire per esempio che il titolare di un’impresa, ormai ex direttore tecnico, sarà ostacolato se non impedito nell’onorare gli impegni presi nell’accedere a mutui, leasing, magari incentivi o contributi statali e/o regionali concessi a seguito di requisiti specifici, capacità produttiva e quant’altro? Come si configura in termini di conflito d’interesse il fatto che per ottenere la SOA chi non lo è più (oggi e non quando ha ottenuto le certificazioni e sviluppato il volume d’affari previsto), sia costretto ad assumere un direttore tecnico “ope legis”, naturalmente alle sue condizioni? E’talmente pazzesco da farci pensare che sia possibile in Italia. Peggio per noi, troppo supini, sempre gli uni contro gli altri, attanagliati dalla paura, muti d’accento, di pensiero e soprattutto d’azione. Condivido ogni parola di maria (utilissimo funzionario dello stato con cui ho avuto il privilegio di collaborare e che meriterebbe encomi piuttosto che mortificazioni) e anche l’appartenenza ad una razza definita dal prevaricatore di turno “pocos, locos y malunidos”, proprio come i restauratori italiani. Uniamoci ai ricorsi, i numeri contano e anche la partecipazione.

    • maria detto

      Grazie Giuliana e grazie Laura, non merito tanto e mi confondete, anzi mi scuso per i toni retorici del mio intervento precedente anche se assolutamente spontanei. Non ho proprio la tempra ne l’età giusta per fare la barricadera. Caro Dott. Ferretti, non sono una bestia rara. Penso che molti restauratori dello Stato si siano accorti di ciò che accade ed in modo più o meno lungimirante, decidono i loro percorsi collettivi e soprattutto personali. Nello Stato, come sa, non c’è mai stata una visione collettiva dei problemi. Le categorie del lavoro sono variabili e gli organici ridotti, e pensano come prima cosa ” ma chi me lo fa fare” oppure al tornaconto costruito su riconoscimenti economici o prestigio personale. Noi restauratori- ed intendo quelli che rivestono i vari gradi di restauratore conservatore- siamo pochi, molto pochi e spesso in conflitto con storici, archeologi ecc.. e poi fra noi stessi. I conflitti si creano proprio per il ruolo pensato per i restauratori, figure in perenne collaborazione, mani e mai o raramente menti.
      Figure che stanno a mezzo tra il sapiente artista-artigiano ottocentesco che, con la medesima grazia, dipingeva e ricostruiva pitture altrui, rinnovandole e la pubblicitaria ed eterea “parmigianina” restauratrice che, appesa sul ponteggio, ondeggia il suo mitico pennellino e, mentre soffre il medesimo mal di schiena michelangolesco, pensa intensamente alla pulizia dei denti ed al setoso assorbente intimo che spesso, visti i cantieri reali, non sa dove cavolo mettersi. Ebbene dimentichiamoci che la Disciplina cambierà la vita dei restauratori finalmente riconosciuti e qualificati. Sicuramente non cambierà la vita agli interni. le varie proposte di declaratorie dei profili professionali,visibili sui siti dei sindacati coinvolti, parlano chiaro. Il restauratore interno è una delle poche figure che ad ogni livello non possono progettare, dirigere collaudare interventi di restauro. La disciplina invece dice- pag.11 delle Linee applicative,nota 14- che il restauratore è il solo che può fare tutto questo. Mi pare, magari sbaglio, che al riconoscimento di questi titoli non corrisponderà all’interno ma anche nel privato e sopratutto nel mercato pubblico,una nuova e reale potestà del ruolo. Dentro o fuori, gentili colleghi- permettetemi per ancora pochi giorni di chiamarvi così- saremo sempre sotto tutela. Magari perche siamo, saremo o più probabilmente sarete, un bene culturale..

  6. Alice detto

    Mi sono ritrovata nella buffa situazione (si fa per dire ) di aver collaborato per anni con istituti universitari che hanno sviluppato filoni di ricerca sui beni culturali. Ho provato ripetute volte a chiedere come inserire questa attività ,ovviamente non retribuita, che ha però permesso di fare qualche passo avanti, soprattutto nel campo del biodeteriramento: Nesuuna risposta. E dire che ungari parlava dei restauratori come figure atte anche a stimolare e proodurre ricerca: i moduli del concorso corrispondono alla mentalità del quiz (si o no? 9 che ha ormai invaso la nostra vita attraverso iil media televisivo. Mi rifiuto di credere che le abilità e la capacità di risoluzione che è patrimonio di tanti restauratori si possa chiudere in un quiz

  7. maria detto

    C’è l’ho davanti..ne ho portato a casa una copia a casa. la volevo leggere con calma, in fondo per me sono come le tavole di Mosè per un monsignore. Non volevo correre il rischio di capire male; le parole a volte hanno più significati ed io, vista la precedente nota, ho già capito male più di una volta. Per farla breve il significato per me è questo:
    Cari dipendenti mibac che credete di essere restauratori, svegliatevi. La procedura che ci siamo pensati riguarda anche voi e non potete far finta di non capire. Il decreto della disciplina è legge e siccome voi non corrispondete al profilo, attenti. Ricordatevi che non potete toccare un bene culturale nè fare alcunchè su esso e per esso. I laboratori ed i cantieri non sono per voi. Per ora stiamo qui bravi, siamo in itinere, ma fate la domanda. Poi come è naturale vi bocceremo, oppure farete, nel migliore dei casi i collaboratori. Il vostro modo d’ingresso nel mibac e la vostra attuale qualifica sono irrilevanti. Se prima eravate restauratori ex carriera di concetto poi siete diventati capitecnici e poi ancora ( ma se guardate bene il contratto che abbiamo firmato) siete diventati funzionari F e quel che è..non c’è scritto da nessuna parte che voi siete restauratori. Anzi. La qualifica di restauratore è indipendente da quella che rivestite ora, per cui potrà essere che un operatore tecnico che vi ha aiutato ad eseguire il lavoro da voi progettato lo diventi e voi no. Poco importa, e non sto parlando a vanvera, che quell’operatore abbia difficoltà a scrivere una frase minima, se non risulta dalle carte o dalla memoria onesta di qualche collega, ciccia..è lui che si becca il titolo. Se non fate la domanda..e qui proseguo io con la mia fantasia da cassandra..ebbene, grazie alla nuova riforma della p.a. sarete, come dire inutili, vi proporremo che sò un trasferimento e poi, perchè no un bel licenziamento…è quel che ci vuole intorno ai sessant’anni. Una bella sferzata di energia da disperazione..Ma se volevano estinguerci bastava aspettare l’influenza A, inoculandocela con il bisturi…Topogigio è morto ho saputo e neanch’io mi sento troppo bene..
    A parte tutto è notevole in me ora, oltre una immensa crisi di identità, la voglia di fermarmi, smettere di operare sul bene. e’ incredibile ma anche sintomatico del periodo confuso che viviamo il fatto che, proprio ieri in un corso sulla sicurezza, abbiano ricordato la responsabilità sulla sicurezza dei beni che le nostre particolari qualifiche ed incarichi ci pongono. Però oggi ho saputo che la disciplina è in atto e non mi ha ancora riconosciuta. Sono nel limbo. Ma non ci sono soltanto io. Dimmi come si potrà dare seguito agli affidamenti già disposti per i lavori di restauro? Sicuri che le ditte individuate abbiano i requisiti necessari? Certo si potrebbero invitare -come una collega a suggerito per quelli ancora da fare- le ditte che ope legis lo sono, ovvero i diplomati delle tre scuole. Perfetto. Ma siete sicuri che quelli che lo saranno, perchè hanno gli anni necessari ed i lavori utili, siano disposti a non essere invitati? Su che basi si fonda l’esclusione, a parità di lavori prevalenti ed attestati? Magari anche con una SOA? E poi vogliamo parlare dei prossimi progetti in programmazione? Chi farà le schede tecniche se non ci sono ( siamo già pochi pochissimi equivale a niente) più restauratori interni? Si dovranno prevedere nella spesa dei lavori- voce del progetto preliminare- e poi la direzione tecnica a chi la lasciate? Anche qualche euro nelle somme a disposizione..perfetto, peccato che tutte queste somme saranno prese dai lavori. Cui prodest? Si capisce sempre di più..

    • bretella detto

      Come ci hai ormai abituato la risposta è centrata e “chiarificatrice”: piano, piano arriveremo a dare una risposta a quell’interogativo iniziale che ho posto in questa discussione ricca di spunti e riflessioni. Tralascio la seconda parte del tuo intervento che condivido, confermo e sottoscrivo(!). Quanto alla prima parte, spero (almeno questo!) che in un rigurgito di lucidità qualcuno delle “alte sfere” abbia capito cosa sta succedendo e quindi abbia lanciato un grido d’allarme. Certo, non posso credere che il nostro ministero sia nel situazione di quel marito che per far dispetto alla moglie ha dato un taglio netto ai propri attributi (anche se ci siamo vicini) e quindi credo che in sede di esame verranno valutate con favore l’appartenenza ai ruoli e il ruolo istituzionale svolto dai propri restauratori…Ma è questa un’altra “stortura” di questo pastrocchio e – qui la faccio io la cassandra – sono convinto che più andremo avanti e più ne usciranno fuori fino al botto finale! Non posso far altro che ripetere la domanda: cui prodest? E’ vero si capisce sempre di più , ma non vogliamo fare proprio niente? Ancora una volta lasceremo la logica (?) burocratica stritolarci nella sua morsa? A te (e agli altri) la risposta….

  8. bretella detto

    Riprendo e pubblico un articolo del forum CGIL bac, solo per far capire che forse qualcuno si sta svegliando anche tra gli “interni” e forse (dico forse) qualcuno sta pensando di dire che la procedura in atto è parto di qualche teorico – troppo teorico – che di operatori del restauro, e annessi e connessi, non ne capisce poi molto (vogliamo dire così?). Certo, bisognerebbe far seguire a questo risveglio della bella addormentata qualche passo concreto, ma vedo (e temo) che per quanto ci riguarda tutto finirà in queste discussioni da blogger o poco più..L’articolo, di fonte anonima, fotografa la situazione degli interni (e degli esterni),ma se si rimane a livello di eloquio, pur brillante (!), non credo che ce ne faremo molto..ma i nosri sindacati che stanno facendo in merito???

    Qualificazione?

    questa nota scritta all’ultimo minuto e che riguarda un argomento scottante e molto dibattuto nel mio ambiente di lavoro ovvero la qualificazione dei restauratori. Non voglio certo ripercorrere questa novella dello stento che nasce con la bella pensata di non si sa chi, calata nell’art. 182 del Codice dei beni culturali (42/…) dove , per fare punto e a capo in relazione ad una situazione ingarbugliata come quella della qualificazione dei restauratori, ha fatto scatenare l’inferno (senza l’adrenalina della moto di Valentino Rossi, purtroppo). La situazione ingarbugliata è sempre frutto di chi ha creduto bene di scrivere decreti a firma Giovanna Melandri (294/00)e Giuliano Urbani (420/01) che se ne assunsero la responsabilità, in cui si decide come si devono qualificare imprese e individui/restauratori. Non discuto sulle scelte (troppo lungo e defatigante) il cui livello comunque era del tipo che il laureato in conservazione era un restauratore qualificato (cosa che solo chi non aveva la più pallida idea di cosa si insegnasse nei corsi di laurea in questione poteva AFFERMARE ) mentre un poveretto uscito dalla scuola di restauro triennale era un negletto. Non bastando: le regole del gioco sono state cambiate durante la partita (e questo, John Wayne- il grande sceriffo J. T. Chance di “Un dollaro d’onore”- lo avrebbe forse chiamato barare) per cui una scuola che, fino a quel momento, era dispensatrice di restauratori provetti, un anno dopo diventa un fornitore (sfornatore) di collaboratori restauratori, rendendo pure il passaggio retroattivo (sì, lo so, chi legge pensa di aver capito male, ma è proprio quello che è successo). Come dire che uno che si è laureato in medicina nel 1978, oggi non è più laureato e deve fare un nuovo esame per dimostrare di essere un medico “qualificato”. Confusione, smarrimento, rabbia, domande senza risposta, date indecentemente posticipate (art. 182. entro….) finché siamo arrivati al fatidico 12 agosto 2009 (in lettere: tredici agosto duemilanove) in cui escono enfin! Le Linee guida seguite poco dopo da due correttivi ( ma senza grappa). Tralascio il fatto che i restauratori interni all’amministrazione, fino ad oggi (o forse fino al 31 dicembre) garanti e immagine di quest’ultima, dal 2 gennaio potrebbero non essere più qualificati e quindi, anche “se il loro stipendio continua a correre” (come qualcuno in alto ha sarcasticamente commentato), l’amministrazione medesima (non loro) potrebbe in-correre in spiacevoli situazioni di delegittimazione che solo chi non vive il lavoro in corpore vili può non comprendere. Come dimentica che i due decreti si qualificazione (si fa per dire Nota 19 linee guida……non erano fatti per i restauratori interni (che, infatti, non sono presi in considerazione) ma per poter chiedere (e ottenere) la SOA. …. Ma trapassiamo tutto quello che sta nel mezzo e arriviamo all’odierno amaro calice: bisogna berlo, ormai è evidente. Però, dico io, non è mica necessario anche flagellarsi nel mentre che si ingolla. Da pochi giorni (anche se lungamente annunciati e rimandati) sono usciti i moduli su cui inserire i dati per richiedere la qualificazione. Le domande suscitate una volta cliccato sui modelli sono innumerevoli ma obbligatoriamente devono essere fatte solo per e-mail ad un help desk del ministero (praticamente un call center senza Sabrina Ferilli, temo) che risponde in un modo che si può solo definire superficiale e del tutto miope. Circoscrivo il discorso ai beni che interessano a me (libri) e noto come, alla specifica richiesta di poter accorpare i beni e mandare eventualmente un .pdf. del registro di consegna e riconsegna (con esecutore, operazione, giorno di consegna, giorno di riconsegna, operazioni effettuate), rispondono (anzi non rispondono quindi siamo sempre sul sembra, forse, mi pare…su cui è comunque costretto a rimuginare chi sta da questa parte del PC) che va fatta una scheda a libro. Ora, non trattandosi della Madonna del Cardellino, 8 anni di lavoro certificato possono essere coperti con circa 150-200 libri (se antichi):sfugge forse a chi dà certe indicazioni, insistendo, mi sembra per partito preso su un a posizione che è miope, cosa significa riempire 4 pagine di modello per ogni segnatura. Parecchio opportuno ma non obbligatorio (bontà loro) il .pdf. dei lavori svolti (???) Di ciascuna certificazione (ogni scheda???). Del resto come ha scritto un anonimo futuro (forse) restauratore. …..Alla domanda circostanziata relativamente a questa dichiarazione posta da una mia collega, rispondono che non danno risposte sul merito. Ohibò! E a me che sembrava si trattasse di procedure (come si immettono i dati) e non cosa mi valuti (merito): forse non parliamo la stessa lingua. Niet anche rispetto a come si deve inserire la progettazione o la collazione (ma di questa effettivamente non abbiamo chiesto: sarebbe stato impossibile da far capire in 4 semplici parole). Niet rispetto a come devono essere calcolati i lavori di una s.n.c. con 3 socie. Trovo abbastanza inutile venire a sapere a domande inviate (e non correggibili) come si doveva fare e scoprire magari che il metodo scelto pregiudica il risultato finale. E le Imprese? Sempre per sentito dire, immaginato, intuito, si sa che al solito punto della sez. B non possono essere inseriti i lotti ….Però, subito sotto, si fa riferimento ad un contratto quindi quest’ultimo riguarda un certo numero di volumi: che devono fare quindi? Una scheda per ciascun volume e citare il solito contratto? Non so chi si è impegnato in quelle apparentemente incontrovertibili Linee guida (peraltro poi contraddette in varie punti degli Addenda seguenti) che, comunque, in un paragrafo, sono rigorosissime sulle certificazioni (solo quelle custodite dall’amministrazione) e in quello seguente permettono il ricordo se qualcuno ha capito, prima di tutto, il tempo che richiede questo inserimento (10-20 minuti a scheda) il cui fine sfugge del tutto. E parlo da statale fannullone penso ad una ditta che deve forse farlo la notte o nei fine settimana non potendo chiudere il laboratorio per 1 mese. Per fortuna, nel nostro settore, non c’è mercato in questo periodo quindi le Imprese e gli impresari possono dedicarsi a questa utile attività; dopo poi lo chiuderanno comunque perché, probabilmente, non saranno qualificati per tenerlo aperto. Ma le circolari consigliano furbescamente di fare le domande per tutte le possibilità previste così, se uno viene escluso alla prima domanda, ha la busta n. 2 e anche ala n. 3 a cui ricorrere. Può scendere così fino a diventare collaboratore restauratore che, a questo punto, sembra il barbone a cui si fa l’elemosina.
    Leguleio non legislatore
    (tratto da Forum CGILBAC)

  9. pincopalline detto

    salve a tutti. Chiedo scusa ex ante per le mie affermazioni soprattutto all’avv Ferretti, che magari è invece persona degnissima e utilissima alla causa, ma il clima è ovviamente di sospetto.Qualcosa non mi è chiara, l’avv Ferretti è in organico al mibac? Mi scusi avvocato, se glielo chiedo, ma lei è un’eroe paladino del diritto come competerebbe al suo ruolo e al suo titolo e come spero naturalmente, o pittosto una sorta di osservatorio che permetterà al prorio istituto, alquanto confuso quanto meno in termini procedurali e chiamato a recedere dai suoi intenti a seguito dei ricorsi che mi sembrano numerosi? Nel tempo il blog ha raccolto molti “suggerimenti”, argomento di ricorso tra l’altro, e contemporaneamente il mibac ha aggiustato il tiro (modifica modulistica per esempio). Altri hanno questo dubbio, mi pare di aver letto, ma la sua risposta indignata e i suoi successivi atti, non possono purtroppo fugare dubbi e paure. Non Le chiederò mai abbastanza perdono per tali infamanti supposizioni, ma La prego di immedesimarsi nella nostra KafKiana situazione. in attesa di una Sua chiara risposta Le invio cordiali saluti

    • bretella detto

      Carissmo/a pincopalline (?) di tanti post che ho letto, questo è quello che mi ha fatto sorridere di più e quindi l’ho approvato con molto piacere. Pensare che io possa essere ritenuto talmente “importante” da far aggiustare il tiro addirittura al Ministero in merito a presunti errori e inesattezze mi offre quasi una punta d’orgoglio: tanto sono importante (!?). Il fatto poi che in altri luoghi del web (?) si “rumoreggi” su di me, addirittura mi fa pensare di aver acquisito una repentina quanto inconsapevole celebrità al di fuori di questo spazio che sinceramente mi incuriosisce. Davvero si parla di me (di me?) altrove in relazione a questo tema del restauro? Mi scusi, mi farebbe la gentilezza di linkarmi dove ? Come Lei saprà, sicuramente, anche perchè non lo nascondo di certo, io sono un dipendente del Ministero e (mi permetta di aggiungere questo e) un esperto in materia di diritto dei beni culturali. Credo di averlo segnalato in maniera evidente, non solo in questo blog (basta che legga la mia presentazione ed il mio CV), ma anche altrove nel web (luoghi che non sto quia d indicare, perchè…chi mi cerca mi trova!). Il mio interesse per le questioni legate a questa materia, quindi, è più che evidente (almeno credo), ma che addirittura io possa essere una quinta colonna del nemico per far aggiustare il tiro al ministero, beh, mi sembra un tantinello fuori dalla realtà, non trova anche Lei? Guardi, solo per chiarezza, io lavoro in Umbria, a Perugia, per la precisione, e quindi mi dovrebbe spiegare come crede sia possibile che io riesca addirittura ad influenzare le “scelte” di Roma persino sulla modulistica…Quindi, lasci perdere i sospetti e le infamie e stia sereno/a che qui non c’è nessun complotto, ma solo voglia di parlare di certi temi di interesse per la materia di cui mi occupo. Le posso dire, e su questo non posso fare a meno di esprimere tutta la mia personale amarezza, che già altrove, quando ho iniziato ad aiutare dei ragazzi per il concorso del MiBAC (aiutare come preparazione, intendiamoci) c’è stato chi ha gridato allo scandalo e alla nefandezza di una persona che aiutava il prossimo…beh credo di poterle dire, con tutta sincerità, che tutti quei ragazzi che ho aiutato possono confermarLe la mia buona fede e il mio modo d’essere -disinteressato- che evidentemente dà fastidio a qualcuno. Non sarà questo atteggiamento, nè eventuali voci calunniose ed infamanti a farmi desistere da ciò che ritengo giusto per il mio modo d’essere uomo.
      Alessandro Ferretti

      P.S. Normalmente alle accuse anonime non si dà seguito, ma come vede io l’ho fatto.

  10. maria detto

    Allora si dovrebbe sospettare di tutti i restauratori interni. per carità come siamo ridotti. Non pensate a me eh! che sto in sardegna e sono lontana come la luna da Roma. E, come quella di Fellini, quella del pozzo per intenderci, ho lo stesso potere. Nulla..
    Se potessi.. dopo aver trascorso ore al pc ed essermi fatta una schiena a gancio e due occhi a palloncino senza aver ancora concluso i mitici anni ‘80 beh.. se mi capitassero a tiro gli inventori di questa perversione..non so cosa farei. Piuttosto cari miei, iniziamo a pensare chi farà parte delle commissioni esaminatrici… magari proprio lì potrebbe annidarsi il conflitto d’interessi. Restauratori niente, che si devono tutti qualificare, compresi gli opee legis- lo vorranno aspettare uno straccio di carta che li confermi!- ed allora saranno storici, architetti, archeologi…con la speranza che non siano quelli a cui abbiamo pestato i piedi. Sull’ignoranza della materia poi..Buona fortuna, compagni di sventura. A proposito Bretella mi sai dire da quando sono in vigore i decreti previsti dai c.7,8,9 dell’art, 17 della L.400/1988?
    o almeno mi sai dire di che decreti si parla al c.9 bis dell’art. 29 riportato nel D.L. n.62 del 26-3-2008? Sono un pò fusa ma mi piacerebbe incrociare qualche dato. Grazie e scusa la confusione da indisciplinata stanchezza.

    • bretella detto

      Ciao Maria, scusa il ritardo con cui ti rispondo, ma qui non si “danno i resti” e tra bimba con influenza, libri da scrivere, pratiche arretrate sto leggermente affogando :) In ogni caso, avevo pubblicato proprio qui i due decreti attuativi del comma 7 dell’articolo 29 li trovi qui con i riferimenti alla pubblicazione http://bretella.wordpress.com/2009/07/13/un-ultimissimo-servizio-prima-di-partire/
      Per il resto, spero che tutto proceda..ho letto oggi sul forum della cgil che è in programmazione una riunione con Ungari alle 11 del 26 con i restauratori, credo per chiarire eventuali dubbi, sarebbe interessante sapere quali saranno gli esiti..
      ciao cara

      • laura detto

        Giovedi 26 Novembre 2009
        è convocata l’assemblea nazionale dei restauratori nella chiesa di Santa Marta, Roma piazza del collegio romano,
        dalle ore 11 alle ore 13*
        cgil e cisl Funzione Pubblica MiBAC
        affronteranno i principali problemi legati all’iscrizione nell’elenco dei restauratori.
        Alla riunione parteciperà il consigliere giuridico del ministro Pierfrancesco
        Ungari Roma 17 novembre 2009*

        ….. i 60 gg. dall’emanazione del Bando per ricorrere al TAR del Lazio saranno già passati….
        rimane l’opzione del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica….dico ben?
        ma in CGIL si invita a non fare richieste demagogiche…non sono ancora riuscita a capire cosa si intende… ne’ ad avere tempo e “voglia” di andarglielo a chiedere direttamente…
        dalle nebbie del nord, dalla bassa padana, discretamente affogata, solidali saluti

  11. Care Pincopalline:
    Il mio nome è Daniela Murphy Corella, il sito web dove potete trovare informazione su di me è http://www.ass-bastioni.com; è dal 2001 che seguo attentamente la legge (le leggi) sulla qualifica professionale del nostro mestiere. Dal giungo scorso seguo il blog di Alessandro Ferretti, e lo seguo con molto orgoglio; orgoglio perche il Signor Ferretti cerca di dare un minio di dignità a questo nostro mestiere che noi restauratori non abbiamo potuto sostenere con dignità, e voi Pincopalline siete un perfetto esempio di mancanza di dignità.

  12. Ela detto

    Salve avv. Ferretti, da povera illusa, ho già chiesto al Ministero, senza avere risposta, se possono esser presi in considerazione, ai fini della qualifica di restauratore, alcuni lavori di restauro che ho svolto a titolo gratuito per un’impresa, prima che questa mi assumesse a tempo indeterminato.
    Lei cosa ne pensa?
    L’impresa, sottolineando il titolo gratuito della collaborazione, sarebbe disposta a rilasciarmi una dichiarazione in cui si afferma che ho svolto i lavori di restauro di cui sopra con responsabilità diretta nella gestione tecnica …
    I termini dell’accordo di collaborazione erano stati stabiliti con una scrittura privata in previsione di un mio possibile ingresso nella società, che si è poi risolto, come ho già scritto, con un’assunzione a tempo indeterminato.
    La mia figura professionale si integrava nel loro organico completandolo, oltre che restauratrice (scuola regionale della durata di due anni) sono storica dell’arte e mi sono sempre occupata, oltre che dell’esecuzione materiale di operazioni di restauro di opere mobili in laboratorio, anche di ricerche storico artistiche, stesura di relazioni tecniche, schede di restauro e di progettazione. Secondo lei, le dichiarazioni dell’impresa, la scrittura privata e qualche carta in cui figura il mio nome (documenti di consegna lavori, anche non certificati, sottoscritti da committenti privati e, probabilmente, non agli atti della Soprintendenza competente), bastano a colmare il buco nero esistente tra il conseguimento del diploma di restauro e l’anno di assunzione?
    Si fanno scelte nella vita senza pensare alle conseguenze…
    Se avessi un minimo di fiducia nella serietà di questo assurdo esame, mi sottoporrei con rassegnazione a questa ennesima prova, senza arrabattarmi nello studio, cercando, invano, un documento che possa dimostrare la mia esistenza in questa sorta di salto temporale. Del resto ho già sostenuto tanti esami impegnativi, mi sono laureata, ho superato un concorso a cattedra, l’ultimo. Tuttavia, facendo scelte poco razionali, spinta dalla passione per questo lavoro, ho preferito il precariato del restauro a quello della scuola, devo proprio pagare tutte le conseguenze del fatto di essermi infilata nella sliding door sbagliata ???
    Mia dia un consiglio, grazie. Ela

  13. giuliana detto

    gent.mp Avv. Ferretti
    un dubbio, i lavori eseguiti durante ogni anno devono coprire i 365 gg, pertanto se in quell’anno si sono svolte attività per 400 gg supponiamo, i restanti 35 gg non saranno conteggiati, giusto?

  14. giuliana detto

    gent.mo avv. ferretti
    sempre a proposito del calcolo di cui al mio precedente intervento, l’anno s’intende completo, cioè di 365 gg naturali e consecutivi, diciamo se si hanno lavori per 270 quell’anno non conta? perciò non serve a nulla avere pure i 1460 gg di lavori in autonomia se questi non sono rigorosamente suddivisi in quattro anni? Mi sembra assolutamente pazzesco, supponiamo che uno abbia vinto solo una piccola gara d’appalto nel’97, diciamo tre mesi di lavoro e invece tante nel ‘98, diciamo per 500 gg che succede?

  15. Silvia detto

    Lamento di restauratrice demotivata…..
    35 anni (una bimba!), scuola triennale di botticino, lavoro dipendente con contratto sicuramente non di 5° livello(…facciamo un sondaggio, chi tra i lettori di questo blog ce lo aveva?), la gavetta spaccaschiena, i sacrifici per mettersi in proprio, la paura, la difficolta’, la soddisfazione, la soa, il rinnovo alla terza…i bravi restauratori che lavorano per e con me da anni e che ora sono un vero gruppo,….e ora?
    Chi ci ripaga del limbo, del tempo mentale e pratico di comprensione e compilazione moduli, delle tecniche investigative per ritrovare carte ingiallite e documenti sparsi nei meandri degli ultimi dieci anni?
    E che palle di momento, questo di poco lavoro, di tanta grettezza, di comuni che per il patto di stabilita’ non pagano e tu intanto ti destabilizzi, eccome se ti destabilizzi!e comunque andiamo avanti tra questi ministeri lontani anni luce, dei call center di ragazzette che ne sanno meno del mio gatto, del numero dello sportello della soprintendenza dove il funzionario russa mentre tu cerchi di fargli capire quello che tu non hai capito!!! Chi ci guadagna? La lobby dei restauratori icr e opd che non vedono l’ora di arricchirsi in quella che rischia di diventare la casta dei restauratori, e se già ci sono pochi soldi per i restauri, quando saranno in mano solo alla piccola scrematura rimasta, quanto costeranno questi restauratori di marca?
    (la riforma era necessaria , ma come sempre in italia le cose si fanno a casaccio, e quindi eccoci qui, scontenti prima, quando lavoravano i personaggi più improbabili e esistevano corsi per restauratori anche al dopolavoro ferroviario, e scontenti adesso che mandano a casa anche chi pensava di un pò piu’ qualificato).grazie scusate lo sfogo

  16. Celadon detto

    Cari Tutti,
    mi rivolgo anche voi poiché siete “persone a conoscenza dei fatti” e questo per esternarvi lo stato di avvilimento, di umiliazione di noi, restauratori interni della P.A. e che, a suo tempo, siamo risultati vincitori del concorso di ‘restauratore nella carriera di concetto’ bandito oltre 30 anni fa! Il problema vero è che l’Amministrazione Pubblica si è ‘dimenticata’ di noi interni… ovverosia di quelli che, oggi, alla luce della nuova normativa concernente la qualificazione della figura professionale di restauratore, sono all’improvviso disconosciuti dall’Amministrazione stessa e considerati da essa come…figli di un dio minore.
    Ne convengo, la situazione è davvero di difficile soluzione. Ma non siamo stati noi ad ‘aprire le stalle e a far uscire i buoi’, bensì la stessa Amministrazione che, ora, vuole richiudere le stalle quando i buoi sono già scappati, penalizzando in particolare noi che il restauro lo abbiamo veramente svolto, ed anche dibattuto, sofferto, amato, soprattutto vissuto con vera, autentica intensità e tensione intellettuale oltre che tecnica!
    Credetemi, fa davvero molto male – dopo 30 anni che si svolge questa professione – sentirsi dire, dalla stessa Amministrazione che ti ha nominato restauratore con specifico Decreto Ministeriale e, poi, ulteriormente sancito ciò con un successivo contratto: “scusa, non so chi sei, non ti conosco, anzi, ti disconosco…ti chiedo, quindi, di dimostrami che sei restauratore…!”. Ma allora in questi anni cosa ho fatto? Cosa abbiamo fatto? A cosa è servito lavorare, studiare, riflettere, cercare di migliorare le proprie conoscenze e sempre con l’intento di contribuire – sia pure poco, molto poco – al dibattito della e sulla disciplina… Allora adesso cosa siamo diventati per l’Amministrazione? I ‘Restauratori storici’…quelli che ‘danno problemi’..?!?
    Ma qualcuno di questi ‘soloni’ del MiBAC si è chiesto con quale autorevolezza di Funzionario Restauratore della P.A. (con quasi 30 anni di anzianità di servizio!) mi posso presentare sui cantieri e confrontarmi con giovani colleghi (magari miei ex allievi OPD o ICR, poi ISCR…) sapendo – loro ed io – che sono “soggetto sottoposti a giudizio…”. E’ semplicemente assurdo (oltre che offensivo se non umiliante!) il risultato dell’applicazione retroattiva di questa legge! Vi invito a leggere le Circolari del MiBAC (in particolare la n. 96 del 10 novembre u.s. e la n. 118 del 26 novembre c.m) dove vengono usati termini ricattatori nei nostri riguardi di ‘interni’ con minacce di non farci più ‘toccare’ le opere e spostandoci ad altro incarico se non ottemperiamo pedissequamente alla normativa ora vigente esattamente come se fossimo gli ultimi restauratori che l’Amministrazione non conosce (con tutto il rispetto per i colleghi restauratori ‘esterni’…). Ma io/noi lavoriamo all’interno del Ministero da quasi 30 anni…!!!
    Questa è la nostra ALLUCINANTE situazione di restauratori ‘interni’ alla P.A. a seguito dell’applicazione di questa assurda legge (…situazione più volte illustrata da Maria su questo blog…).

    Celadon

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