BretellaLog (il blog di Alessandro Ferretti)

Un luogo dove parlare di diritto culturale e cultura del diritto

L’ennesima porcata contro i beni culturali

con 4 commenti

Scusatemi, ma proprio non trovo altre parole per esprimere tutto il mio personale sdegno per l’ennesimo “colpo di mano” contro i beni culturali perpetrato da questo Governo povero di galan..tuomini e ricco di furbacchioni. Come ho già scritto qualche giorno fa , il MiBAC insieme al Demanio hanno adottato le linee guida per la valorizzazione dei beni culturali che formeranno oggetto di cessione agli enti locali che ne facciano richiesta, attuando il c.d. federalismo demaniale. Si tratta di una serie di  indicazioni dettagliate, in linea con le prescrizioni del Codice dei beni culturali in tema di valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Peccato però che  contemporaneamente sia stata inserita la norma di innalzamento del limite temporale da 50 a 70 anni come condizione  essenziale per individuare un bene culturale e sottoporlo a tutela. In altre parole, tutto quello che si riferisce alla nostra architettura della seconda parte del Novecento non potrà più essere considerato bene culturale e se di proprietà del Demanio potrà essere dismesso senza nessuna forma di valorizzazione dello stesso, alla faccia delle linee guida appena adottate…se non è una porcata questa..

Scritto da bretella

5 giugno, 2011 a 1:09 am

4 Risposte

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  1. Coooosa??? Si potrebbe avere un link d’accesso alla legge in questione? Non capisco tutto, se non la tua gentile spiegazione…E se lo dico io, credo che almeno altri 20 milioni sono nelle mie stesse condizioni…di ignara.

    flavia

    5 giugno, 2011 alle 8:15 am

  2. Ho scritto di questo argomento su una rivista giuridica dove ci sono i richiami. Puoi leggerli a questo indirizzo http://www.leggioggi.it/2011/05/16/il-decreto-sviluppo-e-la-tutela-dei-beni-culturali/

    Sto scrivendo anche questo su FB
    Inoltre, c’è una chiara discriminazione tra beni appartenenti a soggetti privati (che mantengono il limite dei 50 anni) e quelli dei soggetti pubblici e assimilati (che vengono portati a 70 anni). I furboni (o furbacchioni) hanno dato un colpo d’accetta alla tutela del patrimonio immobiliare pubblico, perchè hanno modificato la disposizione che è condizione imprescindibile per la individuazione del bene culturale, cioè la temporalità. Quindi, i furboni mi devono spiegare che fine fanno tutti quei beni di appartenenza pubblica che hanno più di 50 anni , ma che non hanno 70 anni, dichiarati di interesse culturale, quando c’è una norma che li esclude espressamente dalle norme di tutela. La cosa che mi fa ancora più riflettere è che di questo aspetto ne parliamo in pochi e non tutti allo stesso modo. Ho fatto una prova: ho inviato un mio articolo su questo tema a Ilfatto quotidiano, repubblica e il Sole 24 ore. Da loro non ho ricevuto nessuna risposta (e pazienza), ma la questione stata sollevata male, tardi e con poco rilievo anche nei giorni successivi. Il Sole 24 ore addirittura titola “iter agevolato per i beni immobili fino a 70 anni” la nota di commento a questa modifica. Che cosa fa la politica, ? Perchè c’è tutto questo silenzio?

    Sveglia!

    bretella

    5 giugno, 2011 alle 11:28 am

  3. Mi permetto di sollevare una perplessità: posto che il termine temporale dei 50 anni è arbitrario come e quanto quello dei 70, mi viene da pensare che il solo criterio cronologico non possa bastare a fare di un bene -per pubblico che sia- un bene culturale. Ovvero, la presunzione di culturalità deve discendere anche da altri fattori, quali il pregio artistico (e qui ci impelaghiamo su chi e come decide su cose è di pregio e cosa no), il valore storico, il ruolo socio-antropologico di un luogo all’interno di una società, etc. Forse è il caso di interrogarsi seriamente su questi temi allora, piuttosto che blindare a priori la vendita di un magazzino dell’INPS costruito nel 1955 solo perchè bene pubblico che ha più di 50 anni, no?
    Per quanto riguarda i beni che sono stai già oggetto di una specifica dichiarazione di interesse culturale, in fin dei conti, mi sembra poco rilevante chi ne sia il proprietario a patto che esso -pubblico o privato che sia- sia soggetto alle stesse norme specifiche di tutela, nell’interesse della salvaguardia del bene, della sua valorizzazione e fruizione. Dirò di più: sono persuaso che sottrarre allo Stato la proprietà di questi beni, lasciando ad esso solo la funzione di controllo che gli è propria, potrebbe togliere i beni stessi all’arbitrio, al lassismo, e al sistematico regime derogatorio che sono caratteristiche proprie della pubblica amministrazione così come la conosciamo e che sono invece sistematicamente negate al privato proprietario dal controllo vigile (così dovrebbe essere) delle soprintendenze preposte.
    So bene che il tema è delicato e il mio approccio è poco ortodosso, ma gradirei comunque conoscere il vostro parere.

    Mario Trabucco

    17 giugno, 2011 alle 9:33 am

    • Direi che il problema può essere visto anche da un altro punto di vista. In primo luogo, nel Codice dei beni culturali vi è una bella norma (art. 12, comma 1) che afferma in maniera espressa che fino a quando non sia intervenuta la verifica di interesse culturale, i beni appartenenti a soggetti pubblici sono sottoposti alle norme di tutela. Va da sè che il bene appena compie 50 anni (…) è sottoposto alle norme di tutela. Quindi il discorso sul pregio è estremamente relativo e sopratutto non discriminante. Se togliessero la norma contenuta nell’articolo 12, comam 1, allora potrei accogliere in parte quello che affermi sul pregio del bene. In secondo luogo, non esiste (scusa la perentorietà del termine) che solo per i beni pubblici valgano i 70 anni, mentre per gli altri si mantengono i 50 anni. Come fai a garantire omogeneità di valutazione se mini il criteri temporale dalla base? E poi, per quale motivo devo avere un criterio temporale diverso se il bene è pubblico o privato? Sottrarre la proprietà del bene culturale allo Stato, ha un senso se interviene un progetto (dal mio punto di vista di valorizzazione), ma se inizia la corsa all’accaparramento solo perchè il federalismo deve essere applicato in fretta non si va da nessuna parte. Anzi, si apre la strada a ipotesi speculative di rilievo. Ti ricordo che attualmente gli enti locali per fare cassa si rivolgono sempre di più alla vendita del proprio patrimonio immobiliare. Tenere il limite temporale basso impedisce questi pericoli e, soprattutto, non permette vere e proprie azioni di svendita del patrimonio immobiliare pubblico, tanto care al nostro Tremonti (se ti ricordi, la cartolarizzazione l’ha inventata lui..)

      bretella

      23 giugno, 2011 alle 11:50 pm


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