…addetti alla tutela..ecc. ecc…2^ parte
Mi sono imbattuto, nel vero senso della parola, su internet in una (immagino) bozza della proposta di legge di modifica del Codice dei beni culturali in merito alle figure professionali che si occupano di tutela e valorizzazione dei beni culturali. Devo premettere che sono totalmente a favore di un disegno di legge che si occupi delle professionalità coinvolte nei processi di produzione culturale e, quindi, queste mie riflessioni devono essere lette all’interno di questa impostazione generale. Subito dopo, tuttavia, devo ammettere la mia delusione su di un testo di cui non riesco a cogliere la sostanza, e soprattutto gli obiettivi che intende perseguire. Cerco di spiegarmi. Inizialmente noto una gran confusione di termini che vengono spesi sotto forma di iperbole che poco hanno a che fare con la precisione e la necessaria chiarezza di una proposta di legge. Parlare di “ interventi di tutela, di vigilanza e ispezione e di protezione e conservazione dei beni culturali nonché quelli relativi alla fruizione dei beni stessi (..) da qualunque soggetto realizzatii” risulta non coerente con quanto previsto dal Codice stesso. Faccio solo un esempio: l’attività di ispezione è, ai sensi dell’articolo 19, attribuita alla titolarità dei soprintendenti (non a qualunque soggetto …). Parlarne di un’attività che possa essere svolta da chiunque non è conforme al dettato normativo, ma solo pure petizioni di principio prive di sostanza. Dall’altro lato, non vengono nominate altre attività importanti né professionalità rilevanti. Non viene nominata l’attività di catalogazione. Non sono nominate le professionalità che si occupano – solo per fare qualche esempio – della cinematografia, dello spettacolo dal vivo, e – la butto lì – del diritto d’autore (vediamo chi mi segue su questo terreno).
Si parla di un registro (delle professionalità)… Quando verrà istituito? Perché non c’è un riferimento temporale nella norma che ne preveda l’istituzione? Chi potrà fare parte di questi registri? I dipendenti pubblici che svolgono l’attività professionale nell’ambito del Ministero dovranno/potranno essere inseriti nel registro? La loro eventuale esclusione che cosa comporterebbe? Il fatto di non poter svolgere le proprie mansioni all’interno degli uffici? Siamo sulla stessa pericolosa strada di tutto quello che ha formato oggetto di critica in tema di restauratori… Perché il disegno di legge prevede per tutte le professionalità diverse dai restauratori un generico rinvio ai requisiti necessari per l’iscrizione a questo registro, richiamando al più un sibillino “…la certificazione professionale effettuata dalle rispettive associazioni professionali, individuate come rappresentative ai sensi dell’articolo 26 del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206…”. Si è detto all’inizio che non si voleva dare vita a nuove corporazioni…
Si ha la netta impressione che il contenuto dell’ipotetico articolo 9-bis sia del tutto privo di sostanza, limitando le professionalità interessate, non prendendo in considerazione la figure dei dipendenti pubblici, non dando contenuto né termini temporali all’attuazione di un registro che non si sa come verrà utilizzato e, a questo punto, se verrà utilizzato.
Quanto alla parte dedicata ai restauratori credo sia frutto di una valutazione e discussione sicuramente più ponderata e sofferta rispetto a quanto scritto sulle altre professionalità. Nutro qualche perplessità sulla determinazione dei punteggi e soprattutto su quelli indicati per i dipendenti pubblici ( a proposito, se un dipendente pubblico esercita da vent’anni l’attività di restauratore nei ruoli del Ministero senza aver superato un pubblico concorso relativo al profilo, che si fa? Lo buttiamo fuori dalla finestra?), ma sono sicuramente punti che si possono superare tranquillamente. Quello che non credo sia qualificante per la norma è usare criteri diversi per la dimostrazione della professionalità che, ad esempio, nel caso del collaboratore prevede la possibilità di autocertificazione…
Ah, tralasciando il linguaggio normativo adottato, cosa vuol dire “… Alla tenuta dell’elenco provvede il Ministero (..) sentita una rappresentanza degli iscritti”
Ultima domanda: ma perché la proposta parla di addetti alla tutela e valorizzazione dei beni culturali, se poi all’interno delle norme non c’è poi tutto questo gran parlare di valorizzazione? A proposito, cosa fa un professionista addetto privato alla valorizzazione?
Come ho già anticipato ieri, probabilmente io ho letto la brutta copia della proposta…


di quale proposta di legge stai parlando? puoi mandarmi il link dove posso leggerla?
grazie
cecilia
cecilia
8 luglio, 2011 alle 6:51 pm