Alessandro Ferretti

Un luogo dove parlare di diritto culturale, cultura del diritto e dintorni

Archivio dell'autore

La visione olistica di Franceschini e del suo segretariato

“Dicesi visione olistica una visione globale dell’essere umano in quanto tale e delle sue interrelazioni con la realta’ ordinaria e con il mondo sovrasensibile. In forza di questa visione, l’essere umano diviene un’unita’ multidimensionale di corpo, mente e spirito unificata dal centro luminoso della coscienza. ” Ho tratto questa definizione da internet e devo dire che si tratta di una prospettiva affascinante. Tuttavia, mai mi sarei immaginato di trovare una simile visione in una proposta normativa. In particolare, all’interno della bozza del dpcm di riforma del MiBACT, voluta e schiamazzata in conferenza stampa un paio di giorni fa dal ministro “olistico” Franceschini, troviamo questo bellissimo passaggio : ” La Commissione regionale per il patrimonio culturale è organo collegiale a competenza intersettoriale. Coordina e armonizza l’attività di tutela e di valorizzazione nel territorio regionale, favorisce l’integrazione inter- e multidisciplinare tra i diversi istituti, garantisce una visione olistica del patrimonio culturale e paesaggistico, svolge un’azione di monitoraggio, di valutazione e autovalutazione” E’ significativo il fatto che questa Commissione  sia lo strumento attuativo della visione olistica, dell’attuale inquilino politico del Collegio romano, del corpo e dello spirito del patrimonio culturale. Nel leggere queste bellisime parole (che vorrei sapere chi ha redatto) sembra quasi di avviarsi verso le vette vertiginose del metasifico, quasi divine. In effetti, qualcosa di metafisico dovrà sicuramente permeare lo spirito e il corpo di questa Commissione regionale che non solo garantirà la visione olistica del patrimonio culturale e paesaggistico, ma svolgerà un’azione di valutazione e di autovalutazione, aspetto quest’ultimo veramente singolare per qualsiasi organo collegiale. Il sogno, però, si interrompe nel momento in cui “scende al concreto” e si viene a “scoprire” che “la Commissione regionale è presieduta dal segretario regionale, e che la convoca anche in via
telematica ed è composta dai soprintendenti di settore, incluso il direttore dell’archivio di
Stato‐soprintendenza archivistica, e dal direttore del polo museale regionale operanti nel
territorio della Regione. Tale composizione è integrata con i responsabili dai direttori degli
uffici periferici operanti in ambito regionale quando siano trattate questioni riguardanti i
medesimi uffici. La Commissione è validamente costituita con la presenza di almeno la metà
dei componenti e delibera a maggioranza dei presenti.”. Facendo un esempio (prendo la mia regione), se in una regione ci sono il segretario regionale, il soprintendente “misto”, il soprintendente archeologico, il direttore dell’archivio di stato-soprintendente e il direttore del polo museale regionale, saranno sufficienti 3 componenti per rendere valida la commissione e sarà sufficiente la volontà di 2 componenti su 3 per determinare la visione olistica del Ministero in tema di tutela del patrimonio culturale e paesaggistico del territorio. Inoltre, da quello che si legge, i 5 o i 3 malcapitati soprintendenti, una volta che abbiano raggiunto la visione olistica della tutela  dovranno dar vita ai provvedimenti amministrativi relativi e chi li redigerà, chi  li firmerà ? La Commissione ? Per ogni singolo procedimento ? Chi avvierà il procedimento ? Quanti procedimenti potranno essere avviati e conclusi in un anno ? Quante riunioni potranno essere svolte? Sembra sinceramente un quadro molto confuso, senza capo nè coda, che sembra scritto da chi non ha la minima idea di come funzioni l’amministrazione e di che cosa sia il diritto amministrativo. Ma forse questa conoscenza non è necessaria per un ministro ed il suo segretariato che perseguono una visione olistica della realtà…

Cultura S.p.A. : chiusura in corso!!!

Chi mi segue su queste pagine, sa bene che gli strali lanciati ogni tanto contro la burocrazia politichese del ministero dei beni culturali è dettata solo da un grande amore per il patrimonio culturale del nostro martoriato Paese e dal desiderio di migliorare alcuni aspetti problematici di questo settore. Fino a qualche giorno fa pensavo, ingenuamente, che le “stramberie” politiche accentrate sull’establishment del dicastero della cultura fossero dettate, seppur in buonafede, da un’ignoranza conclamata e da un leggero spirito di masochismo di cui soffriamo noi italiani, abilissimi “a farci male” da soli in qualunque settore; figuriamoci in quello della cultura!! Oggi ho cambiato prospettiva e non ho paura di dire che certe ipotesi o proposte di pseudo soluzioni dei mali del ministero dei beni culturali, non sono altro che tasselli verso una programmata dismissione delle competenze statali in materia, ad esclusivo vantaggio delle lobbies locali. Come giudicare diversamente le bordate demolitorie della struttura ministeriale da parte di questo governo – retto dal “principe dei comuni” –, e in alcuni dei precedenti, dirette a creare confusione, a produrre inefficienza, a programmare errori seriali e appesantimenti burocratici in quella che dovrebbe essere la struttura d’élite italiana del settore pubblico ? L’ultima proposta di riforma dell’onorevole ministro Dario Franceschini aggrava, se possibile, il quadro ipotizzato dal suo piccolo predecessore Bray, aggiungendo confusione a confusione, demolendo l’intera struttura periferica del ministero. In questo momento, le strutture territoriali del MiBACT sono organizzate con un vertice , rappresentato dalle Direzioni regionali, e diverse articolazioni per materia costituite dalle Soprintendenze. Inoltre, abbiamo Poli museali nei centri più importanti con autonomia gestionale e scientifica, Soprintendenze archivistiche, Archivi di Stato e Biblioteche. Le Direzioni regionali, a torto o a ragione, rappresentano l’interfaccia del Ministero con le Amministrazioni locali e costruiscono centri decisionali in materia di tutela e, in misura minore, di valorizzazione, in modo da realizzare quel decentramento amministrativo sancito dalla Costituzione e strumento necessario per riportare le attività al livello territoriale adeguato. Non si tratta di 17 piccoli regni – come qualcuno sostiene -, ma di organizzazioni territoriali che attuano le direttive del Ministro a livello locale. Qual è il disegno di riforma che ostinatamente bray e franceschini stanno attuando ? Quello di accentrare il potere decisionale a Roma, svuotando di tutte le competenze le direzioni regionali e agganciando le attuali soprintendenze alle decisioni delle direzioni romane. Ciò per una pretesa semplificazione dell’attività procedimentale ed una maggiore omogeneità di azione. Questo è falso. Le Direzioni romane, con la proposta di riforma di franceschini, verranno investite da un vero e proprio tsunami di pratiche, fascicoli, sottofascicoli e fascicoletti che prima di essere conclusi dovranno ottenere il placet del centro di potere del Ministro. Come si fa a credere che in questo modo si riusciranno a semplificare le attività?? L’altro aspetto della riforma di franceschini a dir poco grottesco è il fatto di aver dato vita ad un ridimensionamento dei dirigenti in ottica di spending review, prevedendo contestualmente la nomina per 20 (diconsi VENTI) poltrone da distribuire in tutta Italia secondo le preferenze del ministro in presunti musei d’elite che d’elite non sono affatto. Basta scorrere la lista pubblicata sul sito del ministero per vedere la realtà. Ecco quindi che ci stiamo avviando, passo dopo passo, verso la paralisi dell’amministrazione che sarà completa quando tra cinque anni l’80 % del personale andrà in pensione per raggiunti limiti di età (il ministero è stato costituito tra il 1974/1975) con buona pace dei presunti paladini del patrimonio culturale italiano. chiuso

Se il Sindaco e il Prefetto si palleggiano le responsabilità… – PENALE e PROCESSO | Diritto e Giustizia

Se il Sindaco e il Prefetto si palleggiano le responsabilità… – PENALE e PROCESSO | Diritto e Giustizia.

E se il diritto di critica investe i conti correnti? – PENALE e PROCESSO | Diritto e Giustizia

E se il diritto di critica investe i conti correnti? – PENALE e PROCESSO | Diritto e Giustizia.

Obblighi di sicurezza anche nei confronti dei soggetti non lavoratori dipendenti – PENALE e PROCESSO | Diritto e Giustizia

Obblighi di sicurezza anche nei confronti dei soggetti non lavoratori dipendenti – PENALE e PROCESSO | Diritto e Giustizia.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 938 follower