La norma fantasma: abrogato il requisito dei 70 anni nei beni culturali

Si fa presto a dire dilettanti, ci mancherebbe. Forse sarebbe più corretto narrare di confusione mentale o anche, più diplomaticamente, incertezza normativa. Il fatto è che, almeno apparentemente, sembra che il nuovo codice degli appalti (d. lgs. n. 50/2016) ha fatto già delle vittime: prime fra tutte le norme abrogate, tra cui rientra anche quella relativa al limite temporale dei 70 anni come prerequisito fondamentale per la sottoposizione a tutela di un bene immobile di appartenenza pubblica considerato di interesse culturale. In buona sostanza l’art. 217, comma 1 lettera v) del citato d. lgs. n. 50/2016 abroga l’art. 4 della della legge 12 luglio 2011, n. 106, ad eccezione  dei commi 13 e 14. Dopo un breve atto di smarrimento ed incertezza ho verificato gli aggiornamenti riportati da due importanti siti web per vedere se la mia lettura della norma fosse frutto di una svista o altro. Si, perchè abrogando l’art. 4 della legge 12 luglio 2011, n. 106, ed in particolare il comma 16, è stato cancellata dal nostro ordinamento giuridico la disposizione generale  che prevedeva il limite dei 70 anni di cui ho fatto cenno poco sopra.A questo punto mi chiedo, con l’abrogazione del comma 16 è scomparso nel nostro ordinamento qualsiasi riferimento temporale per la tutela di un bene culturale (quadro agghicciante forse) oppure  rivive (ma in forza di quale norma?) il limite dei 50 anni per i beni immobili? E’ necessario che gli esperti della materia (io non mi ritengo tale davanti ai tanto eccellenti ideatori delle riforme de’ noantri) si esprimano per fugare qualsiasi dubbio, ma nel frattempo che  cosa succede ? Per fortuna che questa informazione, come al solito, andrà ai soliti miei 23 lettori, in modo tale da non diffondersi troppo…

 

Il “buco nell’acqua” dell’attuale inquilino del MiBACT

Ho lasciato volutamente in bianco la bacheca dei commenti del mio personalissimo blog per qualche mese, in attesa dell’evoluzione di una riforma ministeriale che non mi è mai piaciuta. L’ho sempre ritenuta ricca di falle, di incongruenze e di incoerenze: scritta probabilmente da chi non si è mai spostato dalla propria stanzetta universitaria quantomeno per “saggiare” dal vivo cosa andava a trasformare. Certo non si tratta dell’opera di un novellino, o almeno non di uno solo, ma dell’opera di un visionario sicuramente si. Presi dai massimi sistemi stellari, coloro che hanno scritto materialmente la riforma hanno pensato di poter modellare la macchina ministeriale come se si trattasse di una “Limousine”, senza rendersi conto di avere a disposizione un’onesta “Cinquecento”. Ecco quindi il moltiplicarsi di uffici, di istituti autonomi, di direzioni generali, di nuove soprintendenze. Tanti balletti di nomine,  drogandosi con il famoso “gioco delle tre carte”. Ancora: la coperta è troppo piccola, basta con gli scioperi, viva i manager stranieri, regaliamo il Colosseo a chi mette un po’ di soldi per restaurarlo, viva il mecenatismo, abbasso le sponsorizzazione, anzi no, viva le sponsorizzazioni, abbasso il mecenatismo… Raccontano i corridoi romani che i nuovi soprintendenti unici, voluti fortemente dall’attuale inquilino del dicastero dei beni culturali, siano rimasti senza parole davanti a pretesi esperti  giuridici che consigliavano di prendere servizio senza operare nessun “passaggio di consegne”  con i predecessori. Raccontano anche che l’attuale inquilino del dicastero abbia scaricato la propria responsabilità dell’attuale riforma ministeriale invocando la necessaria attuazione della riforma voluta dal precedente inquilino. Da ultimo si racconta che alcuni soprintendenti unici abbiano avuto anche il regalo ad interim dei nove istituti autonomi  messi a bando nel concorso internazionale di prossima venuta. Si tratta sicuramente di una garanzia assoluta di efficienza ed efficacia degli uffici amministrativi, quella di incardinare il dirigente in una sede ed affidare l’interim presso un altro ufficio da costituire. Che dire poi della richiesta di un surplus organizzativo ai dirigenti da realizzare nel problem solving per il massimo coinvolgimento del personale nella riforma ? Vogliamo parlare dello sbandamento del personale che propone domanda per la mobilità e dopo averla fatta vi rinuncia ? Qualcuno si è reso conto che tanti (troppi) uffici sono sprovvisti di personale ?  Avete fatto caso a quanti interpelli  di personale tecnico e amministrativo stanno pubblicando ? Posso scrivere “non sanno più a quale santo votarsi” o rischio di essere blasfemo ?  In passato ho scritto che “era necessario vergognarsi”, che “avevano smontato il giocattolo dei beni culturali”, che “era stato superato ogni limite”.   Cosa potrei aggiungere oggi? Infierire servirebbe a qualcosa ? Speriamo solo che finisca presto…

19479 candidati per entrare come Funzionario del MiBACT

Il dado è tratto…ormai le domande sono state presentate e per vedere i dati completi è possibile leggere il resoconto del Ripam qui

L’augurio per TUTTI è di riuscire a mettere in campo le migliori risorse per non lasciare nulla di intentato, dal punto di vista della preparazione.

Come ho già detto anche su facebook  – facendo autopromozione – ho organizzato delle lezioni per la preparazione della materia (diritto dei beni culturali e diritto pubblico) che proseguirà anche per quanti riusciranno a sostenere la prova scritta e pratica, con naturale attenzione agli atti tipici dell’Amministrazione.

Rinvio per la preparazione al mio Manuale di diritto dei beni culturali, ormai giunto alla 7 edizione,

Per chi fosse interessato a seguire le mie video lezioni può contattarmi  qui

Per chi fosse interessato alla preparazione da me curata può chiedere l’iscrizione su Facebook  qui

Su skype ho aperto una conversazione  qui

In bocca al lupo!

 

500 funzionari per la cultura

Pubblicato il concorsone sui funzionari nel MiBACT

Si prevedono tante domande (!)

Se vi saranno richieste, organizzerò corsi brevi di diritto dei beni culturali e organizzazione del MiBACT. Se interessati, inviate la vostra richiesta a silversinger1@tiscali.it

In bocca al lupo a tutti i partecipanti!

Forse non tutti sanno che…(1)

La collezione di ceramica del Museo Archeologico di Firenze è costituita da un consistente nucleo proveniente dalle antiche Gallerie e da acquisti e doni successivi alla creazione del Museo. Uno dei più importanti acquisti iniziali

Giampietro_Campana

Giovanni Pietro Campana

– tale da far assumere al museo fiorentino un livello europeo – fu quello di una piccola parte di una collezione romana del Marchese Giovanni Pietro Campana. Questa collezione privata, allestita in diversi edifici della Capitale, costituiva una tappa obbligata per studiosi e viaggiatori. In seguito all’arresto del proprietario nel 1857, accusato di frode ai danni del Monte di Pietà di cui era direttore, fu confiscata dal Governo Pontificio e venduta a vari musei stranieri .
(tratto da F. Nicosia. L’archeologo e il soprintendente. Scritti in memoria, Notiziari della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, supplemento 1 al n. 8/2012, p. 181)

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