Forse non tutti sanno che…(1)

La collezione di ceramica del Museo Archeologico di Firenze è costituita da un consistente nucleo proveniente dalle antiche Gallerie e da acquisti e doni successivi alla creazione del Museo. Uno dei più importanti acquisti iniziali

Giampietro_Campana

Giovanni Pietro Campana

– tale da far assumere al museo fiorentino un livello europeo – fu quello di una piccola parte di una collezione romana del Marchese Giovanni Pietro Campana. Questa collezione privata, allestita in diversi edifici della Capitale, costituiva una tappa obbligata per studiosi e viaggiatori. In seguito all’arresto del proprietario nel 1857, accusato di frode ai danni del Monte di Pietà di cui era direttore, fu confiscata dal Governo Pontificio e venduta a vari musei stranieri .
(tratto da F. Nicosia. L’archeologo e il soprintendente. Scritti in memoria, Notiziari della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, supplemento 1 al n. 8/2012, p. 181)

FORSE NON TUTTI SANNO CHE…

Prende il via una rubrica dedicata a piccole curiosità giuridiche e non del settore dei beni culturali e del diritto d’autore. Una sorta di compendio di notizie dedicato al mondo giuridico della cultura per approfondire la sua conoscenza. La rubrica avrà natura occasionale e saltuaria; in ogni caso la bacheca è aperta a qualsiasi osservazione, domanda e/o approfondimento si voglia proporre.

Il bene culturale (pillole di diritto culturale)

Si parla tanto di beni culturali, ma forse è utile uno sguardo generale e semplice sul tema della loro definizione.  Di seguito la relazione sullo “stato dell’arte” in un mio intervento in un Corso di Studi tentuto ad Asuncion (Paraguay) nel 2009 (ancora attuale)

Inizio da una domanda, come faccio sempre quando affronto questo argomento, che nella sua semplicità resta pur sempre la madre di tutte le problematiche che stiamo affrontando.
Che cosa è un bene culturale?
Chiaramente la domanda è posta non dal punto di vista scientifico, ma giuridico.
Questa distinzione è molto importante perché ci fa capire subito uno dei problemi più forti, più sentiti di questo tema e cioè che è cosa diversa individuare un bene culturale dal punto di vista scientifico rispetto a quello giuridico.
Qualcuno di voi, con tutta probabilità, vedendo un bel quadro di un artista contemporaneo avrà pensato di trovarsi di fronte ad un bene culturale.
E probabilmente ha ragione.
Ma, se per caso, quel qualcuno è un giurista, prima di dire che quello è un bene culturale si domanderà : “La legge lo prevede?”

La domanda, banale forse, è esplicativa del compito principale che spetta al legislatore quando intende occuparsi di beni culturali: offrirne una definizione.
Devo essere chiaro: nessuna normativa è soddisfacente da questo punto di vista. Continua a leggere

PILLOLE DI DIRITTO CULTURALE

Prende il via una rubrica dedicata a quel settore giuridico che definisco “diritto culturale” e che si riferisce non solo al settore dei beni culturali, ma anche al diritto d’autore. La mia intenzione è di indicare brevemente i tratti tipici di alcuni istituti giuridici del settore culturale, rinviando ad eventuali approfondimenti. Si tratta, per farla breve, di un piccolo vademecum che può essere utilizzato da chiunque sia interessato all’argomento come spunto per eventuali approfondimenti. Il vademecum avrà natura occasionale e saltuaria; in ogni caso la bacheca è aperta a qualsiasi osservazione, domanda e/o approfondimento si voglia proporre.

Demolita la casa ministeriale. E adesso ?

Molti amici mi dicono di non esagerare; che si rischia a “sputare nel piatto dove si mangia”. Altri mi chiedono perché mai un oscuro carneade di provincia insista a contestare chi ha le “leve del comando”, quando sarebbe molto più semplice allinearsi ai tanti yesman che circondano il vertice politico. La mia sembra quasi una posizione autolesionista e per certi versi inutile, ma tant’è intendo perseguirla senza tentennamenti; se ne faccia una ragione chi avrebbe piacere nello zittirmi. Avete presente (e mi rivolgo come al solito ai miei fedeli 35 lettori) quando un ladro entra dentro casa vostra e, scientificamente, inizia a depredare tutto quello che di bello avete raccolto o custodito per anni, con pazienza ed entusiasmo? Non parlo soltanto di cose, ma anche di affetti, pensieri e idee che sono intimamente connesse con il vostro ambiente quotidiano. Un senso di frustrazione, di impotenza vi assale e dopo i primi momenti di sconcerto e di dispiacere, vi sentite arrabbiati perché sapete di aver subito un’ingiustizia. Ecco, così mi sento io quando vado nel mio posto di lavoro: frustrato, sconcertato, dispiaciuto, arrabbiato e – ahimè – impotente di fronte ai nuovi ladri del nostro ambiente di lavoro. Frustrato, perché hanno messo lo zucchero nel serbatoio della macchina ministeriale. Nuovi uffici senza contenuto, vecchi uffici smantellati, altri uffici da creare dal nulla. Per parlare chiaramente: direzioni generali che non hanno un minimo di visibilità quanto alla loro attività; segretariati regionali che faticano a trovare una ragione della loro esistenza; soprintendenze uniche divise in ulteriori sezioni specialistiche perché unire è bello e dividere è brutto; commissioni create e lanciate nel vuoto, senza direttive e senza personale. Sconcertato, perché vedo molti colleghi che non sanno cosa fare, non sanno dove lavorano (c’è chi si chiede se appartenga al polo, o al museo o alla soprintendenza o al segretariato…), insomma sono allo sbando e c’è chi ha la faccia tosta di esaltare questa situazione. Che coraggio! Dispiaciuto, perché immaginare che questo ministero esista ancora tra un anno, a queste condizioni, è da folli. Arrabbiato, perché chi ha realizzato questa riforma ha preso in giro tutti i dipendenti con la falsa speranza di un rinnovamento che si è tramutato in un caos disordinato. Impotente, perché non c’è verso, non c’è dibattito, non c’è confronto, c’è solo spazio per le decisioni imposte, alla faccia delle regole della convivenza civile. Sarebbe stato necessario confrontarsi maggiormente con chi vive nella casa ministeriale, prima di buttare giù i muri maestri dell’edificio. E invece no, sono venuti con l’arroganza propria di chi crede di possedere la verità rivelata e hanno deciso che la casa era proprio brutta, doveva essere demolita, con buona pace di quanti vi abitavano dentro. E adesso ? Chi tirerà nuovamente su le fondamenta ?

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