A proposito della SIAE, del contrassegno e del comportamento etico

Senza entrare nel merito della questione contrassegno SIAE, ben nota a tutti gli addetti ai lavori, voglio segnalare che il 21 maggio è stata presentata da Felice Belisario l’interrogazione a risposta orale 3-00020 chiedendo lumi sul comportamento della SIAE in merito alla vicenda. Per comodità riporto di seguito il contenuto dell’interrogazione, aspettando di conoscere che cosa risponderà Bondi in merito, e speriamo che gli inizi siano promettenti…

Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-00020
presentata da
FELICE BELISARIO
mercoledì 21 maggio 2008 nella seduta n.006

BELISARIO, PEDICA – Ai Ministri per i beni e le attività culturali e dello sviluppo economico – Premesso che:

l’8 novembre 2007 la Corte di giustizia dell’Unione europea con la sentenza n. C20/05 ha dichiarato l’illegittimità – per contrasto con l’Ordinamento comunitario – delle disposizioni di legge italiane recanti l’obbligo di apposizione del contrassegno della Società italiana autori ed editori (SIAE) sui supporti diversi dalla carta (CD, DVD, eccetera);

secondo quanto stabilito dai Giudici di Lussemburgo, infatti, tali disposizioni – in quanto recanti misure tecniche – avrebbero dovuto essere notificate alla Commissione affinché, a norma di quanto previsto dalla disciplina comunitaria, potesse verificare se ed in che misura esse fossero suscettibili di restringere la libera circolazione di beni e servizi all’interno dello spazio economico europeo;

successivamente la Corte di cassazione con tre recenti sentenze ha chiarito che il citato obbligo, per effetto della richiamata decisione della Corte di giustizia, non è, allo stato, opponibile ai privati né in sede civile, né in sede penale, né in sede amministrativa;

l’Italia, assieme alla Romania ed al Portogallo, è uno dei Paesi europei nei quali vige – salvo quanto stabilito dalla Corte di giustizia UE con la decisione richiamata – un obbligo di apposizione di un contrassegno quale strumento antipirateria;

a quanto riportato da alcuni giornali e da molte fonti di informazione telematica, nonostante tali importanti mutamenti nel quadro normativo nazionale per effetto della sentenza resa dalla Corte di giustizia UE, la SIAE continuerebbe, tuttavia, ad esigere l’adempimento al citato obbligo di apposizione del contrassegno, minacciando in caso contrario l’applicazione delle sanzioni penali previste dalla legge sul diritto d’autore;

in un comunicato diffuso il 21 aprile 2008, inoltre, la stessa SIAE avrebbe annunciato che “Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, di concerto con la Presidenza del Consiglio, ha trasmesso all’Ispettorato tecnico dell’Industria del Ministero dello Sviluppo Economico la normativa concernente il contrassegno SIAE” e che “Il Ministero dello sviluppo economico, competente in materia di notifica di regole tecniche, sta provvedendo alla notifica alla Commissione Europea”,

si chiede di sapere:

se, effettivamente, il Ministro dello sviluppo economico abbia proceduto alla notifica alla Commissione europea della citata normativa in materia di obbligo di apposizione del contrassegno SIAE e se, prima di provvedervi, sia stata verificata l’effettiva utilità di tale strumento anti-pirateria e la sua non sostituibilità con altri più moderni e meno onerosi strumenti, quali, ad esempio, marcature digitali e/o codici a barre. Al riguardo, si segnala che l’esigenza di adempiere all’obbligo di apposizione dei contrassegni SIAE costa, ogni anno, agli imprenditori interessati all’immissione in commercio di supporti contenenti opere dell’ingegno milioni di euro, ed impone a questi ultimi l’impiego di notevoli risorse umane per la gestione amministrativa ed operativa di tale obbligo (invio degli ordini, spedizione, attacco degli adesivi ed eventuale “ribollinatura” in caso di reimmissione in commercio);

se i Ministri in indirizzo ritengano legittima la condotta della SIAE che ha, sin qui, continuato ad esigere da parte degli imprenditori italiani l’adempimento di un obbligo di legge dichiarato inefficace dalla Corte di giustizia dell’Unione europea anziché comunicare ad utenti e Forze dell’ordine, in modo chiaro e puntuale, il contenuto e gli effetti della citata decisione;

in che modo intendano tutelare gli imprenditori italiani che nell’ultimo ventennio si sono visti costretti a farsi carico di ingenti costi a fronte di un obbligo di legge che, in realtà, non può considerarsi mai entrato a far parte dell’ordinamento italiano in ragione del palese vizio, nel processo normativo, attraverso il quale ha visto la luce.

(3-00020)

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