A proposito di prostituzione, legge Merlin e referendum

La notizia è propria vera e mi sento di doverla dare non fosse altro per puro spirito di informazione. In fin dei conti anche questi argomenti costituiscono parte della nostra cultura o di quella di un tempo e perciò credo se ne possa tranquillamennte discutere. Il fatto: quest’oggi è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana l’annuncio di una richiesta di referendum popolare: 11 distinti gentiluomini si sono armati di santa pazienza ed hanno detto che intendono promuovere una proposta di referendum popolare per l’abrogazione della c.d. Legge Merlin. In buona sostanza, si cerca di abrogare quella legge che aveva vietato l’esercizio di case di prostituzione. Mi astengo da un commento consapevole sulla vicenda e lascio il tema alla vostra attenzione per vedere in ogni caso se vi siano margini per un ritorno al passato così clamoroso e, consentitemi solo questo, allucinante. Per completezza vi indico di seguito il testo della legge e le proposte di referendum.

Legge 20 febbraio 1958, n° 75.
Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui.

Capo I – Chiusura delle case di prostituzione

Art.1

E’ vietato l’esercizio di case di prostituzione nel territorio dello Stato e nei territori sottoposti all’amministrazione di autorità italiane.

Art.2

Le case, i quartieri e qualsiasi altro luogo chiuso, dove si esercita la prostituzione, dichiarati locali di meretricio ai sensi dell’art. 190 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, numero 773, e delle successive modificazioni, dovranno essere chiusi entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge.

Art.3

Le disposizioni contenute negli artt. 531 a 536 del Codice Penale sono sostituite dalle seguenti: “E’ punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da lire 500.000 a lire 20.000.000, salvo in ogni caso l’applicazione dell’art. 240 del Codice penale:
1) chiunque, trascorso il termine indicato nell’art. 2, abbia la proprietà o l’esercizio, sotto qualsiasi denominazione, di una casa di prostituzione, o comunque la controlli, o diriga, o amministri, ovvero partecipi alla proprietà, esercizio, direzione o amministrazione di essa;
2) chiunque avendo la proprietà o l’amministrazione di una casa od altro locale, li conceda in locazione a scopo di esercizio di una casa di prostituzione;
3) chiunque, essendo proprietario, gerente o preposto a un albergo, casa mobiliata, pensione, spaccio di bevande, circolo, locale da ballo, o luogo di spettacolo, o loro annessi e dipendenze o qualunque locale aperto al pubblico od utilizzato dal pubblico, vi tollera abitualmente la presenza di una o più persone che, all’interno del locale stesso, si danno alla prostituzione;
4) chiunque recluti una persona al fine di farle esercitare la prostituzione, o ne agevoli a tal fine la prostituzione;
5) chiunque induca alla prostituzione una donna di età maggiore, o compia atti di lenocinio, sia personalmente in luoghi pubblici o aperti al pubblico, sia a mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità;
6) chiunque induca una persona a recarsi nel territorio di un altro Stato o comunque luogo diverso da quello della sua abituale residenza, la fine di esercitarvi la prostituzione ovvero si intrometta per agevolarne la partenza;
7) chiunque esplichi un’attività in associazioni ed organizzazioni nazionali ed estere dedite al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione od allo sfruttamento della prostituzione, ovvero in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo agevoli o favorisca l’azione o gli scopi delle predette associazioni od organizzazioni;
8) chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui. In tutti i casi previsti nel n. 3) del presente articolo alle pene in essi comminate, sarà aggiunta la perdita della licenza d’esercizio e potrà anche essere ordinata la chiusura definitiva dell’esercizio. I delitti previsti dai nn. 4) e 5), se commessi da un cittadino in territorio estero, sono punibili in quanto le convenzioni internazionali lo prevedano.

Art.4

La pena è raddoppiata:
1) se il fatto è commesso con violenza minaccia, inganno;
2) se il fatto è commesso ai danni di persona minore degli anni 21 o di persona in istato di infermità o minoranza psichica, naturale o provocata;
3) se il colpevole è un ascendente, un affine in linea retta ascendente, il marito, il fratello, o la sorella, il padre o la madre adottivi, il tutore;
4) se al colpevole la persona è stata affidata per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza, di custodia;
5) se il fatto è commesso ai danni di persone aventi rapporti di servizio domestico o d’impiego;
6) se il fatto è commesso da pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni;
7) se il fatto è commesso ai danni di più persone;
7 bis) se il fatto è commesso ai danni di una persona tossicodipendente.

Art.5

Sono punite con l’arresto fino a giorni 8 e con l’ammenda di lire 10.000 le persone dell’uno e dell’altro sesso:
1) che in luogo pubblico od aperto al pubblico, invitano al libertinaggio in modo scandaloso o molesto;
2) che seguono per via le persone, invitandole con atti e parole al libertinaggio.
Le persone colte in contravvenzione alle disposizioni di cui ai nn. 1) e 2), qualora siano in possesso di regolari documenti di identificazione, non possono essere accompagnate all’Ufficio di pubblica sicurezza.
Le persone accompagnate all’Ufficio di pubblica sicurezza per infrazioni alle disposizioni della presente legge non possono essere sottoposte a visita sanitaria. I verbali di contravvenzione saranno rimessi alla competente autorità giudiziaria.

Art.6

I colpevoli di uno dei delitti previsti dagli articoli precedenti, siano essi consumati o soltanto tentati, per un periodo variante da un minimo di due anni ad un massimo di venti, a partire dal giorno in cui avranno espiato la pena, subiranno altresì l’interdizione dai pubblici uffici, prevista dall’art. 28 del Codice penale e dall’esercizio della tutela e della curatela.

Art.7

Le autorità di pubblica sicurezza, le autorità sanitarie e qualsiasi altra autorità amministrativa non possono procedere ad alcuna forma diretta od indiretta di registrazione, neanche mediante rilascio di tessere sanitarie, di donne che esercitano o siano sospettate di esercitare la prostituzione, né obbligarle a presentarsi periodicamente ai loro uffici.
E’ del pari vietato di munire dette donne di documenti speciali.

Capo II – Dei patronati ed istituti di rieducazione

Art.8

Il Ministro per l’interno provvederà, promuovendo la fondazione di speciali istituti di patronato, nonché assistendo e sussidiando quelli esistenti, che efficacemente corrispondano ai fini della presente legge, alla tutela, all’assistenza ed alla rieducazione delle donne uscenti, per effetto della presente legge, dalle case di prostituzione.
Negli istituti di patronato, come sopra previsti, potranno trovare ricovero ed assistenza, oltre alle donne uscite dalle case di prostituzione abolite nella presente legge, anche quelle altre che, pure avviate già alla prostituzione, intendano di ritornare ad onestà di vita.

Art.9

Con determinazione del Ministro per l’interno sarà provveduto all’assegnazione dei mezzi necessari per l’esercizio dell’attività degli istituti di cui nell’articolo precedente, da prelevarsi dal fondo stanziato nel bilancio dello Stato a norma della presente legge.
Alla fine di ogni anno e non oltre il 15 gennaio successivo gli istituti di patronato fondati a norma della presente legge, come gli altri istituti previsti dal precedente articolo e che godano della sovvenzione dello Stato, dovranno trasmettere un rendiconto esatto della loro attività omettendo il nome delle persone da essi accolte.
Tali istituti sono sottoposti a vigilanza e a controllo dello Stato.

Art.10

Le persone minori di anni 21 che abitualmente o totalmente traggono i loro mezzi di sussistenza dalla prostituzione saranno rimpatriate e riconsegnate alle loro famiglie, previo accertamento che queste siano disposte ad accoglierle.
Se però esse non hanno congiunti disposti ad accoglierle e che offrano sicura garanzia di moralità saranno per ordine del presidente del tribunale affidate agli istituti di patronato di cui nel precedente articolo.
A questo potrà addivenirsi anche per loro libera elezione.

Art.11

All’onere derivante al bilancio dello Stato verrà fatto fronte, per un importo di 100 milioni di lire, con le maggiori entrate previste dalla legge 9 aprile 1953, n. 248.

Capo III – Disposizioni finali e transitorie

Art.12

E’ costituito un Corpo speciale femminile che gradualmente ed entro i limiti consentiti sostituirà la polizia nelle funzioni inerenti ai servizi del buon costume e della prevenzione della delinquenza minorile e della prostituzione.
Con decreto Presidenziale, su proposta del Ministro per l’interno, ne saranno determinati l’organizzazione ed il funzionamento.

Art.13

Per effetto della chiusura delle case di prostituzione presentemente autorizzata entro il termine previsto dall’art. 2, si intendono risolti di pieno diritto, senza indennità e con decorrenza immediata, i contratti di locazione relativi alle case medesime.
E’ vietato ai proprietari di immobili di concludere un nuovo contratto di locazione colle persone sopra indicate.

Art.14

Tutte le obbligazioni pecuniarie contratte verso i tenutari dalle donne delle case di prostituzione si presumono determinate da causa illecita.
E’ ammessa la prova contraria.

Art.15

Tutte le disposizioni contrarie alla presente legge, o comunque con essa incompatibili, sono abrogate.

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
COMUNICATO

Annuncio di una richiesta di referendum popolare

Ai sensi degli articoli 7 e 27 della legge 25 maggio 1970, n.
352, si annuncia che la Cancelleria della Corte suprema di
cassazione, in data 28 maggio 2008, ha raccolto a verbale e dato atto
della dichiarazione resa da undici cittadini italiani, muniti dei
prescritti certificati di iscrizione nelle liste elettorali, di voler
promuovere una proposta di referendum popolare previsto dall’art. 75
della Costituzione sul seguente quesito:
Volete voi che sia abrogata:
la legge 20 febbraio 1958, n. 75, recante «Abolizione della
regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento
della prostituzione altrui», limitatamente alle seguenti parti:
art. 1;
art. 2;
art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: 1) chiunque,
trascorso il termine indicato nell’art. 2, abbia la proprieta’ o
l’esercizio, sotto qualsiasi denominazione, di una casa di
prostituzione, o comunque la controlli, o diriga, o amministri,
ovvero partecipi alla proprieta’, esercizio, direzione o
amministrazione di essa;
art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: 2) chiunque,
avendo la proprieta’ o l’amministrazione di una casa od altro locale,
li conceda in locazione a scopo di esercizio di una casa di
prostituzione;
articolo 3, comma 1, limitatamente alle parole: 4) chiunque
recluti una persona al fine di farle esercitare la prostituzione, o
ne agevoli a tal fine la prostituzione;
art. 3, comma 1, n. 7), limitatamente alle parole «al
reclutamento di persone da destinare alla prostituzione od»;
art. 7;
art. 8, comma 1, limitatamente alle parole «per effetto della
presente legge»;
art. 8, comma 2, limitatamente alle parole «abolite nella
presente legge»;
art. 13;
art. 14?
Dichiarano, altresi’, di eleggere domicilio presso lo studio
dell’avv. Fabio Lattanzi, via Paolo Mercuri n. 8 – 00193 Roma.

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4 Risposte

  1. .. francamente io sono d’accordo ….
    subito dopo farei una legge per toglierle dalle strade (ma a parte che, tra il fatto che sono spesso straniere “clandestine” e che una legge sanzionata si trova sempre …) magari du una legge nuova non ci sia bisogno, fosse pure un’accusa di atti osceni

    A me sembra che il sistema attuale proprio non funzioni e ci sia molta ipocrisia, una sorta di proibizionismo ampiamente tollerato che fa solo gli interessi della mala …

    comunque mi fermo qui in ogni casoe non replicherò: è un tema controverso e OT

  2. diciamo che un maggior controllo del fenomeno è auspicabile, si tratta di individuare mezzi adeugati e proporre soluzioni valide. Questa dei signori che vogliono proporre il referendum abrigativo della merlin può essere una proposta e già questo importante. Sul contenuto, ti ripeto, non vorrei sbilanciarmi perchè non credo sinceramente che così si possa risolvere, ma è pur sempre una proposta…

  3. Poniamo il referendum per togliere le prostitute dalle strade e regolamentare la loro attività, si che paghino le tasse anche loro, ed aiutino la finanza in questo momento di crisi.
    Maggior controllo, maggior igiene, tasse pagate, minor impatto ambientale, che si faccia subito un referendum visto che la Chiesa bloccherebbe tutti gli iter parlamentari per una eventuale legge proposta dalla maggioranza.

  4. la verità?la legge merlin ha solo ingarbugliato le cose,non cambiando effettivamente niente .è meglio abrogarla cosi da poter migliorare sia le loro condizioni con frequenti controlli medici e sanitari sia quella delle nostre strade

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