Stratigrafia e diritto d’autore

Da qualche giorno, in maniera più o meno continua, sto affrontando insieme ad altri una discussione sulla tutelabilità della c.d. stratigrafia. L’argomento mi sembra interessante e per questo motivo rilancio la chiacchierata anche qui, magari sperando in ulteriori interventi.  L’ospite e promotore della discussione è Mario Trabucco e potete leggere tutto il resoconto qui ; partecipa al dibattito anche Rita Borioni con le sue ottime e stimolanti osservazioni.

Di seguito riporto il testo introduttivo del post di Mario ed un mio successivo intervento.

“Strato di diritto”

Mercoledì 7 Gennaio 2009

Il post “La stratigrafia è un bene culturale?” sebbene possa chiudersi con una risposta sostanzialmente negativa, nondimeno ha sollevato un ampio dibattito, i cui frutti sarà bene analizzare in dettaglio. E’ per questo che apro questo nuovo capitolo, come spin-off del precedente.
Per quel che pare a me (e non sono un giurista, com’è noto) Bretella notava giustamente che la mancanza di una res tangibile alla quale affibbiare dei diritti ostacola irrimediabilmente il percorso di tutela della stratigrafia “pura”, ovvero indipendentemente dagli oggetti culturalmente significativi (e quindi tutelati) che essa custodisce. Penso che forse facciano meglio le zone di cultura anglosassone quando parlano più estensivamente di cultural heritage piuttosto che di “beni e attività culturali”.  Sarebbe tutto più semplice.

Spostando allora il discorso sul campo della tutela del diritto d’autore e della proprietà intellettuale, quali sono esattamente i presupposti giuridici per attribuire dei diritti a qualcuno (persona fisica, ente o collettività) sulla lettura stratigrafica, o meglio sui risultati di questa operazione di lettura? Essa viene in effetti normata dal ministero nelle sue modalità. Ma che dire della proprietà e dei diritti di utilizzazione?

Bisogna tutelare maggiormente l’archeologo stratigrafo che legge e interpreta un dato di natura, come si farebbe con l’autore di un documentario sui leoni? Certo l’interpretazione della stratigrafia, operazione che avviene nel momento stesso in cui la si scava tanto da indirizzare le scelte successive sul cantiere, è opera esclusiva dell’ingegno dello scavatore o del direttore scientifico dello scavo. Essa dipende dalla sua sensibilità e dalla sua specifica competenza garantita dalla sua formazione e dall’esperienza che ha maturato. La sua lettura in fin dei conti è unica e irripetibile, quasi come una piccola opera d’arte. Tralasciamo poi il caso, nenanche tanto raro, in cui l’interpretazione di uno scavo finisce con l’essere una ricostruzione di pura fantasia!! C’entrerà pure il diritto d’autore…

Oppure si dovrebbe considerare il diritto della collettività che paga l’operazione di lettura e che quindi dovrebbe usufruire dei risultati nel modo più ampio, rapido e trasparente possibile (leggasi “dati nel pubblico dominio con divulgazione su internet in tempi ragionevolmente brevi”)?

La documentazione dello scavo, redatta da pubblici dipendenti (almeno temporanei) e seguendo pubbliche direttive sembrerebbe avere i connotati di una serie di atti amministrativi… o no? E se sì, in che misura varrebbero le norme sulla trasparenza e l’accesso agli atti amministrativi? Magari ho il diritto di andare a vedere le schede US dello scavo inedito dell’archeologo Tal dei tali…

Nuovi inquietanti scenari si aprono…

bretella Dice:
Venerdì 9 Gennaio 2009 alle 1:53 La proposta che ho fatto qualche tempo fa nel precedente topic sulla stratigrafia, tentando di trovare una via di protezione nel campo del diritto d’autore, si basa essenzialmente sulla impossibilità di configurare, allo stato, la fattispecie all’interno delle categorie del bene culturale. Le ragioni specifiche le ho già esposte e quindi non le ripropongo qui. Quello che, invece, devo osservare è il meccanismo che mi pare possa condurre ad una tutela della stratigrafia.
Premessa. Qualche anno fa, quando seguii il mio primo corso di specializzazione in diritto d’autore, fui colpito dalla semplicità con cui il Prof. Fagiani spiegava, concretamente, le condizioni indispensabili per poter tutelare un’opera dell’ingegno. Il ragionamento di base è che solo ciò che assume una concretezza di forma espressiva può trovare tutela, una volta soddisfatti quei requisiti minimi di novità ed originalità che sono richiesti dalla l.d.a (originalità e novità minima. Tengo a fare questa precisazione perché la creatività richiesta dalla l.d.a. non è quella scintilla di genio che è quasi impossibile da determinare, ma semplicemente quella che si determina da elementi di novità e di originalità espressivi dell’opera). In buona sostanza, se si vuole tutelare qualcosa con il regime del diritto d’autore, si deve trovare una forma espressiva adeguata. Per questo motivo ad esempio non sono tutelabili le idee in sé, ma le loro forme espressive, in quanto dotate di novità ed originalità. La questione all’epoca era particolarmente interessante per me in quanto tentavo di dimostrare che la regia teatrale è qualcosa di nuovo ed originale rispetto all’opera letteraria scritta rappresentata e che pertanto quel tipo di regia poteva trovare una tutela autonoma (e non in quanto opera letteraria) al pari di altri tipi di regia. Il grosso scoglio da superare era proprio quello della forma espressiva che poteva assumere la regia (messinscena ecc.) che, secondo la dottrina dominante, non era configurabile come autonoma rispetto al testo teatrale. All’epoca proposi la soluzione di individuare nel c.d. libro di regia la forma espressiva di tutte quelle indicazioni della regia che fossero autonome ed originarie rispetto a quanto scritto dall’autore del testo teatrale. Mi sembrava (e mi sembra) una soluzione accettabile per tentare di ricondurre nell’alveo del diritto d’autore anche il lavoro creativo della regia teatrale.
Con questa premessa, ritengo che si potrebbe tentare un discorso del tutto analogo anche per la stratigrafia. In primo luogo, non ritengo possibile tutelare la stratigrafia in sé, né quindi il processo astrattamente applicabile perché lì siamo nel campo delle idee, dei metodi, di ciò che astrattamente non può trovare tutela come opera dell’ingegno. Ritengo invece possibile tutelarla come opera dell’ingegno (ricordo ancora una volta, dotata dei minimi requisiti della originalità e novità) nel caso assuma forma espressiva concreta in casi individui. Si tratta in buona sostanza di operare una lettura stratigrafica e farle assumere una forma espressiva concreta (uno scritto, ad esempio). Mutatis mutandis, è come se si trattasse di un’edizione critica di una scavo (passatemi l’espressione atecnica). Si va a tutelare quello che è l’apparato critico dello scavo e che ci permette di tutelare la lettura stratigrafica che può essere formata.
A mio personalissimo giudizio, questa potrebbe essere una tappa almeno iniziale (tutta da verificare e da dimostrare) per tentare la tutela dell’opera stratigrafica (dell’apparato critico, ripeto) almeno dal punto di vista del diritto d’autore.
Per rispondere ad un quesito concreto di Mario, è chiaro che se fosse possibile riconoscere una tutela di questo tipo, tutto quello che viene ad essere svolto dal dipendente pubblico nello svolgimento di attività istituzionale deve essere attribuito alle amministrazioni dello Stato in conformità a quanto previsto dall’articolo 11 l.d.a. Qui non ci possono essere scappatoie.
Scusate come sempre gli eventuali errori di digitazioni, ma la fretta…

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