Tomabarolo? No, grazie: archeocondono!

Ebbene si, finalmente siamo riusciti a “sfondare” anche la barriera dell’archeologia. Da oggi in poi, non dobbiamo avere più paura di tenere un “coccetto” (magari etrusco)  in casa, perché con una piccola somma da pagare, finalmente da tombaroli diventeremo dei perfetti gentiluomini!

All’inizio non volevo crederci.  Figuriamoci, vado per il mondo sostenendo la lotta contro il traffico illecito dei beni culturali; offro la mia consulenza professionale a Governi stranieri per scrivere delle buone leggi che puniscano i colpevoli dei furti archeologici; potevo pensare di essere sbugiardato proprio dal mio Paese? E invece..torna l’archeocondono. Non c’è niente da fare: è proprio uno strumento che non sta nella pelle, che è necessario inventarsi, perché da noi la sanatoria è la regola  e l’ordinario è l’eccezione.  Quindi via al condono e chi può ne approfitti.

E’ questo il rischio concreto legato all’approvazione della prossima manovra finanziaria. Infatti, stando a quanto riporta oggi u quotidiano nazionale, all’interno del prossimo maxiemendamento alla manovra finanziaria che il governo  a breve presenterà sarà contenuta anche la norma che permetterà a chiunque detenga un reperto mai denunciato, in Italia o all’estero, di ottenere una concessione in deposito della durata di trent’anni, rinnovabili, potendolo anche trasferirlo in eredità. L’unico prezzo da pagare sarà la necessaria autodenuncia di possesso e il pagamento della somma che dovrebbe aggirarsi in ordine al  terzo del valore del bene.

Si tratta di uno strumento che di fatto depenalizzerà il reato di cui all’articolo 712 del codice penale che punisce l’acquisto di cose di sospetta provenienza.

L’archeocondono (lo so il termine è brutto, ma è stato già utilizzato in passato) contenuto in questo maxiemendamento si differenzia da quello già presentato (e cassato..) nel 2004, in quanto quest’ultimo prevedeva per il possessore la possibilità di diventare proprietario del bene posseduto illegittimamente, mentre ora ne diventerà solo custode, anche se per 30 anni e con possibilità di trasferimento mortis causa..

Si tratta ancora di un’ipotesi e come tale va trattata. Certamente, se dovesse essere inserito, l’archeocondono italiano costituirebbe una vera e propria ferita al patrimonio culturale della collettività  che per ragioni di bilancio finirebbe per svendere il proprio passato, il presente e il futuro.

Staremo a vedere !

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Una Risposta

  1. D’accordo su tutto

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