Alessandro Ferretti

Un luogo dove parlare di diritto culturale, cultura del diritto e dintorni

No alla prelazione se il vincolo non è trascritto in tempo utile!

TAR Puglia N. 1886 depositata il 15 dicembre 2011 [1]

Non è possibile esercitare la prelazione artistica su di un bene dichiarato di interesse culturale, se il decreto di tutela non è trascritto nei confronti dell’acquirente dell’immobile. E’ quanto stabilito dal TAR Puglia con la sentenza 1886 depositata  il 15 dicembre 2011, con cui si risolve un’ipotesi di prelazione artistica operata dal Comune. Infatti, nel caso di specie un immobile, vincolato con decreto ministeriale del 24 settembre 1985, veniva venduto dai proprietari al ricorrente in data 8 novembre 1985 con atto di compravendita trascritto in data 4 dicembre 1985.  Soltanto in data 22 luglio 1986 il decreto di vincolo veniva trascritto presso la Conservatoria dei registri immobiliari e, successivamente, il ricorrente aveva provveduto a comunicare in data 27 dicembre 2010 l’acquisto del suddetto immobile alla competente Soprintendenza di settore. Ne consegue la successiva rinuncia al diritto di prelazione da parte del Ministero e la necessaria comunicazione agli enti – trattandosi di denuncia tardiva e quindi con un allungamento dei tempi procedimentali per l’esercizio della prelazione di 180 giorni – per l’eventuale esercizio della prelazione da parte di essi. Ciò si verifica ad opera del Comune di Terlizzi che con deliberazione n. 1 del 26 gennaio 2011 esprime la volontà di esercitare il diritto di prelazione avendo interesse ad acquisire l’immobile al fine di annetterlo ad una altra porzione dello stesso, di sua proprietà. Il ricorrente tuttavia comunica all’ente la mancata trascrizione in termini utili e chiede l’annullamento in autotutela da parte del Comune della deliberazione citata. A ciò faceva seguito anche una nota della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia, che in data 22 marzo 2011, dato atto che la trascrizione del vincolo era successiva all’acquisto da parte del ricorrente, aveva ravvisato  – si legge nella sentenza – l’opportunità per il Comune di Terlizzi di valutare in maniera complessiva la situazione con particolare riguardo agli effetti che potrebbe produrre l’esercizio del diritto di prelazione sulla sfera giuridica e patrimoniale del proprietario, nonché delle altre parti in causa. Il Comune non accoglie l’istanza del proprietario e procede con la prelazione. Da qui il ricorso del proprietario con la richiesta dell’annullamento della delibera comunale, la declaratoria dell’insussistenza delle condizioni per l’esercizio della suddetta prelazione da parte del Comune di Terlizzi a causa della inopponibilità del vincolo apposto con D.M. del 24 settembre 1985 e la condanna della P.A. al risarcimento dei danni. Il giudice di prime cure non può far altro che accogliere il ricorso del proprietario. Infatti, il Collegio, confermando quanto già rappresentato nell’ordinanza cautelare n. 433 del 12 maggio 2011, non può che  ritenere che il vincolo di cui si tratta non possa essere opposto al ricorrente che ha acquistato e trascritto l’atto di acquisto prima della trascrizione del vincolo stesso, non rilevando in alcun modo la circostanza, sollevata dal Ministero per i beni e le attività culturali resistente, che il ricorrente abbia comunicato solo in data 27 dicembre 2010 l’acquisto del suddetto immobile alla Soprintendenza competente. Ciò in quanto esso non rientrava tra i soggetti obbligati ad effettuare la denuncia di trasferimento prevista dall’art. 59 del d.lgs. n. 42 del 2004, che nella fattispecie oggetto di gravame erano gli alienanti dell’immobile. Tanto è sufficiente per permettere di accogliere il ricorso dell’istante, in quanto  i profili di illegittimità dedotti con riferimento a quanto appena riportato, abbiano una indubbia valenza assorbente rispetto agli altri motivi di gravame, sicché la fondatezza delle dedotte censure comporta l’accoglimento della domanda demolitoria del ricorso stesso, senza necessità di pronunziarsi sulle ulteriori censure. Da qui l’accoglimento del ricorso con il conseguente annullamento della delibera del Comune e la condanna dello stesso al pagamento delle spese processuali.

(BretellaLog, 4 gennaio 2012. Nota di Alessandro Ferretti)

[1] Il testo integrale è scaricabile dal sito della Giustizia Amministrativa, qui

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