Sponsorizzazioni colosseo: scandalucci, affaroni e tanta ipocrisia.

Non è che mi faccia poi così tanto piacere, ma questa volta – come in altri casi – posso dire a voce alta “Io l’avevo detto!” e l’avevo anche scritto, in tempi non sospetti. Certo, la platea dei miei lettori non è quella dei grandi network, al massimo posso contare sulla visibilità di pochi affezionati, ma almeno qualche chicca la riesco a dare in anteprima. Come è successo nel caso della sponsorizzazione del Colosseo, dove sin dal mese di giugno ho scritto su questo scandaluccio che si è trasformato in un affarone per qualcuno. Riporto di seguito quanto ho già scritto il 24 giugno sul mio blog

Il colosseo….un furto per gli italiani..

Va bene, come sempre, uso titoli forti e un po’ “strillati”, ma proprio non se ne può più…Ma come fa un ministro dei beni culturali a dire che la sponsorizzazione Tod’s è un affare per Della Valle ma anche per lo Stato ? Io credo, e mi piace dirlo, che i vantaggi derivanti dall’accordo di sponsorizzazione siano notevolmente maggiori per  Tod’s rispetto a quelli che avrà lo Stato. Non ci credete? Vi faccio qualche esempio.

Lo sponsor si impegna a versare 25 milioni di euro per il restauro del Colosseo (ok)

Lo sponsor ha questi vantaggi:

1. ha il diritto di ottenere l’accesso al Colosseo per gruppi di persone, con le solite cautele della sicurezza, ecc. ecc.

2. ha il diritto di utilizzare la dizione “sponsor unico per i lavori di restauro del Colosseo in base al piano degli interventi”, nonchè il logo, durante eventi, manifestazioni, conferenze stampa (immagino in tutto il globo terrestre..);

3. utilizza il logo dell’Associazione (che è costituita dallo sponsor e da tutti quelli che vogliono aiutare il colosseo..) sulla carta intestata, sul materiale istituzionale (di chi?), ecc. ecc.

4. ha il diritto dell’apposizione del logo sul retro dei biglietti di ingresso al Colosseo (avete presente quanti biglietti stacca in un anno la visita al Colosseo? Immaginate quanto costano i passaggi pubblicitari in televisione e quanto risparmia lo sponsor con questo semplice  bollino sul retro di un biglietto..)..ah, il marchio va messo anche nella recinzione del cantiere durante i lavori di restauro del Colosseo, ci mancherebbe

5. ha il diritto di pubblicità dell’evento abbinandolo a propri prodotti

6. utilizzare immagini dell’intervento per comunicazioni, diciamo, istituzionali.

Vi pare  poco? Beh c’è anche l’Associazione (ripeto costituita da Tod’s in primo luogo) che ha tutta un’altra serie di diritti in merito al restauro e alla pubblicità collegata.

Vi pare poco?

Ben, allora ci sono le esclusive.

Ad esempio, il Minsitero non può chiedere altre sponsorizzazioni per gli stessi interventi di restauro del Colosseo. Inoltre, udite udite, non può concedere, a qualsiasi titolo, a terzi il diritto di associare a fini promo-pubblicitari la propria immagine e/o i propri segni distintivi al Colosseo nè agli interventi di restauro..

Ho semplificato molto e molto si dovrebbe ancora dire, ma per ora finisco qui, per non annoiarvi troppo, in ogni caso

si, non c’è dubbio: l’affare l’abbiamo fatto noi italiani…

 

Ora, quanto ho riportato è frutto della semplice lettura della Convenzione conclusa tra il MiBAC e Tod’s, accessibile su internet e che non può non colpire per la posizione evidente di svantaggio in cui si viene a collocare in maniera autonoma lo Stato nei confronti di un privato. Personalmente, ritengo che non occorra una grande esperienza giuridica per comprendere la semplicità di questo enunciato, basato sulla semplice lettura del documento. E’ vero, mi sono occupato per anni di sponsorizzazioni pubbliche e culturali in particolare, forse questo mi consente di avere un occhio clinico sulle incongruenze e illogicità di certi accordi, ma è possibile che nessun altro abbia avuto l’onestà di evidenziare questa situazione, tra quanti sono “nella stanza dei bottoni”? Oggi leggo che  l’Antitrust, su ricorso del Codacons, ha censurato per distorsione della concorrenza l’accordo sul restauro del Colosseo affidato alla Tod’s di Diego della Valle che ha vinto la gara d’appalto per 25 milioni di euro. L’autorità per la concorrenza ha segnalato che lo sfruttamento dei diritti d’immagine del Colosseo, in base al bando per la ricerca dello sponsor, doveva essere «pari alla durata dei lavori» e senza «proroga». Intanto altre nubi si addensano sul restauro: il Tar, tribunale amministrativo regionale del Lazio, si pronuncerà il 25 gennaio su ricorsi presentati in merito alla «legittimità» delle procedure di assegnazione dei lavori di restauro dell’Anfiteatro Flavio per i quali sono già in corso indagini preliminari (fonte Il Giornale dell’Arte). Perchè nessuno ha posto il problema al momento della conclusione dell’accordo? Perchè si è permessa un’operazione di svendita del nostro patrimonio culturale, senza nessuna remora? Chi ne ha tratto vantaggio?

A questi e altri quesiti dovrebbero avere cura di rispondere quanti oggi si lamentano dei rischi connessi al mancato restauro del Colosseo, a causa di una negligente attenzione alle procedure ed al mancato rispetto del minimo contenuto legale di accordi e di bandi di gara. Ma in che mani siamo???

Scusate lo sfogo, ma tanto tra noi cinque o sei possiamo farlo, in attesa che altri si accorgano della evidenza, consentendoci di dire “L’avevamo detto sei mesi fa!”

A.F.

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