Cultura: manca la riforma necessaria

C’è un ministro che ha “preso in mano” il tema cultura nel nostro Paese e che ha scelto una linea di intervento chiaramente indirizzata, per il momento. Pompei, Fondazioni liriche, Spettacolo, Cinema. Tanto è vero che questi sono i nodi che vengono affrontati nel c.d. Decreto Cultura (oltre ad altri minimali aspetti relativi a musei ed altro, come tirocini per giovani under 35 per l’inventariazione e la digitalizzazione del patrmonio culturale). Ci sono poi interventi di carattere generale come l’istituzione di una Commissione presieduta da Settis per la revisione e l’armonizzazione delle norme del Codice dei beni culturali e del paesaggio; le iniziative collegate alla c.d. ” una notte al Museo”; gli accenti sulle sponsorizzazioni; il taglio delle auto blu con il recupero – udite, udite – di ben 7 autisti che potranno fare da custodi nei musei di Roma (wow!); ecc. ecc.  Tanta “carne al fuoco” come si può apprezzare, ma quello che manca e che secondo il mio modestissimo giudizio doveva essere il primo tassello degli interventi è la resa efficiente del “nuovo” Ministero dei beni e delle attività culturali e del Turismo. Questo perchè fin quando non si renderà efficiente la macchina che fa “girare il carrozzone” tutto il resto è  perfettamente inutile. E’ pur vero che con un’ulteriore riforma del Ministero ne avremmo collezionate 4 negli ultimi 8 anni, ma è anche vero che finchè non si risolve il nodo delle competenze e delle funzioni  all’interno del dicastero l’appesantimento dei procedimenti e le disfunzioni organizzative non raggiungeranno mai il livello fisiologico ma segnaleranno sempre delle patologie. Per dirla con le parole lette in intervento su facebook, le varie problematiche esistenti non risolte  e che continuano ad ammorbare il ministero sono costituite, tra l’altro, dalle numerose soprintendenze con dirigenti ad interim  che non possono essere presenti sul territorio in maniera assidua data la loro carenza del dono dell’ubiquità (spesso in regioni lontane centinaia di chilometri) ; dai vuoti spaventosi in organico venutisi a creare negli ultimi anni e non integrati con nuove assunzioni e che il ministro attuale vuole risolvere con l’assunzione di 100 stagisti under 35; i fondi a disposizione anche per l’ordinaria amministrazione ridotti a  nulla (signori, le spese di funzionamento non possono essere più effettuate data la mancanza dei fondi), i luoghi della cultura con personale che non può garantire le aperture ( e noi facciamo le notti dei musei…)  la tutela nella periferia ormai assente visto che non c’è più chi la possa garantire. Ecco a fronte di queste inefficienze forse sarebbe stato meglio mettere le mani prima su questi punti, ma si sa mentre garantire fondi alle piccole lobbies del nostro sistema cultura garantisce consensi politici, risolvere i problemi di organizzazione e burocratizzazione del ministero attribuisce solo malumori. Meditate gente, meditate..
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