Bando dei 500 nel dicastero della cultura: una colossale sciocchezza

Stupisce che l’attuale ministro dei beni culturali dia una spiegazione illogica affidandola al solito cinguettio

 

Ormai è noto: Massimo Bray si affida spesso ai cinguettii della rete per giustificare la propria azione politica nel settore dei beni culturali, provocando in alcuni casi sconquassi tali da lasciare stupiti o interdetti coloro che si accingono alla loro lettura. L’ultima “giustificazione” online data  dal ministro (ancora non si sa per quanto tempo…) dei beni culturali riguarda il famoso o meglio famigerato bando dei 500. Una vergognosa pagliacciata fatta a vantaggio di chi o di cosa non si riesce ancora a capire bene. In buona sostanza, 500 giovani (si fa per modo di dire, visto che il limite di età è 35 anni) titolari delle più svariate lauree potranno per un anno “entrare” nel mondo dei beni culturali dando una mano a… catalogare. Questi giovani plurititolati (il voto  di laurea MINIMO per accedere alla selezione è 110/110, deduco che il massimo sia 110/110 e lode) e poliglotti (è richiesto il possesso di una certificazione internazionale delle competenze linguistiche di livello B2 di lingua inglese, quindi se un cittadino comunitario che intenda partecipare alla selezione possiede questa certificazione, può benissimo non conoscere LA LINGUA ITALIANA…, però se si tratta di un cittadino comunitario deve avere il godimento dei diritti politici e civili, DOVE? In Italia? nel SUO paese? NON E’ dato saperlo) si formeranno sulla individuazionee catalogazione del patrimonio culturale italiano A SCAPITO del PERSONALE DIPENDENTE DEL MINISTERO DEI BENI CULTURALI. In questo senso è illuminante un passaggio del cinguettio dell’onorevole ministro Massimo Bray che afferma CANDIDAMENTE : “…Per ora ho avuto la possibilità di disporre l’assunzione in ruolo di 120 assistenti alla vigilanza e di 53 funzionari, ma abbiamo bisogno di molte altre professionalità per svolgere pienamente il nostro ruolo di tutela dei beni culturali. Nel frattempo abbiamo la possibilità di impegnare 2,5 milioni di euro in formazione: con il decreto “Valore Cultura” abbiamo pensato di dedicarli a 500 giovani, per offrire a neolaureati l’opportunità di una specializzazione che li portasse dentro il patrimonio culturale…” (!!!!). Ma come? ci sono 2,5 milioni di euro per la formazione sui beni culturali e invece di impiegarli in aggiornamento e sviluppo delle professionalità all’interno del ministero, li impieghiamo per dei tirocinanti che non entreranno MAI nel ministero???? C’è da rimanere basiti soltanto nel leggere queste esternazioni di un titolare del ministero dei beni culturali che ogni giorno di più provoca dei danni irreversibili ai propri uffici e al proprio personale, lasciandolo sprovvisto di risorse formative e di obiettivi organizzativi. Il bando dei 500 è una dimostrazione della poca lungimiranza di una politica che sta affossando la struttura amministrativa preposta alla tutela del patrimonio culturale italiano. Al riguardo, non si può fare  a meno di registrare l’insistenza di voci che danno per certa la riforma del ministero in un senso assolutamente peggiorativo dell’organizzazione – con l’accorpamento allucinante di uffici regionali diretto a riesumare un centralismo vergognoso della politica culturale e il sottobosco delle soprintendenze cioè quelle strutture ottocentesche così definite tali dall’attuale segretario del PD  Matteo Renzi, nonchè attuale “principale” del dalemiano Massimo Bray. Tempi oscuri per  i beni culturali.

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