Cultura S.p.A. : chiusura in corso!!!

Chi mi segue su queste pagine, sa bene che gli strali lanciati ogni tanto contro la burocrazia politichese del ministero dei beni culturali è dettata solo da un grande amore per il patrimonio culturale del nostro martoriato Paese e dal desiderio di migliorare alcuni aspetti problematici di questo settore. Fino a qualche giorno fa pensavo, ingenuamente, che le “stramberie” politiche accentrate sull’establishment del dicastero della cultura fossero dettate, seppur in buonafede, da un’ignoranza conclamata e da un leggero spirito di masochismo di cui soffriamo noi italiani, abilissimi “a farci male” da soli in qualunque settore; figuriamoci in quello della cultura!! Oggi ho cambiato prospettiva e non ho paura di dire che certe ipotesi o proposte di pseudo soluzioni dei mali del ministero dei beni culturali, non sono altro che tasselli verso una programmata dismissione delle competenze statali in materia, ad esclusivo vantaggio delle lobbies locali. Come giudicare diversamente le bordate demolitorie della struttura ministeriale da parte di questo governo – retto dal “principe dei comuni” –, e in alcuni dei precedenti, dirette a creare confusione, a produrre inefficienza, a programmare errori seriali e appesantimenti burocratici in quella che dovrebbe essere la struttura d’élite italiana del settore pubblico ? L’ultima proposta di riforma dell’onorevole ministro Dario Franceschini aggrava, se possibile, il quadro ipotizzato dal suo piccolo predecessore Bray, aggiungendo confusione a confusione, demolendo l’intera struttura periferica del ministero. In questo momento, le strutture territoriali del MiBACT sono organizzate con un vertice , rappresentato dalle Direzioni regionali, e diverse articolazioni per materia costituite dalle Soprintendenze. Inoltre, abbiamo Poli museali nei centri più importanti con autonomia gestionale e scientifica, Soprintendenze archivistiche, Archivi di Stato e Biblioteche. Le Direzioni regionali, a torto o a ragione, rappresentano l’interfaccia del Ministero con le Amministrazioni locali e costruiscono centri decisionali in materia di tutela e, in misura minore, di valorizzazione, in modo da realizzare quel decentramento amministrativo sancito dalla Costituzione e strumento necessario per riportare le attività al livello territoriale adeguato. Non si tratta di 17 piccoli regni – come qualcuno sostiene -, ma di organizzazioni territoriali che attuano le direttive del Ministro a livello locale. Qual è il disegno di riforma che ostinatamente bray e franceschini stanno attuando ? Quello di accentrare il potere decisionale a Roma, svuotando di tutte le competenze le direzioni regionali e agganciando le attuali soprintendenze alle decisioni delle direzioni romane. Ciò per una pretesa semplificazione dell’attività procedimentale ed una maggiore omogeneità di azione. Questo è falso. Le Direzioni romane, con la proposta di riforma di franceschini, verranno investite da un vero e proprio tsunami di pratiche, fascicoli, sottofascicoli e fascicoletti che prima di essere conclusi dovranno ottenere il placet del centro di potere del Ministro. Come si fa a credere che in questo modo si riusciranno a semplificare le attività?? L’altro aspetto della riforma di franceschini a dir poco grottesco è il fatto di aver dato vita ad un ridimensionamento dei dirigenti in ottica di spending review, prevedendo contestualmente la nomina per 20 (diconsi VENTI) poltrone da distribuire in tutta Italia secondo le preferenze del ministro in presunti musei d’elite che d’elite non sono affatto. Basta scorrere la lista pubblicata sul sito del ministero per vedere la realtà. Ecco quindi che ci stiamo avviando, passo dopo passo, verso la paralisi dell’amministrazione che sarà completa quando tra cinque anni l’80 % del personale andrà in pensione per raggiunti limiti di età (il ministero è stato costituito tra il 1974/1975) con buona pace dei presunti paladini del patrimonio culturale italiano. chiuso

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