Caccia al soprintendente!

La richiesta di rimozione di un dirigente dello Stato sembra la nuova arma a disposizione della politica per perseguire i propri obiettivi

Continuo nel mio percorso di riflessioni sull’attuale momento che sta attraversando il sistema giocattolo “beni culturali” nel nostro paese (come sempre, volutamente minuscolo) per soffermarmi su una vicenda che definisco preoccupante, ma che in realtà scopro essere quasi prassi costante negli usi della politica. Beata ignoranza! Venerdì 24 luglio il presidente della regione marini convoca una conferenza stampa e davanti a giornalisti della carta stampata e della televisione svela di aver “confezionato” un dossier contro il soprintendente dell’umbria gizzi, il cui atteggiamento “poco collaborativo” avrebbe già creato danni per un centinaio di milioni. Vivendo in umbria, lavorando nello stesso settore di gizzi, mi sono dapprima allarmato, poi ho pensato al solito proclama politico per giustificare le proprie inefficienze. Il giorno dopo leggo i giornali locali e mi rendo conto che al contrario è scoppiato un vero e proprio polverone. Il direttore di un giornale locale si scaglia  in un “fondo” aggressivo e inneggiante l’immediata rimozione di gizzi (..soprintendente da rimuovere, franceschini non traccheggi..) definito, tra l’altro, inadatto, Attila dello sviluppo sociale ed economico, difeso da Italia Nostra che da anni si è andata caratterizzando come la più conservatrici delle associazioni ambientalistiche italiane (sic!). Quindi non solo il presidente della regione umbria, ma anche il direttore di un giornale umbro chiedono la rimozione del soprintendente umbro: che calderone! Non basta: anche i sindaci di alcuni comuni umbri chiedono la rimozione del soprintendente umbro, sulla base del dossier che è stato accuratamente preparato contro gizzi. Il giorno successivo (quindi domenica) leggo su un altro giornale locale che gianfranco angeli, presidente del consiglio delle sezioni umbre di italia nostra, che parla di “attacco incomprensibile da parte della giunta regionale nei confronti di gizzi”; e con andrea liberati, capogruppo del movimento 5 stelle che parla di “cornice legalitaria precarissima a vantaggio di speculatori e approfittatori”. Lunedì leggo ancora altri interventi sulla vicenda e tra l’altro mi colpisce questo redatto dal comitato beni culturali gubbio che difende gizzi. Al di là del merito, di cui  potete farvi un’idea leggendo il dossier presentato dalla giunta liberamente scaricabile dalla rete, mi colpisce il fatto che un livello politico istituzionale possa chiedere allo Stato di rimuovere i suoi funzionari. Mi sono posto anche la questione se sia mai successo in precedenza un fatto del genere e ho iniziato a cercare su google. I risultati sono veramente scoraggianti. Infatti, si può affermare tranquillamente che in occasioni analoghe il problema è stato risolto eliminando dal territorio il funzionario interessato. Così il consiglio comunale di Trieste nell’aprile del 2014 vota a maggioranza schiacciante una mozione che impegna il sindaco a chiedere a Roma una rotazione degli incarichi dirigenziali (soprintendente Picchione, oggi a L’Aquila) in quanto il soprintendente aveva espresso dinieghi «che avrebbero comportato pesanti costi economici con inevitabili ricadute economiche e quindi occupazionali». Nell’agosto del 2009, come si legge sul Corriere della Sera  , viene rimosso il soprintendente rinaldi reo di aver svolto un’efficace attività di tutela sul territorio lombardo. Lo stesso rinaldi viene rimosso da analogo incarico in Piemonte a causa della vicenda del vagone “Primo Levi” ( volutamente in maiuscolo) su impulso dell’amministrazione comunale. E così via. Staremo ora a vedere quello che succede, ma mi pare che altri pezzi del giocattolo “beni culturali” stiano letteralmente “volando via”

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