Demolita la casa ministeriale. E adesso ?

Molti amici mi dicono di non esagerare; che si rischia a “sputare nel piatto dove si mangia”. Altri mi chiedono perché mai un oscuro carneade di provincia insista a contestare chi ha le “leve del comando”, quando sarebbe molto più semplice allinearsi ai tanti yesman che circondano il vertice politico. La mia sembra quasi una posizione autolesionista e per certi versi inutile, ma tant’è intendo perseguirla senza tentennamenti; se ne faccia una ragione chi avrebbe piacere nello zittirmi. Avete presente (e mi rivolgo come al solito ai miei fedeli 35 lettori) quando un ladro entra dentro casa vostra e, scientificamente, inizia a depredare tutto quello che di bello avete raccolto o custodito per anni, con pazienza ed entusiasmo? Non parlo soltanto di cose, ma anche di affetti, pensieri e idee che sono intimamente connesse con il vostro ambiente quotidiano. Un senso di frustrazione, di impotenza vi assale e dopo i primi momenti di sconcerto e di dispiacere, vi sentite arrabbiati perché sapete di aver subito un’ingiustizia. Ecco, così mi sento io quando vado nel mio posto di lavoro: frustrato, sconcertato, dispiaciuto, arrabbiato e – ahimè – impotente di fronte ai nuovi ladri del nostro ambiente di lavoro. Frustrato, perché hanno messo lo zucchero nel serbatoio della macchina ministeriale. Nuovi uffici senza contenuto, vecchi uffici smantellati, altri uffici da creare dal nulla. Per parlare chiaramente: direzioni generali che non hanno un minimo di visibilità quanto alla loro attività; segretariati regionali che faticano a trovare una ragione della loro esistenza; soprintendenze uniche divise in ulteriori sezioni specialistiche perché unire è bello e dividere è brutto; commissioni create e lanciate nel vuoto, senza direttive e senza personale. Sconcertato, perché vedo molti colleghi che non sanno cosa fare, non sanno dove lavorano (c’è chi si chiede se appartenga al polo, o al museo o alla soprintendenza o al segretariato…), insomma sono allo sbando e c’è chi ha la faccia tosta di esaltare questa situazione. Che coraggio! Dispiaciuto, perché immaginare che questo ministero esista ancora tra un anno, a queste condizioni, è da folli. Arrabbiato, perché chi ha realizzato questa riforma ha preso in giro tutti i dipendenti con la falsa speranza di un rinnovamento che si è tramutato in un caos disordinato. Impotente, perché non c’è verso, non c’è dibattito, non c’è confronto, c’è solo spazio per le decisioni imposte, alla faccia delle regole della convivenza civile. Sarebbe stato necessario confrontarsi maggiormente con chi vive nella casa ministeriale, prima di buttare giù i muri maestri dell’edificio. E invece no, sono venuti con l’arroganza propria di chi crede di possedere la verità rivelata e hanno deciso che la casa era proprio brutta, doveva essere demolita, con buona pace di quanti vi abitavano dentro. E adesso ? Chi tirerà nuovamente su le fondamenta ?

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