Beni culturali: il “vento caldo” del cambiamento si avvicina!

Il ministro Bonisoli è chiamato a rinnovare in fretta le strutture messe in crisi dalla riforma franceschini

La necessità di intervenire rapidamente sulle strutture ormai collassate del dicastero dei beni culturali è di tutta evidenza. In primo luogo, per impedire che l’inefficacia delle risposte all’utenza diventi cronica sia ai fini della tutela dei beni culturali che di quelli paesaggistici; in secondo luogo per ridare slancio all’azione degli uffici, ormai del tutto paralizzati dalle storture e degli errori della riforma che prende il nome del precedente ministro. pompei-villa-dei-misteri

Tra questi, a breve, dovranno essere sciolti gli enigmi legati alla conferma o meno dei superdirettori di pochi musei italiani, questione attualmente sub judice; alla ristrutturazione delle direzioni generali, stante l’eliminazione di quella generale del Turismo, in procinto di passare – inspiegabilmente – ad altro dicastero; la riorganizzazione degli uffici, completamente privi di personale a causa di una scellerata moltiplicazione di strutture legate ad una fantomatica istituzione di poli museali che ad oggi non ha dato alcun frutto. Quest’ultimo aspetto ha provocato una valanga di interpelli con richieste di unità per singoli uffici che esistono sulla carta, ma che non hanno né personale né responsabili. La soluzione prospettata di assumere temporaneamente delle unità attraverso una società esterna non sembra cogliere nel segno, non garantendo continuità all’azione dei singoli uffici e, soprattutto, non fornendo nessun tipo di certezze. Per assurdo, sarebbe preferibile spogliare di alcune competenze il ministero dei beni culturali affidandole ad altri istituzioni pubbliche, in primis regioni e comuni.

La situazione del personale non può che peggiorare visti i prossimi pensionamenti che coinvolgeranno un numero altissimo di dipendenti, essendo nella maggior parte dei casi entrati nell’Amministrazione al momento della sua istituzione o pochi anni dopo. Le recenti assunzioni di 500 (dovranno diventare 1000) funzionari, superpreparati e validissimi costituiscono la classica “goccia nell’oceano” necessitando il ministero di ben altri numeri. Ripensare i poli museali, avendo anche il coraggio di dismetterli a favore di altre strutture pubbliche, maggiormente attrezzate e atte a garantire una giusta valorizzazione del patrimonio culturale, potrebbe essere un primo passo verso la riorganizzazione degli uffici periferici e la miglior distribuzione del personale.

Lo stesso discorso vale per le figure dirigenziali che ben presto saranno talmente al di sotto dell’organico che si assisterà alla moltiplicazione dei cc.dd. interim e delle supplenze da parte di funzionari “anziani”. Un ‘altra criticità a cui porre rimedio è costituita dalla c.d. visione olistica della tutela, che si è trasformata spesso in un accrocco senza capo né coda tra figure professionali e aspetti tecnici non corrispondenti. A mio modestissimo avviso si è sbagliato a “rimescolare le carte” togliendo alle singole professionalità il proprio mestiere. Il Ministero dei beni e delle attività culturali ha particolarità che non sono presenti in nessun’altra partizione dell’Amministrazione statale e questo non è un dettaglio di poco conto. Ogni professionista deve essere chiamato a svolgere il proprio mestiere e non per sopperire a carenze di idee e di organico di una struttura che combatte contro se stessa quotidianamente. Le soprintendenze sono in sofferenza perché non si è ancora proceduto ad un adeguato ripensamento di competenze e alla conseguente attribuzione alle figure professionali di riferimento: e mi riferisco non solo alle soprintendenze “uniche” dove i miei colleghi fanno miracoli ogni giorno per gestire in numero esiguo uno straordinario numero di pratiche. I segretariati regionali si interrogano ad oggi sulle loro funzioni e competenze.

Se provate a chiedere quale sia “la” stazione appaltante nel nostro ministero avrete risposte contrastanti, visto lo spezzatino di competenze effettuato grazie all’ultima sciagurata riforma. Gli strumenti per agire subito ci sono e ce li ha indicati proprio il precedente governo consentendo al singolo Ministro di agire con Decreti per la riorganizzazione dei suoi uffici. Spero che Bonisoli dia un segnale presto, puntando alla qualità, al merito ed all’efficienza degli uffici. E’ ora di cambiare aria nei corridoi del ministero. In fretta.

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