MiBAC: l’ennesima riforma

Giunto a vedere la mia sesta riforma organizzativa del Ministero per i beni e le attività culturali, mi sento di poter dire serenamente che non ho nessuna intenzione di commentare e valutare il nuovo assetto degli uffici che verrà a determinarsi da qui a breve. Ho superato ormai il tempo della critica, positiva o negativa, dell’innovazione fine a sé stessa, per accettarla – passatemi il termine – supinamente e senza troppi traumi. Preferisco lasciare qualche considerazione “a caldo” giusto per qualche spunto di chiacchiere da bar, tanto hanno già deciso tutto (secondo quanto riporta una agenzia di stampa). La nuova, ennesima, riforma si segnala per una forte discontinuità con il passato, tanto da accogliere il plauso di alcune associazioni di categoria, per aver mantenuto le soprintendenze uniche, che erano state istituite dal precedente ministro (!?) Un ulteriore segno evidente di discontinuità con il passato, più o meno recente, è stato quello di riabbracciare il concetto di interterritorialità che era stato già proposto dalla Commissione D’Alberti – attuale Presidente del Consiglio Superiore dei beni culturali  – istituita nel 2013 dal Ministro Bray e di cui faceva parte come componente della segreteria tecnica uno degli attuali consiglieri giuridici dell’attuale ministro dei beni culturali (!). A dire il vero, i cardini della “nuova” riforma del ministro Bonisoli sono stati enunciati in gran parte nella relazione finale del 2013 della Commissione voluta dall’ex ministro Bray, ma si sa la discontinuità con il passato e il sapore di novità sono fondamentali nell’attività politica(?!). Così vediamo scomparire i Segretariati regionali nelle loro competenze tecnico scientifiche o meglio li vediamo accorpati in 7 oppure 8 macroterritori in nome della  loro migliore efficienza (!?), così come era stato previsto per le vecchie Direzioni regionali. La Direzione generale dei beni architettonici, ecc. ecc. dovrà essere potenziata, come già indicato nella relazione 2013. E così via…insomma se vi volete fare un’idea della “nuova” riforma voluta dall’attuale ministro andatevi a leggere la relazione della commissione D’Alberti del 2013 voluta da un vecchio ministro, non ci sono così grandi differenze. Inoltre, vengono mantenuti i Musei autonomi principali – grande segno di rottura con il passato (!?) – e si procederà alla costituzione di 11 nuove reti intermuseali (cioè?). Infine, verrà potenziato il ruolo del Segretariato generale, già adombrato come obiettivo dal precedente ministro(!) ed attuato in parte. Vedremo quello che succederà, come si realizzerà l’ennesima riforma e se sarà un parto indolore, in attesa della settima riforma. Mi permetto di chiudere con quattro pensieri volanti: 1) finalmente posso aggiornare il mio manuale di diritto dei beni culturali con la nuova immancabile riforma ; 2) passerà il solito tempo necessario per adattarsi e dire alla fine  che non funziona niente; 3) dopo venti anni che mi sono preparato una professionalità specifica in un campo, non potrò più spenderla nell’ufficio dove lavoro perché toglieranno quella competenza proprio a quell’ufficio; 4) evviva l’italia!

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