Beni culturali: una riforma reazionaria.

Difficilmente si sarebbe potuto pensare che una riforma delle istituzioni da parte di un movimento progressista potesse essere così…reazionaria. Eppure questo è quello che si sta verificando con (l’ennesima)  riforma    del sistema ministeriale dei beni e delle attività culturali. Infatti, ad una immediata lettura  delle cinquanta pagine e oltre  che costituiscono la bozza finale del dpcm che darà vita alla nuova struttura del dicastero della cultura si rimane con un semplice concetto chiaro ed evidente: prima di tutto ri-accentrare. Portare tutto il potere decisionale di nuovo a Roma, nella tana del ministero. Così, si può leggere, senza tema di smentita, la voglia di “tagliare “autonomie conquistate di musei territoriali, abolizione degli organi decisionali regionali preposti alla tutela, trasferimento delle decisioni relative all’attività di tutela alla Direzione generale di Roma per tutte le regioni italiane, istituzione di una superdirezione per gli appalti e le concessioni di tutto il territorio italiano, un supersegretariato generale con poteri decisori di vita e di morte…ah no, quello era nell’antica Roma. In ogni caso, a parte la piccola boutade, sembra incredibile (ma vero) che un orientamento (presuntivamente) progressista del nostro panorama politico abbia dato un calcio all’azione di decentramento territoriale degli ultimi venti anni, per rivendicare un ruolo egemonico per il centro dello Stato. Si torna, in buona sostanza, alla politica ministeriale degli Uffici Unici Centrali degli anni Ottanta dello scorso secolo. Non credo che la decisione sia indirizzata ad una maggior rapidità delle procedure, pensando semplicemente alla mole di lavoro che ricadrà sull’unica direzione generale romana per tutti i procedimenti di tutela e/o per i procedimenti  autorizzatori o concessori di tutta Italia. Non capisco neppure il mantenimento di strutture distrettuali (che riecheggiano i vecchi uffici distrettuali delle imposte dirette…) o delle reti interterritoriali svuotate di significato, di capacità e di autonomia gestionale o decisionale. Probabilmente, non avrò capito bene il significato della riforma e aspetto i primi studi seri e coscienziosi sulla rilevanza del nuovo corso impresso al ministero dei beni culturali, però mi  è chiaro che, finalmente dopo tanto tempo di attesa spasmodica, ci sarà  nel dicastero della cultura anche un servizio di una direzione generale che si occuperà di design !

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