Un disastro dietro l’altro: ancora sulle nomine dei supermanager museali.

Da quando sono state rese pubbliche le nomine dei venti supermanager in grado di salvare l’italia dei musei, molti esperti del settore hanno mosso pesanti critiche all’operato del ministro (qualcuno lo chiama ancora signor ministro, mah..) franceschini in merito alle procedure e ai criteri di scelta determinati per l’individuazione di questi nomi. Come ho già osservato qualche tempo fa, il ministro, da politico navigato, ha pensato bene di nominare una commissione, messa lì per fare il “lavoro sporco”, e di attribuire al dirigente soragni la responsabilità per la scelta dei direttori museali di seconda fascia. Così la responsabilità delle scelte viene equamente distribuita tra diverse figure in modo da non avere un unico capro espiatorio. La solita furbata della politica italiana, insomma. Ho letto di curricula inadeguati, di professionalità mancanti, di mogli più preparate dei mariti nominati direttori, ecc. ecc. Senza voler fare troppo “questioni di lana caprina”, credo che la situazione si chiarirebbe molto se il “signor ministro dei beni culturali “ rendesse pubblici i verbali che hanno portato alla scelta dei supermanager. Infatti, ci sono degli aspetti oscuri nella scelta che sarebbe bene chiarire. Voglio fare degli esempi, senza naturalmente mai mettere in discussione le persone, per le quali non ho alcun elemento di valutazione professionale. Si è detto che i colloqui non erano delle forme di selezione, ma delle semplici chiacchierate rispetto ai progetti che i candidati avrebbero messo in campo, nel caso fossero stati scelti come supermanager. Dal che si deduce che questi progetti presentati dai venti devono essere stati caratterizzati da formidabili intuizioni degne dei migliori geni in circolazione nel settore. In effetti, qualche barlume di folle genio l’abbiamo già visto in chi ha detto alla stampa che ha intenzione, udite udite, di affittare ai privati le sale dei musei italiani – magari per farvi una cena al lume di candela – come se adesso non fosse già in atto una prassi del genere. Quello che però mi sorprende veramente è come i punteggi acquisiti dai singoli candidati siano stati del tutto stravolti alla “fine dei giochi”. Non ci credete ? Se avete un minimo di pazienza ve lo dimostro. Prendiamo la decina dei candidati al Parco Archeologico di Paestum. Secondo i dati resi pubblici nel sito del ministero, il peggior punteggio (prima del colloquio) tra i dieci era di tale Gabriel Zuchtriegel (75 punti) mentre il migliore era di tale Franco Marzatico (82 punti), in mezzo gli altri otto con punteggio intermedio. Dopo il colloquio, che immagino essere stato meraviglioso, viene scelto come direttore del parco archeologico di Paestum colui che ha il più basso punteggio derivante dai titoli, cioè Gabriel Zuchtriegel. Casualità ? Probabilmente si. Ma se fossero resi i verbali che attestano i processi di comparazione tra candidati non avremmo più alcun dubbio sulle procedure applicate. Dubbi per esempio che si possono avere, proprio grazie alla non conoscenza delle procedure e dei “metri di giudizio” adottati, per una singolarità che riguarda una candidata. Enrica Pagella, infatti, ha ricevuto dei punteggi diversi in relazione al sito cui ambiva ad essere direttore. Scorrendo le decine, si vede che il suo punteggio si ferma a 79 per la Pinacoteca di Brera, dove risulta avere il peggior punteggio insieme ad altri quattro candidati, mentre sale a 82 per il Polo Museale di Torino, dove risulta essere il miglior punteggio, dove effettivamente è stata nominata supermanager. Diversa attribuzione dei punteggi a seconda del sito per cui si concorreva ? Sicuramente si, ma se offrissero delle spiegazioni, saremmo tutti più contenti. A Palazzo Reale di Genova registriamo che chi aveva il miglior punteggio dei titoli non ce l’ha fatta – Martina Bagnoli, 80 punti -; la stessa candidata – Martina Bagnoli, 80 punti – aveva il miglior punteggio in coabitazione con Getchell Katherine per la Galleria Nazionale d’arte antica a Roma, ma nessuna delle due ce l’ha fatta. Invece, Martina Bagnoli è stata nominata alla Galleria Estense di Modena, ma in questo caso il suo miglior punteggio è stato di 81 punti in coabitazione con Stefano Casciu, che però è scomparso dai radar dei magnifici venti. La diversità del punteggio è naturalmente dovuta a diverse esperienze e professionalità rispetto al sito per cui si concorreva, ma, ripeto, un chiarimento sarebbe stato utile per la trasparenza della procedura. Infine, chiarendo che speriamo non esserci nessun problema di tipo personale a noi sconosciuto, vorremmo sapere che fine hanno fatto Franco Marzatico, Gerald Matt e Fausto Carboni presenti con il massimo punteggio in molte delle famigerate decine e scomparsi dal lotto dei nominati.

Perchè non nominiamo un ministro della cultura tedesco ?

Non mi piacere elaborare sempre commenti negativi o vestire i panni della “Cassandra”, anche perché alle volte è molto più semplice seguire l’onda del vento e assumere il ruolo degli yesman. Non credo quindi che sia necessario un commento puntuale sulle nomine dei venti magnifici supermanager dei musei italiani, varate in questa epica giornata di agosto. Ritengo però indispensabile spendere due parole su questa che rappresenta l’ennesima puntata dell’horror messo in scena dal mostro bifronte renzi-franceschini sugli schermi della cultura italiana. Dopo aver augurato il classico “in bocca in lupo” a tutti i supermanager nominati questo oggi, in attesa delle mezzecalzette che verranno nominate per gli oltre duecento musei minori statali italiani, faccio sommessamente rilevare che abdicare la propria capacità di gestione a favore di soggetti esterni alla propria struttura non è mai un bel segnale per un datore di lavoro. Ciò denota un’incapacità da parte dei vertici di “far funzionare la macchina” e, soprattutto, il tentativo di trovare tante “fate turchine” in grado di risolvere i problemi con il semplice tocco di una bacchetta magica. Mi chiedo, e vi chiedo, che cosa potranno mai fare venti manager di così risolutivo per “far fruttare soldi” allo Stato che finora non sia stato fatto o tentato, in una situazione di completa assenza di fondi e di risorse, materiali e umane, per risollevare le sorti dei musei? Questo ministro è riuscito a dire soltanto che fino al suo insediamento nessuno è stato in grado di rendere efficiente il sistema museale italiano; che il male principale di ciò è l’attuale sistema di relazioni sindacali che rovinano il nostro Paese; che soltanto dei profili internazionali potevano risollevare le sorti dei musei italiani. Già mi immagino gli yesman di turno ribattere che questo ministro almeno qualcosa ha fatto e che bisogna smetterla di essere distruttivi a tutti i costi. Posso dare loro ragione, dicendo che questo ministro è stato in grado di dare una riforma che ha distrutto la già fragile struttura del ministero dei beni culturali, paralizzandola totalmente. Questo l’ha fatto, è vero. La procedura che doveva al più presto dare i nomi dei nuovi direttori musei è già durata nove mesi e ne durerà ancora di più, dato che le strutture non sono pronte, perse in un delirante progetto ancora da attuare. Penso ai famosi consigli di amministrazione che devono ancora essere costituiti e che rappresentano la spina dorsale del funzionamento dei nuovi Grandi Musei di Italia. Non basta! Oggi, il ministro franceschini, perché è sua la scelta e quindi lui ne è responsabile, ha dimostrato chiaramente che non esistono in Italia tecnici italiani qualificati per gestire musei come le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Museo di Capodimonte a Napoli, la Pinacoteca di Brera di Milano, la Galleria dell’Accademia di Firenze, la Galleria Nazionale delle Marche, il Parco Archeologico di Paestum e il Palazzo Ducale di Mantova. Questo governo che ha tanto esaltato , a parole, l’italianità, la bravura, la capacità degli italiani di rimboccarsi le maniche e di risollevare il Paese, ha scelto di fatto la strada di un commissariamento dei propri musei principali, affidandone la gestione a tecnici di altri Paesi. Non so cosa possa aver giustificato una scelta del genere, incomprensibile, del tutto fuori contesto. Mi verrebbe quasi da dire, visto che questo ministro e questo governo sono così convinti di aver effettuato la scelta giusta a proposito del sistema museale nazionale, perché non procedano allo stesso modo per altre amministrazioni statali. Magari con una megaconcorso internazionale, si potrebbe far funzionare finalmente il sistema delle Agenzie delle Entrate italiane o, perché no, il sistema giudiziario. Magari con la nomina di qualche super giudice finirebbero i lunghi tempi della giustizia italiana. Mi viene in mente che nessuno fino ad oggi ha pensato che nominando come minsitri italiani dei candidati provenienti da altri Paesi,forse il governo funzionerebbe meglio. Iniziamo a passare parola.

I 20 supermanager dei Grandi Musei italiani

Ecco i vincitori del mega – concorso dedicato ai 20 supermanager ministeriali

1) alla GALLERIA BORGHESE (ROMA)

Anna Coliva – 62 anni, storica dell’arte. Nata a Bologna, si è laureata con lode in storia dell’arte nel 1977 con Giulio Carlo Argan, alla Sapienza, dove ha anche concluso il Corso di perfezionamento in storia dell’arte. Dal 1980 è funzionario del Ministero dei beni culturali. Dal 1994 lavora come funzionario storico dell’arte alla Galleria Borghese, dapprima come direttore-coordinatore e, dal 2006, come direttore. Dal 1983 al 1991 è stata funzionario direttivo nella Soprintendenza per i beni artistici e storici di Roma e del Lazio, dove è stata responsabile delle collezioni del Palazzo del Quirinale. Dal 1981 al 1983 è stata funzionario direttivo nella Soprintendenza per i beni artistici e storici di Parma e Piacenza. Autrice di oltre cento pubblicazioni, con particolare riguardo a Bernini, Caravaggio, Domenichino, Parmigianino, Dosso Dossi e, in generale, alla pittura emiliana e romana del Cinquecento e del Seicento. Tra i massimi esperti al mondo della Galleria Borghese e della sua collezione, ha curato numerose mostre di livello internazionale. Nel 2013 le è stata conferita la Légion d’Honneur dal Presidente della Repubblica Francese. 


2) alle GALLERIE DEGLI UFFIZI (FIRENZE)

Eike Schmidt – 47 anni, storico dell’arte. Tedesco, nato a Friburgo in Brisgovia, si è laureato in storia dell’arte medievale e moderna alla Ruprecht-Karls-Universität di Heidelberg nel 1994. Nella stessa università ha conseguito con lode, nel 2009, il dottorato di ricerca in storia dell’arte con una tesi su “La collezione medicea di sculture in avorio nel Cinque e Seicento”. Dal 2009 è curatore e capo del dipartimento di scultura, arti applicate e tessili del Minneapolis Institute of Arts. Ha lavorato e vissuto a lungo in Italia, in particolare a Firenze, dove dal 1994 al 2001 è stato borsista e ricercatore presso il Deutsches Kunstshistorisches Institut. Nel 1997 ha vinto il premio Nicoletta Quinto della Fondazione Premio internazionale Galileo Galilei di Pisa. Dal 2001 al 2006 è stato curatore e ricercatore nella National Gallery of Art di Washington. Dal 2006 al 2008 è stato curatore nel Dipartimento di sculture e arti decorative nel J. Paul Getty Museum di Los Angeles. Dal 2008 al 2009 ha lavorato a Londra da Sotheby’s come direttore e capo del dipartimento scultura e arti applicate europee. Esperto di arte fiorentina di fama internazionale, ha pubblicato svariate monografie e decine di saggi.

3) alla GALLERIA NAZIONALE DI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI ROMA

Cristiana Collu – 46 anni, storica dell’arte. Nata a Cagliari, dove si è laureata in storia dell’arte medievale nel 1993, si è poi specializzata in Spagna, a Madrid, dove nel 1996 ha conseguito il dottorato in Museum studies. Dal 2012 al 2015 ha diretto 
il MART-Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e, nel 2014, ha vinto il premio Art Tribune come miglior direttore di museo. Dal 1996 al 2012 ha diretto il MAN-Museo d’arte della Provincia di Nuoro. Dal 2009 è curatrice del Premio Terna. Docente di museologia e storia dell’arte contemporanea in diverse università italiane, vanta decine di pubblicazioni in materia di arte contemporanea.

4) alle GALLERIE DELL’ACCADEMIA DI VENEZIA

Paola Marini – 63 anni, storica dell’arte. Nata a Verona, si è laureata con lode a Bologna nel 1975, dove si è poi specializzata in storia dell’arte medioevale e moderna. Dal 1994 dirige i Civici musei d’arte e monumenti del Comune di Verona, dove dal 2011 al 2013 ha anche diretto la Galleria d’Arte Moderna-Palazzo Forti. Ha curato numerose mostre di livello internazionale in collaborazione con istituzioni italiane e straniere, sia pubbliche che private. Dal 1998 insegna museografia e museologia nella Scuola di specializzazione in storia dell’arte dell’Università degli studi di Udine. È autrice di decine di pubblicazioni, con particolare riguardo all’arte veneta.

5) al MUSEO DI CAPODIMONTE (NAPOLI)

Sylvain Bellenger – 60 anni, storico dell’arte. Francese, nato a Valognes, in Normandia. Laureatosi a Paris X–Nanterre nel 1978 in filosofia, si è poi specializzato in storia dell’arte alla École du Louvree alla Sorbonne, dove ha conseguito anche il dottorato di ricerca. Dal 2012 è capo dipartimento di pittura e scultura europee medioevali e moderne all’Art Institute di Chicago. Dal 2005 al 2010 è stato curatore capo all’Institut National d’Histoire de l’Art (INHA) di Parigi. Dal 1999 al 2005 è stato curatore della pittura e scultura europea al Cleveland Museum of Art. Dal 1992 al 1999 ha lavorato come direttore e curatore capo del Château and Museums of Blois. Dal 1987 al 1991 è stato direttore dei Museums of Montargis, in Francia. Nel 1986 ha conseguito il titolo di 
Conservateur des Musées de France. Autore di numerose pubblicazioni, ha studiato e lavorato anche alla 
Getty Foundation, alla National Gallery of 
Art di Washington, a Yale e a Palazzo Farnese. Nel 2006 è stato insignito della Légion d’Honneur.


6) alla PINACOTECA DI BRERA (MILANO)

James Bradburne – 59 anni, museologo e manager culturale. Nato in Canada, ma di cittadinanza britannica, ha studiato architettura a Londra e si è poi formato in museologia ad Amsterdam e Los Angeles. Dal 2006 al 2015 è stato il direttore della Fondazione Palazzo Strozzi a Firenze. Dal 2003 al 2006 ha diretto la Next generation Foundation nel Regno Unito. Dal 1999 al 2002 ha diretto il Museum für Angewandte Kunst di Francoforte. Dal 1994 al 1998 è stato responsabile per il design, la formazione e la programmazione al new Metropolis science and Technology centre di Amsterdam. Autore di numerose pubblicazioni, è docente di museologia in diverse istituzioni italiane e straniere.

7) alla REGGIA DI CASERTA

Mauro Felicori – 63 anni, manager culturale. Nato a Bologna, dove, laureatosi con lode in filosofia, si è poi specializzato in economia della cultura e politiche culturali. Dal 2011 è direttore del Dipartimento economia e promozione della Città del Comune di Bologna, dove è dirigente dal 1986 e, in precedenza, ha diretto, tra l’altro, l’Area Cultura, l’Istituzione Musei Civici, l’Istituzione Biblioteche civiche e il Settore Cultura e Rapporti con l’Università. Docente di gestione e organizzazione delle imprese culturali nell’Università di Bologna, è autore di numerose pubblicazioni in materia.

8) alla GALLERIA DELL’ACCADEMIA DI FIRENZE

Cecilie Hollberg – 48 anni, storica e manager culturale. Tedesca, nata a Soltau, nella Bassa Sassonia, ha compiuto i propri studi universitari in storia e scienze politiche a Roma, Göttingen, Monaco di Baviera, Venezia
e Trento. Nel 2001 ha conseguito il dottorato in storia Medievale a Göttingen.
 Dal 2010 è direttore dello Städtisches Museum di Brunswick. In precedenza, ha lavorato come curatrice e funzionario tecnico-scientifico nel settore museale a Lipsia, 
Dresda e Berlino. Insegna in università tedesche e svizzere ed è autrice di numerose pubblicazioni.

9) alla GALLERIA ESTENSE (MODENA)

Martina Bagnoli – 51 anni, storica dell’arte. Nata a Bolzano, si è laureata in storia dell’arte a Cambridge e nel 1999 ha conseguito il Ph.D. con lode alla Johns Hopkins University di Baltimora. Dal 2003 lavora presso il Walters Art Museum di Baltimora, dove attualmente è curatore capo di arte e manoscritti medioevali. Vanta una vasta esperienza in musei statunitensi, tra i quali la National Gallery of Art di Washington. Autrice di numerose pubblicazioni in materia di storia medioevale, ha tenuto lezioni e seminari in molte università.

10) alle GALLERIE NAZIONALI DI ARTE ANTICA (ROMA)

Flaminia Gennari Santori – 47 anni, storica dell’arte. Nata a Roma, dove si è laureata e poi specializzata con lode in storia dell’arte alla Sapienza, ha conseguito un Ph.D. in storia all’Istituto europeo di Firenze. Dal 2008 lavora presso il Vizcaya Museum and Gardensdi Miami Florida, dove è stata vice-direttore e curatore. In precedenza è stata research fellow al Metropolitan Museum of Art di New York e presso altre istituzioni museali statunitensi. Autrice di numerose pubblicazioni sulla storia del collezionismo, insegna anche “History of the Collecting and Display of Renaissance Art” nel Master in Renaissance Art della Syracuse University a Firenze.

11) alla GALLERIA NAZIONALE DELLE MARCHE (URBINO)

Peter Aufreiter – 40 anni, storico dell’arte. Austriaco, nato a Linz, si è laureato a Vienna in storia dell’arte e filologia germanica. Dal 2010 è direttore del Dipartimento mostre, prestiti, depositi e dell’Artoteca del Museo Belvedere di Vienna, dove dal 2008 al 2010 ha diretto l’Ufficio mostre. Nella capitale austriaca ha in precedenza lavorato presso il Kunsthistorisches Museum e il Sigmund Freud Museum. Ha studiato e vissuto anche in Italia.

12) alla GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA (PERUGIA)

Marco Pierini – 49 anni, storico dell’arte e filosofo. Nato a Siena, ha compiuto i propri studi universitari a Siena, dove si è laureato in estetica, ha conseguito il diploma di specializzazione in Archeologia e Storia dell’arte e poi anche il dottorato di ricerca in Estetica. Dal 2010 al 2014 ha diretto la Galleria civica di Modena. Dal 2002 al 2010 è stato direttore del Centro d’Arte Contemporanea Palazzo delle Papesse di Siena, divenuto – in seguito al trasferimento presso il complesso museale di Santa Maria della Scala, il 1 giugno 2008 – SMS Contemporanea. Dal 1998 al 2007 è stato direttore del Museo Diocesano di Pienza. Dal 2010 insegna Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Giornalista, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche.

13) al MUSEO NAZIONALE DEL BARGELLO (FIRENZE)

Paola D’Agostino – 43 anni, storica dell’arte. Nata a Napoli, dove si è laureata e ha conseguito il dottorato in storia dell’arte moderna, ha studiato a Londra, presso il Courtauld Institute of Arts e lo University College London. Dal 2013 è Nina and Lee Griggs Assistant Curator di arte europea nella Yale University Art Gallery. Dal 2009 al 2013 ha lavorato come Senior Research Associate nel Dipartimento di sculture e arti decorative europee del Metropolitan Museum of Art di New York. Ha insegnato presso università italiane e straniere e nel 2014 ha conseguito l’abilitazione scientifica nazionale come professore di II fascia di storia dell’arte moderna. È autrice di numerose pubblicazioni scientifiche e ha organizzato e co-curato svariate mostre nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

14) al MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI

Paolo Giulierini – 46 anni, archeologo. Nato a Cortona, si è laureato in archeologia e specializzato in etruscologia nell’Università di Firenze. È direttore del Museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona, dove lavora dal 2001. Autore di svariate pubblicazioni e relatore a numerosi convegni in Italia e all’estero, ha maturato una lunga esperienza nella direzione museale e nella gestione dei rapporti tra le diverse istituzioni pubbliche e private.

15) al MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI REGGIO CALABRIA

Carmelo Malacrino – 44 anni, archeologo e architetto. Nato a Catanzaro, si è laureato in architettura a Firenze e ha poi conseguito una specializzazione triennale in Archeologia e architettura antica presso la Scuola archeologica italiana di Atene. Dal 2010 è ricercatore di storia dell’architettura nel Dipartimento di architettura e territorio dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Nel 2005 ha conseguito un dottorato di ricerca di eccellenza (con borsa di studio) in Storia dell’architettura e della città, Scienze delle Arti, Restauro presso la Fondazione Scuola di Studi Avanzati di Venezia, con una tesi su Acqua e architettura nell’Asklepieion di Kos. Autore di quasi oltre settanta pubblicazioni, vanta numerosi esperienze nella gestione museale e di scavi archeologici.

16) al MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI TARANTO

Eva Degl’Innocenti – 39 anni, archeologa. Nata a Pistoia, si è laureata a Pisa in conservazione di beni culturali, indirizzo archeologico, dove ha frequentato anche la Scuola di Specializzazione di Archeologia; ha poi conseguito il dottorato di ricerca europeo presso l’Università degli studi di Siena in Storia, archeologia e archivi del Medioevo. Dal 2013 è Direttrice del Servizio dei beni culturali e del museo/centro d’interpretazione Coriosolis 
della Comunità dei Comuni Plancoët Plélan in Bretagna 
(ente locale di 18 comuni del dipartimento delle Côtes-d’Armor), dove lavora dal 2010. È stata Ricercatrice e Project manager di progetto europeo presso il Museo Nazionale francese del Medioevo di Parigi. Dal 1995 al 2008 ha condotto scavi archeologici in Italia e in Tunisia. È autrice di numerose pubblicazioni e ha insegnato in diverse università italiane e francesi.

17) al PARCO ARCHEOLOGICO DI PAESTUM

Gabriel Zuchtriegel – 34 anni, archeologo. Tedesco, nato a Weingarten, nel Baden-Württemberg, si è laureato in Archeologia classica, preistoria e filologia greca alla Humboldt-Universität di Berlino e ha poi conseguito con lode il Dottorato di ricerca in Archeologia classica presso l’Università di Bonn. Ha condotto numerosi scavi archeologici in Italia e all’estero e ha collaborato con importanti istituzioni nazionali e straniere nel settore dell’archeologia, maturando anche esperienza nella gestione museale. Professore a contratto di Archeologia e storia dell’arte greca e romana nell’Università degli Studi della Basilicata, è autore di svariate pubblicazioni.

18) al PALAZZO DUCALE DI MANTOVA

Peter Assmann – 61 anni, storico dell’arte. Austriaco, nato a Zams, nel Tirolo, ha compiuto i propri studi universitari a Innsbruck, dove ha conseguito il dottorato di ricerca in storia dell’arte. Ha studiato e lavorato anche a Firenze, presso il Deutsches Kunsthistorisches Institut. Dal 2002 al 2012 è stato Presidente della Associazione dei musei austriaci (Museumsbund Österreich). Ha diretto l’Oberösterreichischen Landenmuseen di Linz e il Museo Angerlehner in Thalheim bei Wels e ha curato numerose mostre di livello internazionale. Insegna alla Johannes Kepler Universität di Linz e alla Università di Vienna. Dal 2011 è nel Comitato scientifico del Museo del Castello del Buonconsiglio diTrento.

19) Al PALAZZO REALE DI GENOVA

Serena Bertolucci – 48 anni, storica dell’arte. Nata a Camogli (Genova), si è laureata con lode presso la Facoltà di lettere dell’Università di Genova, indirizzo storico-artistico, per poi diplomarsi con lode presso la Scuola di Specializzazione in Storia dell’arte e delle arti minori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi in Museologia/Museografia. Dal 2010 è direttore di Villa Carlotta, Museo e Giardino Botanico sul lago di Como, dove lavora dal 2004. Ha studiato e lavorato in Germania e negli Stati Uniti. Dal 1997 al 2006 è stata incaricata dal Ministero tedesco per l’educazione, la ricerca scientifica e la tecnologia della catalogazione e conservazione delle raccolte d’arte del centro italo tedesco per l’eccellenza europea Villa Vigoni (Como). È autrice di numerose pubblicazioni.

20) al POLO REALE DI TORINO

Enrica Pagella – 58 anni, storica dell’arte. Nata a Ivrea, si è laureata in storia dell’arte a Torino e ha conseguito il dottorato di ricerca in storia e critica dei beni artistici e ambientali nell’Università degli studi di Milano. Attualmente lavora presso la Fondazione Torino Musei, dove dal 2003 è Direttore del Palazzo Madama e Borgo Medievale. Dal 1988 al 1999 ha diretto il Museo civico d’arte di Modena. Ha insegnato in diverse università italiane ed è autrice di numerose pubblicazioni.

In bocca al lupo!

I giudici, la tutela paesaggistica e il ddl madia

Il Consiglio di Stato interviene in materia di tutela paesaggistica, spazzando via l’idea alla base del ddl madia

Con la sentenza n. 3652 depositata il 23 luglio 2015, la Sesta Sezione del Consiglio di Stato è intervenuta nuovamente in tema di tutela paesaggistica ribadendo con forza e necessità il ruolo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in questo ambito. Ciò che la caratterizza ed in un certo senso la pone controcorrente rispetto agli attuali venti di riforma che provengono da Collegio Romano è l’assunto principale che alla funzione di tutela del paesaggio risulta estranea ogni forma di attenuazione della stessa determinata dal bilanciamento o dalla comparazione con altri interessi, anche se pubblici. E’ un pronunciamento che si inserisce in un solco tracciato ormai da tempo dal Consigliere Giuseppe Severini, che, grazie alla sua sensibilità per le tematiche del paesaggio, si pone in un certo senso come guida della materia. La sostanza della questione si può leggere nel quesito posto al giudice, e cioè se sia legittimo per il MiBACT pronunciare dei pareri in ambito paesaggistico che tengano conto del bilanciamento degli interessi in gioco, pubblici e privati. La risposta data è stata un secco no. Non è questo il compito del MiBACT, in ossequio ai principi costituzionali che governano la materia. Infatti, secondo i giudici del Consiglio di Stato, alla funzione di tutela del paesaggio è estranea qualsiasi forma di attenuazione della stessa, in quanto se fosse presente essa si tradurrebbe dal punto di vista provvedimentale, in maniera illegittima e paradossale, in una minore tutela, malgrado l’intensità del valore paesaggistico del bene, soprattutto quanto più intenso e forte sia o possa essere l’interesse pubblico alla trasformazione del territorio. Il parere del MiBACT, in ordine alla compatibilità paesaggistica, non può che essere un atto strettamente espressivo di discrezionalità tecnica, dove l’intervento progettato va messo in relazione con i valori protetti, ai fini della valutazione tecnica della compatibilità fra l’intervento medesimo e il tutelato interesse pubblico paesaggistico. La motivazione di questo assunto viene spiegata brillantemente dai giudici di Palazzo Spada che riconoscono tale valutazione come istituzionalmente finalizzata ad evitare che sopravvengano alterazioni inaccettabili del valore paesaggisticamente protetto. E’ chiaro – almeno ai più – che la regola evidenziata dai giudici del Consiglio di Stato non fa altro che confermare l’applicazione dell’art. 9 della Costituzione, il quale – così si legge anche nella stessa sentenza – fa eccezione a regole di semplificazione a effetti sostanziali altrimenti applicabili. Vorrei richiamare l’attenzione su questo passaggio fondamentale dettato dal Consiglio di Stato in merito all’art. 9, cioè che tale norma costituzionalizza e al massimo rango la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione. Questo richiede necessariamente, ad opera dell’Amministrazione appositamente preposta, che si esprimano valutazioni tecnico – professionali e non già comparative di interessi, quando anche pubblici di altre amministrazioni stimabili di particolare importanza. La caratterizzazione tecnica del giudizio di compatibilità da parte degli organi del MiBACT non può certo venire meno – a pena di disattendere il contenuto e il particolare rilievo dell’art. 9 Cost. – in procedimenti semplificatori per opere considerate dalla legge di particolare significato. Il ruolo del Ministero – come precisano giustamente i giudici della Sesta Sezione del Consiglio di Stato – è caratterizzato dalla discrezionalità tecnica (non amministrativa) e quindi si concentra su un unico interesse, come nel caso in questione paesaggistico, attraverso la verifica in fatto della sua configurazione e trasformazione . Conclusivamente, nell’esercizio della funzione di tutela spettante al MiBACT, l’interesse che va preso in considerazione è quello della tutela paesaggistica, il quale non può essere aprioristicamente sacrificato dal Ministero stesso, nella formulazione del suo parere, in considerazione di altri interessi pubblici la cui cura esula dalle sue attribuzioni. Ecco quindi che la sentenza in commento si inserisce a pieno diritto e con grande vigore nel dibattito in corso relativo alla nuova configurazione territoriale delle strutture del Ministero, secondo il ddl Madia. Infatti, come potrebbe garantirsi il ruolo costituzionale della funzione di tutela, svolta dalle attuali soprintendenze territoriali, se queste – come ipotizzato – fossero assoggettate, seppur ai fini di coordinamento, alle prefetture, che svolgono istituzionalmente compiti e funzioni, ancorché pubbliche, potenzialmente in contrasto ? Ciò non potrebbe comportare che uno svuotamento delle funzioni di tutela con la cancellazione del ruolo ministeriale nel sistema giuridico italiano, pur avendone un chiaro riconoscimento formale, non solo nella stessa Costituzione, ma anche nello stesso Codice dei beni culturali. Ad un’analisi attenta non si può fare a meno di osservare che il governo – questo governo – “dimentica” sempre più spesso l’esistenza di norme costituzionali che, al contrario, non possono essere cancellate nel nome di un preteso rinnovamento, destinato ad abbattere i principi che i nostri Padri Costituenti (questo si in maiuscolo!) hanno lasciato alle generazioni future per la salvaguardia della democrazia nel nostro Paese. E questo si deve avere il coraggio di ricordarlo e di dirlo.

Supermanager e mezze calzette

La notizia è ufficiale: dal prossimo mese di settembre nel sistema beni culturali italiani esisteranno i supermanager e le mezze calzette. Questa è infatti la brillante idea alla base della nuova riforma dei beni culturali che dal 2014 ammorba il giocattolo smontabile dei beni culturali. Altro che petrolio di Italia: finalmente dopo decenni di lotte dirette a sostenere la pari dignità di tutti i beni culturali, anche del piccolo museo artigianale di Vattelappesca e delle opere lì conservate, esisteranno due macrocategorie di musei statali. Da una parte, l’eccellenza italiana, i Venti, diconsi venti, supermusei del nostro paese, dall’altra i poco meno di trecento, diconsi trecento, piccoli musei del nostro paese. A questi vanno aggiunti i Diciassette, diconsi diciassette, direttori dei poli museali e l’Unico, dicesi unico, direttore generale musei. Una prima grande differenza tra le due macrocategorie di musei statali sta nella scelta dei direttori. Infatti, per i Venti è stata scelta una procedura di “alto livello”, indirizzata “Urbi et Orbi ”, iniziata nel gennaio di quest’anno e ancora in attesa di concludersi dopo nove mesi. Singolare, a mio parere, il fatto che sia stata istituita una commissione diretta a valutare le domande pervenute, in modo da permettere la scelta del supermanager da parte esclusivamente del ministro. Una sorta di revival democristiano del tipo “voi fate il lavoro sporco ed io mi prendo il merito” : nulla di nuovo sotto il sole. Al contrario per i restanti trecento ( poco meno) la selezione è partita nel mese di maggio ed è ancora in attesa di concludersi dopo quattro mesi. In questo caso la scelta è riservata al direttore generale del polo museale regionale che, in realtà, deve ottenere l’assenso finale del direttore generale dei musei. In questo caso, a differenza del primo, non è prevista nessuna commissione destinata alla scrematura delle domande, probabilmente perché il numero dei candidati è inferiore rispetto al numero dei musei disponibili; insomma, un posto non si nega a nessuno! Naturalmente i requisiti richiesti per partecipare alle due procedure erano diversi. Per i Top Super Manager dei Magnifici Venti era richiesta una laurea specialistica o magistrale e una «particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali», in Italia o all’estero. Per le altre centinaia di sedi museali minori la selezione era rivolta esclusivamente a quei “ poveri disgraziati” dei funzionari ministeriali – archeologi, architetti, storici dell’arte e demo antropologi – con un’esperienza maturata nell’ambito della direzione o della gestione di istituti o luoghi della cultura. Come dicevo, un posto di direttore di museo inferiore non si nega a nessuno! Le differenze continuano ed anche rumorosamente, se si considera che i Venti Top Manager dovranno dirigere Venti strutture dotate di autonomia scientifica, finanziaria, contabile e organizzativa. Avranno un bel Consiglio di Amministrazione, Comitato Scientifico ed un Collegio dei Revisori a disposizione (ovviamente ancora tutto da realizzare) e, aggiungo io, uno stipendio che proprio “da buttare via” non è… Al contrario gli altri “poveri disgraziati”, si vedranno forse esternalizzare la gestione del museo attraverso i bandi consip, dovranno redigere un bilancio di programmazione e rendicontazione come un qualunque amministratore di condominio e dovranno sottostare alle direttive che verranno date loro non solo dal direttore generale del polo museale, ma anche del direttore generale musei. Tutto questo con un’indennità aggiuntiva che non sappiamo a quanto ammonterà, ma probabilmente sarà inferiore agli stipendi dei Venti Top Manager. Ci sarebbe da dire molto anche per quello che riguarda gli altri luoghi della cultura, declassati anche essi. Si può pensare, ad esempio, al povero direttore di biblioteca o di archivio che non ha un dirigente periferico che lo supporta, dovendo riferire direttamente a Roma e che soprattutto deve far quadrare i conti..senza fondi!! Per le indennità poi delle “mezze calzette” aggiungo che si tratta di 2500 € all’anno lorde, senza copertura assicurativa e che attualmente non si sa se verranno corrisposte perchè previste nel FUA che è stato o sta per essere tagliato!!! Non si può che concludere facendo i migliori complimenti agli autori del rinnovamento museale (e degli altri luoghi della cultura) del nostro paese (sempre minuscolo, per ovvie ragioni)

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